Gli adolescenti, la sfida del Covid e delle nuove regole
Se ne è parlato nel webinar promosso dall’Osservatorio salesiano per i diritti dei minori. Al centro, la risposta dei ragazzi alla crisi e il ruolo della famiglia
Come aiutare i ragazzi a coniugare i bisogni tipici dell’età adolescenziale con le nuove regole imposte dalla contingente situazione di emergenza? E qual è stata la loro risposta alla crisi? Sono questi i principali interrogativi che hanno animato il webinar sul tema “La condizione degli adolescenti di fronte alle nuove regole: tra resilienza e fragilità”, trasmesso venerdì 4 dicembre in diretta streaming sulla pagina Facebook “MinoridiDiritto”. L’incontro, moderato dall’avvocato Andrea Farina, coordinatore dell’Osservatorio salesiano per i diritti dei minori, si inserisce nel più articolato progetto dal titolo “Gli adolescenti al tempo del coronavirus. Tra diritti negati, disuguaglianze e prospettive educative”, promosso dall’Osservatorio, in sinergia con la Circoscrizione salesiana “Sacro Cuore” e Salesiani per il Sociale – Italia Centrale.
A dipanare le trame del dibattito, le riflessioni dei relatori sul concetto di regola. «Noi osserviamo quotidianamente e spontaneamente delle regole, in quanto conosciamo le conseguenze negative del non farlo. Il problema è che queste sono tante e possono essere molto diverse tra loro – ha commentato, tra gli altri, l’ex magistrato Gherardo Colombo -. È necessario dunque, perché la regola venga osservata, passare attraverso il canale della condivisione e quindi accompagnare la persona a comprendere l’importanza di essa». In questa prospettiva, «le regole, nel momento in cui seguono il percorso di inclusività della nostra Costituzione, servono per una relazione in cui ci si trova sullo stesso piano e ci si riconosce».
A ribadire la dimensione profondamente relazionale che costituisce la regola, anche Chiara Giaccardi, docente di Sociologia e antropologia dei media all’Università Cattolica di Milano. «Le regolo sono un criterio di limite personale per poter vivere con gli altri – ha spiegato -. Esse vanno lette e scritte dentro un orizzonte di senso, di valorizzazione dell’umano e della sua dignità: se vengono trasmesse da un testimone che ha una autorevolezza, il cui fine è consegnare gli strumenti che rendono la nostra vita più piena, allora assumono una direzione di guida, di accompagnamento e non di imposizione». Insomma, la regola è soprattutto un potente strumento educativo: «Si tratta di un mezzo concreto che aiuta a sviluppare l’identità e personalità del ragazzo – ha precisato Alessandro Ricci, psicologo e professore all’Università Pontificia Salesiana -. Ma poi c’è anche il bisogno di trasgredire e sfidare le regole, che è un fatto assolutamente sano nell’età adolescenziale, in cui i problemi più rilevanti sono piuttosto un’eccessiva precocizzazione, il sovraccarico di informazioni e la dipendenza dalle nuove tecnologie». Dello stesso parere è Colombo, il quale ha sottolineato come «da una parte sia compito degli adulti proteggere i ragazzi dalle trasgressioni che li pregiudicherebbero, dall’altra parte però è anche necessario lasciarli trasgredire, in quanto solo così sono in grado di prendere la misura, ovvero di individuare la formula giusta per avere relazioni con gli altri». È proprio questo il percorso attraverso cui «si arriva al discernimento e all’acquisizione della capacità di essere cittadino».
Ma come gli adolescenti, deprivati oggi di esperienze e attività aggreganti, si sono conformati a questo tempo così inedito? «Mai come in questo momento – ha proseguito Ricci – gli adolescenti stanno sperimentando la capacità di fronteggiare e superare le difficoltà. Assai prezioso è dunque il ruolo dell’educatore, il cui compito è testimoniare il rispetto delle regole e dei valori che le supportano». Il Covid è stato così una importante “lente d’ingrandimento” non solo della capacità di resilienza dei ragazzi ma anche delle sfide che si trova a giocare oggi la prima agenzia educativa: la famiglia. «Si tratta di un luogo preziosissimo e imprescindibile – ha concluso Giaccardi – per educare i ragazzi alla gioiosità di un sé relazionale, contestuale e non autoreferenziale».
9 dicembre 2020

