A Mosul si muore per la fame e le ferite

Msf fa il punto a due settimane dall’apertura del suo ospedale, nella parte ovest della città. «Atrocità» riferite dai pazienti. In pochi hanno accesso alle cure

Msf fa il punto a due settimane dall’apertura del suo ospedale, nella parte ovest della città. «Atrocità» riferite dai pazienti. In pochi hanno accesso alle cure

In meno di due settimane dall’apertura ufficiale del suo ospedale nella parte ovest di Mosul, Medici senza frontiere ha trattato già oltre 100 pazienti con ferite di guerra: quasi la metà erano donne e bambini. 13 di loro, riferiscono dall’organizzazione, avevano ferite gravi e oltre 50 sarebbero morti senza un intervento medico. «Gli altissimi livelli di conflitto e violenza nella città assediata, soggetta a continui attacchi aerei, bombardamenti, attacchi suicidi e sparatorie, stanno costando un prezzo devastante agli abitanti», osservano. E il timore adesso è che solo una piccola parte dei residenti abbia accesso alle cure mediche in tempo e che molti muoiano invece sul campo di battaglia.

Stephanie Remion, coordinatore dell’emergenza a Mosul ovest, parla di «atrocità» riferite dai pazienti segnati da «ferite di ogni genere, da quelle da arma da fuoco e da esplosioni a fratture delle ossa causate dal crollo delle strutture». Gli sforzi delle equipe mediche nei punti di stabilizzazione traumatologici e degli autisti delle ambulanze sono enormi, eppure non basta. «Il numero dei pazienti che riceviamo – commenta Remion – è basso se comparato alle migliaia di residenti ignoti che pensiamo siano intrappolati nella zona del conflitto. La nostra più grande paura è che la maggior parte dei casi più gravi stia morendo sul campo di battaglia, impossibilitati ad accedere alle cure mediche».

Intanto nella città vecchia si lotta per la sopravvivenza. «Mia nipote è morta di fame – racconta agli operatori dell’ospedale un’anziana appena arrivata – e ho dovuto seppellire anche mio nipote, colpito da un mortaio. Li ho seppelliti insieme. In giardino. Siamo stati tre giorni senza acqua – prosegue -. L’acqua che abbiamo bevuto non era buona e abbiamo avuto la diarrea. I suoni delle esplosioni erano terrificanti e noi stavamo morendo di fame». Un’altra donna, 74 anni, da poco fuggita dalla città vecchia di Mosul, riferisce: «Ho perso almeno la metà del mio peso. Prima pesavo 90 kg, ora ne peso 50. Abbiamo provato a convincere i bambini a mangiare la salsa di pomodoro. Facevamo bollire la farina nell’acqua: il riso che avevamo era così secco che neanche gli animali riuscivano a mangiarlo».

L’ospedale aperto dall’organizzazione a Mosul ovest lo scorso 23 giugno  ha una sala operatoria per i feriti di guerra e i cesarei d’urgenza, un reparto per trattamenti post-operatori a breve termine, una maternità, un pronto soccorso e una stanza per il triage in caso di incidenti di massa. Questo ha permesso di curare finora, oltre ai pazienti con ferite di guerra, anche altri 100 pazienti con diverse problematiche di salute, per un totale di oltre 200 casi seguiti. L’impegno di Msf a Mosul però non si ferma qui: l’organizzazione infatti fornisce assistenza medica agli abitanti attraverso 8 progetti, dentro e fuori dalla città.

6 luglio 2017