A San Giuseppe all’Aurelio una festa per Francesco

Il Papa ha visitato la parrocchia in via di Boccea, accolto dal cardinale vicario Agostino Vallini. Ai bambini: «Non dimenticate le catechiste e la data della vostra Comunione». Poi l’incontro con i malati: «Siete la forza della Chiesa»

«Al 24 dicembre siamo tutti in ansia perché manca questo e quello. Un bel “pranzone” é bello, a Natale ci sta bene, ma la gioia cristiana è un’altra cosa». Visitando la parrocchia di San Giuseppe all’Aurelio, nella terza domenica di Avvento, Papa Francesco all’inizio dell’omelia, ha consegnato ai fedeli, che gremivano numerosi i marciapiedi adiacenti la parrocchia, il cortile e il sagrato, le istruzioni per l’uso delle festività natalizie. «La gioia – ha detto il Santo Padre – viene dalla preghiera, nel dire grazie a Dio; dà gioia anche andare dagli altri e potare la pace, quello di cui hanno bisogno: la pace. Per questo serve l’unzione di Cristo. Mancano 13 giorni: preghiamo perché Maria ci accompagni in questa strada verso il Natale».

Attorno alle 16 Papa Francesco è arrivato nella parrocchia di via di Boccea, la sesta che visita dall’inizio del suo pontificato. Lo ha accolto uno striscione – “Benvenuto Papa Francesco” – mentre salutava i fedeli, accarezzava i bambini, si concedeva ai “selfie” di tanti ragazzi. Per lui in programma un’intensa sequenza di incontri. Con i parroci della prefettura e i Rom. «La Chiesa – ha detto ai 40 nomadi del campo della Tenuta Piccirilli, nell’ex campeggio Green River a Prima Porta – vi è vicina, è sempre accogliente, specie questa parrocchia. Siate sempre vicini alla Chiesa. Non perdete la speranza». Una di queste famiglie Rom, composta da 18 persone, è stata “adottata” da San Giuseppe all’Aurelio e vive in un residence d’accoglienza nelle adiacenze della parrocchia. «Vi auguro il meglio, che sempre sia pace per la vostra famiglia, che ci sia il lavoro, che ci sia gioia. E non perdete mai la speranza. Perché la speranza è il Signore: e il Signore non delude mai», ha detto infine ai Rom, salutandoli con un abbraccio che ha riservato anche ai volontari della Comunità di Sant’Egidio che li assistono.

Poi ha incontrato i bambini della parrocchia, cui ha raccontato il giorno della sua prima Comunione. «Tenevamo le mani incollate per pregare. E prima della messa non potevi prendere nemmeno l’acqua. È stato Pio XII che ci ha salvato da questa dittatura. Quest’anno – ha proseguito – ho festeggiato il 70° anniversario: era il 28 ottobre del 1944. Era la prima volta che Gesù veniva in noi bambini. E nel pomeriggio siamo tornati in chiesa per ricevere la cresima: eravamo in circolo e passava il vescovo da ciascuno». Poi un pensiero per tutte le catechiste. «Non dimenticatele. Non dimenticate la data (della vostra prima Comunione, ndr) e ogni anno nella ricorrenza andare a fare una bella confessione e la Comunione», ha suggerito il Papa ai bambini della parrocchia che si preparano alla prima Comunione.

Sessantuno malati lo attendevano nella attigua Cappella della Casa Generalizia degli oblati di San Giuseppe, cui la parrocchia è affidata. Papa Francesco li ha voluti salutare uno ad uno. «Grazie – ha detto loro – per la pazienza e l’amore che offrite alla Chiesa. Siete voi la forza della Chiesa. Andate avanti con la pace e la gioia del Signore». Nel corridoio che separa la Curia Generalizia dagli edifici parrocchiali, Francesco ha salutato 20 religiosi oblati: «Qui siamo in maggioranza del secolo scorso – ha detto scherzando, riferendosi all’età avanzata dei presenti – ma dobbiamo guardare avanti con speranza». La speranza sono i bambini, ha detto poi Santo Padre a 60 coppie di genitori che, con i loro neonati battezzati nell’anno in corso, lo attendevano in una sala della parrocchia. «È bello – ha detto loro – vedere dei bambini, ci portano al futuro. Sono il seme del futuro. Certe volte voi trasmettete i vostri desideri ai bambini, invece dovete pregare: “Custodisci Signore il mio bambino per il suo futuro”. Diamo loro la fiaccola della fede». Papa Francesco ha confessato cinque fedeli nella sagrestia, prima della celebrazione eucaristica, concelebrata, tra gli altri, dal cardinale vicario Agostino Vallini, dal cardinale Giuseppe Bertello, presidente del Governatorato vaticano, dal vescovo ausiliare per il settore ovest della diocesi, monsignor Paolo Selvadagi, e dal parroco, padre Sebastiano Giuseppe Lai.

Nell’omelia Papa Francesco ha fornito la ricetta della gioia cristiana: «Per avere questa gioia cristiana primo pregare e secondo rendere grazie. E come faccio a rendere grazie? Ricorda la tua vita e pensa a tante cose buone che la vita ti ha dato. Terzo, pensare come posso andare dagli altri che hanno problemi, dai malati, da quelli che soffrono, portare loro un po’ di unzione di pace, di gioia. Questa è la gioia del cristiano».

Al termine della messa, il Pontefice, ha ricevuto il ringraziamento del parroco di San Giuseppe all’Aurelio, padre Lai, che ha rivelato come Papa Francesco aiuti economicamente le parrocchie più impegnate nell’accoglienza degli stranieri e nell’aiuto ai poveri: «Grazie del suo aiuto. Tramite l’elemosineria, riusciamo a far fronte a un gran numero di persone, anche se non si riesce a raggiungere tutti». Infine, il parroco ha voluto esprimere in dialetto napoletano il sentimento di gratitudine di tutti i fedeli per la visita di Papa Francesco dicendo al cardinale Vallini: «Tenimmo o’ core int’ o’ zucchero».

 

15 dicembre 2014