Save the Children: situazione al limite per i 6,5 milioni di bambini in Ucraina

La denuncia dell’organizzazione dopo l’attacco all’ospedale di Mariupol: «Grave violazione del diritto umanitario internazionale». L’impatto in altri Paesi

«Una grave violazione del diritto umanitario internazionale». Da Save the Children definiscono così l’attacco di ieri, 9 febbraio, all’ospedale pediatrico di Mariupol, in Ucraina, in cui è morta una bambina. «Scuole e ospedali – affermano – non possono diventare target per attacchi indiscriminati contro i civili».

Al momento non si conosce il numero esatto dei minori che hanno perso la vita dall’inizio della guerra. Si stima che siano oltre 1 milione quelli che hanno lascito le loro case, fuggendo attraverso il confine, nei Paesi limitrofi. Quelli che sono rimasti sono 6,5 milioni ma i loro diritti continuano a essere calpestati, a causa di una guerra «insensata». Mentre i bombardamenti continuano a intensificarsi, infatti, scarseggiano nel Paese cibo, acqua pulita e medicine, che potrebbero essere presto inaccessibili per molti bambini e per le loro famiglie. I piccoli cercano riparo in rifugi sotterranei, «accompagnati costantemente dalla paura», e spesso non hanno altro che i vestiti che indossano per ripararsi. Si stanno ammalando, riferiscono da Save the Children, perché la temperatura è molto rigida, ma trovare le medicine ormai è un’impresa ardua. Le vie di comunicazione esterne sono interrotte e riuscire ad avere accesso a ogni tipo di bene di prima necessità è molto difficile.

Naturalmente, «i bambini hanno dovuto lasciare la scuola e, sebbene in questo momento possa apparire un problema secondario, spesso durante un conflitto l’istruzione è l’unica parvenza di normalità per evitare che i minori precipitino del baratro del disagio mentale, dovuto al trauma che stanno vivendo quotidianamente», evidenziano ancora gli operatori dell’organizzazione. La richiesta, quindi, è quella di una «immediata cessazione delle ostilità, unico modo per proteggere i bambini dalla violenza e da altre violazioni dei loro diritti». Anche perché l’escalation di violenze in Ucraina è destinata ad avere un forte impatto anche sui bambini in altri Paesi del mondo, proprio in un momento storico in cui stanno già sopportando il peso più gravoso della pandemia di Covid-19, dell’emergenza climatica e della peggiore crisi alimentare di questo secolo.

Il primo tra i possibili effetti a catena è il «rischio fame», dato che la dipendenza globale dalle forniture di grano di Russia e Ucraina – «che nel 2019 costituiscono più di un quarto della produzione di grano a livello globale» – rischia di sottrarre questo alimento alle popolazioni in contesti già fragili, come Yemen e Libano, e di far salire i prezzi del grano alle stelle. «Il mondo sta già affrontando la peggiore crisi globale di fame di questo secolo, con circa 45 milioni di persone in 43 Paesi a rischio di carestia, rispetto ai 27 milioni del 2019. Tutto ciò sta avendo un impatto disastroso sui bambini, che sono sempre i più vulnerabili in una crisi alimentare».

Il secondo rischio è quello della «povertà energetica», sia sul fronte delle forniture di gas – per il quale l’Europa dipende dalla Russia per il 40% – che in riferimento al prezzo del petrolio, ai livelli più alti dal 2012. Secondo i dati Istat, ricordano da Save the Children, «in Italia la corsa dei prezzi rischia di gravare pesantemente sui conti delle famiglie anche nel 2022. Quelle in povertà assoluta nel 2021 sono il 7,5% del totale (1 milione 959mila su circa 26 milioni di famiglie residenti) con un lieve calo rispetto al 7,7% del 2020, ma con un aumento consistente sul 6,4% del 2019. Questa drammatica situazione – aggiungono – si riflette anche sui minorenni: quelli in povertà assoluta nel 2021 sono il 14,2%, (+0,7% rispetto al 2021 e ben +3% in più rispetto al 2019)». La preoccupazione maggiore, naturalmente, è per le famiglie a basso reddito: secondo l’organizzazione internazionale, «milioni di genitori si troveranno a dover affrontare scelte impossibili, come quella tra riscaldare le proprie case o dare da mangiare ai propri figli. Un ulteriore aumento delle bollette energetiche costringerà, quindi, ancora più bambini a perdere le opportunità di cui hanno bisogno per crescere, se non addirittura a vivere in case fredde e umide e ad andare a letto affamati».

Ancora, il pericolo innescato dalla guerra riguarda la salute mentale, e non solo per i piccoli che si trovano in Ucraina. Nell’era digitale infatti «qualsiasi bambino con accesso a tv, radio, giornale, computer o telefono è consapevole del conflitto in corso e molti di loro inizieranno a comprendere che tipo di impatto ha il conflitto sui loro coetanei coinvolti». Fondamentale, dunque, «spiegare ai bambini la guerra»: ignorare o evitare l’argomento «può portarli a sentirsi persi, soli e più impauriti, il che può influire sulla loro salute e il loro benessere».

10 marzo 2022