A Rebibbia l’inclusione passa anche dal campetto di calcio
Inaugurato con il triangolare “Tutte in campo” il nuovo rivestimento in erba sintetica della struttura della sezione femminile. Protagoniste: Atletico Diritti, la Nazionale della Suore e la Lazio Futsal
“Tutte in campo”. E sono state davvero tutte questa mattina, 7 giugno, a giocare a calcio a 5 nel campetto del carcere femminile di Rebibbia, per l’omonimo evento organizzato dalle associazioni Antigone e Progetto Diritti, con il sostegno dell’Università Roma Tre, per inaugurare il nuovo campo. In realtà, spiegano gli organizzatori, il campetto già esisteva da anni ma era in cemento, dunque con tutte le difficoltà e i pericoli a esso legati; l’erba sintetica è arrivata solo a dicembre scorso. Da quel momento si sono svolte alcune partite, anche con un torneo organizzato dal Csi, ma mai c’era stato una vero e proprio evento inaugurale.
Ecco dunque che oggi si sono affrontate, in un triangolare, la squadra di Atletico Diritti – formata dalle detenute -, la Nazionale delle Suore e la Lazio Futsal. Una festa, soprattutto, senza nessun vincitore né sconfitto, ma anche un modo per ribadire che «lo sport in carcere è un diritto da tutelare, poiché negli istituti penitenziari si perde la libertà di muoversi ma non si perdono tutti gli altri diritti», ha spiegato Susanna Marietti, coordinatrice nazionale di Antigone e presidente di Atletico Diritti. A Rebibbia ci sono tre sezioni femminili indipendenti «e il calcio è uno dei pochi momenti in cui si incontrano e cercano di integrarsi donne che di solito non si vedono», il tutto grazie a quella che è l’unica squadra di calcio femminile interna a un carcere italiano. Una rappresentativa «molto eterogenea – spiega Carolina Antonucci, membro di Antigone e allenatrice delle ragazze di Rebibbia -, con alcune di loro che non hanno mai fatto sport e altre che giocavano già a calcio». Una squadra che, però, cambia spesso «e per fortuna – sottolinea Carolina -, perché significa che c’è chi esce per fine pena o per detenzione domiciliare. Per noi però è anche una sfida per trovare sempre nuove donne da coinvolgere e far partecipare ai tornei».
«Per noi è importantissimo giocare perché questo è un angolo di libertà, un momento in cui la sperimentiamo come quando saremo di nuovo all’esterno», racconta Giada, una giovane detenuta e calciatrice. Il Covid, nei due anni passati, ha interrotto alcuni tornei «ma soprattutto ci ha recluso ancora di più nelle nostre celle e quindi tornare a giocare rappresenta una boccata d’ossigeno ancora più grande». Si tratta di un’amichevole, ma i valori trasmessi sono fondamentali: «Giocare con persone esterne al carcere – prosegue Giada – ci fa migliorare come donne e come cittadine e migliorano i nostri comportamenti, il nostro modo di rapportarci». In più, si crea un’unione tra detenute «per niente scontata in carcere e riusciamo a stare bene le une con le altre».
Uno dei messaggi che arrivano da questa giornata è quello «della speranza», ci tiene a sottolineare suor Emilia, delle Maestre Pie Venerini. «Quella di ritrovare la libertà non solo fisica ma anche interiore, per andare oltre i propri sbagli». In più c’è il rispetto reciproco, «che servirà a queste ragazze quando dovranno integrarsi nuovamente nella società». Ma anche quest’ultima, secondo suor Emilia, deve fare bene la sua parte, perché «non si devono condannare le persone per sempre: chi sbaglia fa un errore, ma non diventa egli stesso un errore». Infine l’agonismo del calcio giocato, «quello sano e divertente, che porta con sé i valori», chiosa Antonio Guantario, allenatore in seconda della Lazio Futsal. «Siamo qui in spirito di amicizia – spiega -, per far svagare e divertire le ragazze, per farle migliorare in questo sport, ma anche per trasmettere un messaggio di unione e accoglienza dall’esterno, che dovrebbe essere quasi automatico quando si gioca».
Il mini-torneo, alla sua conclusione, non riporta nessun tabellino con vincitori né vinti. Solo tanti gol e tante risate. La Lazio Futsal e, a sorpresa, le suore la fanno da padrone per le reti, ma le detenute in campo e sugli spalti, nonostante il sole cocente, riescono a scrivere una bellissima pagina di tifo e sport.
7 giugno 2022

