A 75 anni dalla liberazione di Roma l’omaggio a Pio XII

Ricordato in un convegno il suo impegno per aiutare la popolazione, proteggere i perseguitati politici e gli ebrei, scongiurare i bombardamenti su Roma. Mamberti: una figura che appare sempre più grande

A 75 anni dalla liberazione di Roma dall’occupazione nazista il Comitato Papa Pacelli ha reso omaggio a Pio XII, dichiarato “Defensor Civitatis” per la sua instancabile azione volta ad evitare, o quanto meno a limitare, gli orrori della Seconda Guerra Mondiale. Lo ha fatto ieri, 4 giugno, deponendo una corona d’alloro davanti alla targa che ricorda il ruolo svolto dal Pontefice nella piazza a lui intitolata, dopo un incontro che si è svolto nella cappella dedicata a san Francesco Borgia della Curia generalizia dei Gesuiti, a Borgo S. Spirito, alla presenza, tra gli altri, dei cardinali Mamberti, Burke e Re e del principe Pacelli. Ad introdurlo il postulatore dei Gesuiti, padre Pascual Cebollada, che si occupa della causa di beatificazione: sottolineando la collaborazione con il comitato, padre Cebollada ha detto che si sta lavorando su qualche caso molto interessante di guarigione che potrebbe essere sottoposto alla commissione come miracolo per la beatificazione «anche se occorre essere molto prudenti».

«Pochi giorni prima della liberazione – ha ricordato l’avvocato Emilio Artiglieri, presidente del Comitato – Papa Pacelli, riunendo i cardinali per il suo onomastico, il 2 giugno, disse che chiunque avesse osato levare la mano contro Roma sarebbe stato reo di matricidio. Noi non abbiamo l’esatta percezione della gravità della situazione, dei rischi che correva la città, dei tanti abitanti ridotti alla fame». Pio XII fu «salvatore della città non solo perché salvò mura e monumenti ma perché salvò gli abitanti di Roma ed ebbe un ruolo fondamentale per la ricostruzione». Un legame profondo, quello tra Pacelli e Roma, che si rafforzò quando ne divenne vescovo. Una città «che lo ha sempre molto amato. Ci sono immagini che riprendono i momenti in cui la folla lo acclamava perché lo vedeva come padre amorevole, premuroso che aveva messo a disposizione tutte le sue risorse in una situazione tragica».

I relatori, due docenti della Lateranense, Pier Luigi Guiducci (Storia della Chiesa) e Giulio Alfano (Filosofia politica), hanno analizzato diverse sfaccettature del ruolo svolto da Pio XII durante la guerra e nella non meno delicata fase di ricostruzione della democrazia italiana. In particolare sono stati sottolineati gli sforzi di Pacelli per scongiurare i bombardamenti su Roma, la sua azione incessante per portare aiuto alla popolazione civile, per proteggere i perseguitati politici e gli ebrei. Sforzi che purtroppo non sempre ebbero successo.

Tra gli altri documenti, Guiducci ha citato la lettera della Sacra Congregazione dei Religiosi che conventi e monasteri dovevano esibire ai nazisti in caso di perquisizioni, «prova tangibile dell’ordine orale impartito da Pacelli». Nel Museo della liberazione, ha concluso il professore, «dovrebbero essere ricollocate due lapidi, una con la mozione di ringraziamento del 3° congresso delle comunità israelitiche italiane e la seconda con l’elenco della comunità cattoliche che protessero ebrei».

Alfano ha invece messo in risalto la grande opera di Pio XII nella ricostruzione morale e politica del nostro Paese: «È vero che la sconfitta dei totalitarismi fu opera degli eserciti ma è innegabile l’apporto del movimento ispirato da principi e pensiero cristiano. Il contribuito di Pio XII e di tutta la Chiesa era rivolto a svegliare anima dell’uomo». Una “difesa dei valori” non intesa «come perbenismo ma come patrimonio di relazioni ed essenza della persona, un’azione diretta a far emergere sempre più la dignità della persona» soprattutto nel dopoguerra sebbene se ne trovi l’origine già nei radiomessaggi di Natale del ‘42 e del ‘44 dedicati ai totalitarismi e al problema della democrazia.

Le conclusioni sono state affidate al cardinale Mamberti, prefetto della Segnatura apostolica, che ha ricordato come il titolo di “defensor” della civiltà romana attribuito a Pio XII sia «fondato su dialogo e dignità della persona. Una figura che appare sempre più grande, e si capisce che abbia suscitato opposizione» da parte dei Paesi comunisti dell’Europa dell’Est che hanno alimentato “la leggenda nera” su Papa Pacelli: «Noi facciamo il possibile per sfatarla – ha concluso – e poco a poco ci stiamo riuscendo».

5 giugno 2019