A Gaza dall’ottobre 2023 morti almeno 3.100 piccoli sotto i 5 anni
La denuncia di Save the Children: tra i bambini uccisi, 710 avevano meno di 1 anno. Il 20% di loro nato e ucciso durante la guerra. E cresce la malnutrizione infantile
All’indomani del primo anniversario della guerra che sta devastando la Striscia di Gaza, Save the Children fa il punto sulle vittime tra i bambini palestinesi. Dall’ottobre scorso, riferiscono, sono almeno 3.100 i piccoli sotto i 5 anni rimasti uccisi, mentre altri coetanei sono a rischio di grave malnutrizione, «a causa di un conflitto che sta distruggendo la vita dei bambini palestinesi sin dalla nascita», affermano in una nota.
Il ministero della Salute di Gaza parla di circa 34mila persone la cui morte, avvenuta tra lo scorso ottobre e il 31 agosto, è stata verificata. Tra questi nomi presenti nell’elenco del ministero, 11.300 sono bambini di cui il 30% aveva meno di 5 anni. Di questi, circa 710 erano bambini di età inferiore ai 12 mesi, il 20% dei quali nati e uccisi durante la guerra. Altri 2.800 bambini uccisi devono ancora essere identificati. «I Territori palestinesi occupati sono attualmente il luogo più letale al mondo per i bambini, che a Gaza devono affrontare una costante esposizione alla violenza e non hanno accesso a un’assistenza sanitaria adeguata», rimarcano da Save the Children. Secondo le organizzazioni umanitarie, nella Striscia, dove si registrano alti tassi di malnutrizione infantile, non riesce ad arrivare ben l’83% degli aiuti alimentari che sarebbero necessari.
Gli esperti delle Nazioni Unite hanno lanciato l’allarme sull’incombenza della carestia a Gaza ed è già stata segnalata la morte di numerosi bambini per malnutrizione e fame. «Anche gli operatori di Save the Children, che lavorano in un centro sanitario di base a Gaza, registrano un numero sempre più crescente di casi di malnutrizione infantile: su un totale di quasi 3mila bambini sotto i 5 anni visitati – riferiscono -, quasi il 20% soffriva di malnutrizione acuta moderata e quasi il 4% di malnutrizione acuta grave». Lo staff presente sul posto riferisce di aver visto bambini frugare tra rifiuti e detriti alla ricerca di cibo.
I bambini di età inferiore ai cinque anni, spiegano, e le donne incinte o che allattano «sono più vulnerabili alla malnutrizione poiché i loro corpi hanno un maggiore bisogno di sostanze nutritive. Un bambino affetto da malnutrizione acuta ha 11 volte più probabilità di morire per malattie infantili comuni, inclusa la polmonite, e quasi la metà dei decessi tra i bambini sotto i 5 anni a livello globale sono legati alla malnutrizione. Tuttavia, questa rischia di essere solo la punta dell’iceberg – aggiungono -: le difficoltà nella raccolta e nella verifica dei dati nella Striscia a causa di problemi di sicurezza, di restrizioni di accesso e distruzione delle infrastrutture, rendono impossibile verificare il numero esatto dei soggetti a rischio o che soffrono già di malnutrizione».
Come Ali, un anno e mezzo, malnutrito. Sua mamma, Somayya, 37 anni, madre di sette figli, fuggita dal Nord di Gaza lo scorso anno con la famiglia e ora ospite in un rifugio per sfollati a Deir al-Balah, nel centro della Striscia, racconta: «I suoi fratelli alla sua età camminavano ed erano ben nutriti. Ora non c’è cibo, né altro. Ali non riesce a camminare, né a stare su una sedia, non riesce nemmeno a gattonare. Non mangia uova, né carne, né latte. Non abbiamo nulla». Per Save the Children l’attuale crisi sanitaria a Gaza, con solo 17 ospedali su 36 parzialmente funzionanti, minaccia di creare una generazione con danni sia fisici che mentali e alcuni bambini hanno traumi e lesioni che cambieranno loro la vita. Anche l’Organizzazione mondiale della sanità ha riferito che circa il 25% di tutti i feriti, ovvero 22.500 persone, ha probabilmente esigenze riabilitative rilevanti e continue, compresi pazienti con lesioni alle estremità, amputazioni, lesioni alla testa, al midollo spinale e ustioni.
Lo conferma Jeremy Stoner, direttore regionale di Save the Children per il Medio Oriente, il Nord Africa e l’Europa dell’Est. «Quanto accaduto nell’ultimo anno – spiega – ha distrutto le fondamenta stesse della vita a Gaza e minaccerà il futuro dei minori palestinesi per le generazioni a venire. È straziante vedere bambini così piccoli privati di ogni speranza. Infortuni che cambiano la vita, fame, crisi sanitaria ed educativa: l’impatto cumulativo di tali danni, a tutti i livelli, non mette a rischio solo la vita dei bambini ogni giorno, ma anche il loro futuro – prosegue -. Stiamo facendo tutto il possibile per rispondere ai bisogni dei più piccoli, continueremo a chiedere il rispetto dei diritti dei bambini e del diritto internazionale, per tutto il tempo necessario, e che vengano accertate le responsabilità quando ciò non avviene. Occorre un cessate il fuoco immediato e definitivo. Ogni giorno senza cessate il fuoco diventa sempre più difficile aiutare i bambini a rimettere insieme i frammenti delle loro vite. Per migliaia di loro – conclude – è già troppo tardi».
10 ottobre 2024

