Addio a Ettore Scola

Il regista, l’ultimo maestro della commedia italiana, è morto a Roma, dopo aver attraversato più di 50 anni di cinema e storia del Paese

Il regista, l’ultimo maestro della commedia italiana, è morto a Roma, dopo aver attraversato più di 50 anni di cinema e storia del Paese

Si è spento all’età di 84 anni nel reparto di cardiochirurgia del Policlinico di Roma, ieri sera, martedì 19 gennaio, Ettore Scola, l’ultimo grande maestro della commedia italiana. Con il suo cinema ha raccontato l’Italia che si riscattava dal fascismo e cercava di dimenticare la guerra, dando voce a tutti i tipi di italiani. Una carriera e una vita, la sua, nel segno dell’impegno civile, politico e sociale, che lo vide anche membro del governo ombra del Partito comunista italiano, nel 1989, con la delega ai Beni culturali. A ricordarlo, resta il film documento ancora inedito “Ridendo e scherzando” che gli hanno regalato le figlie, restituendolo nella sua complessita di regista, artista e padre. Fedeli, in qualche modo, a quella consegna della memoria per la quale lui stesso era tornato alla regia nel 2013 con il toccante “Che strano chiamarsi Federico”, quasi un album di famiglia strettamente intrecciato al ricordo di Fellini.

«È sicuramente “Una giornata particolare” per l’Italia, che dice addio, in questo gennaio già funestato da perdite artistiche immense per il mondo dell’arte, ad Ettore Scola, uno dei più grandi maestri del cinema italiano». È il ricordo di Cinematografo.it, portale della Fondazione Ente dello Spettacolo: «Ci lascia un altro padre nobile della commedia all’italiana». Estremamente ricco il bilancio di riconoscimenti ottenuti in tutto il mondo, dagli otto David di Donatello (uno alla carriera) alle quattro nomination agli Oscar. Ma la sua è una grandezza che «va sicuramente oltre i premi, che pure lo hanno riconosciuto anche in vita come un grandissimo pittore dell’Italia nel cinema», dichiarano dalla Fondazione Ente dello Spettacolo, ricordando, tra i suoi capolavori, “C’eravamo tanto amati”, dedicato a Vittorio De Sica, con Vittorio Gassman, Nino Manfredi e Stefano Satta Flores, che «lo consacrò nell’Olimpo dei grandi». Era il 1974.

Originario di Trevico, in Irpinia, classe 1931, si trasferisce con la famiglia a Roma. Studia legge, quindi diventa disegnatore e battutista sul “Marc’Aurelio” di Ruggero Maccari e poi autore alla radio per le gag di “Mario Pio” cucite su misura per Alberto Sordi. Nel cinema italiano cresce a poco a poco, firmando sceneggiature già dai primi anni ’50; i suoi maestri sono Ruggero Maccari, Mario Mattoli, Steno, Antonio Pietrangeli ma anche Totò e Sordi. Poi finalmente, con gli anni ’70, il suo periodo d’oro, nel quale diventa “autore” a tutto tondo. Nelle sue pellicole, tra i vizi degli italiani messi in vetrina, una vena di malinconia e di solidarietà per i suoi “mostri”.

Nel decennio più significativo della sua carriera Scola entra con Il commissario Pepe (1969) e Dramma della gelosia – Tutti i particolari in cronaca (1970). Quattro anni dopo arriva “C’eravamo tanto amati”, che ripercorre 30 anni di storia italiana dal 1945 al 1975, dal quale arriva anche la fama internazionale, con premi al festival di Mosca, il César francese e tre Nastri d’argento. Nella seconda metà del decennio arrivo Brutti, sporchi e cattivi (1976), premio per la milgiore regia a Cannes; l’anno dopo Una giornata particolare (1977) con Sophia Loren e Marcello Mastroianni, vincitore del Golden Globe oltre che nomination all’Oscar come migliore pellicola straniera. Nel 1980 è la volta de La terrazza, amaro bilancio di un gruppo di intellettuali di sinistra in crisi.

A rappresentare gli anni ’80 del cinema di Ettore Scola però è La famiglia (1987), commedia che ripercorre 80 anni di storia italiana (1906-1986) con Vittorio Gassman, Stefania Sandrelli e Fanny Ardant. Il film vince sei David di Donatello, sei Nastri d’Argento e una nomination all’Oscar come miglior film straniero. Poi nel decennio successivo la sua produzione cinematografica rallenta e il regista chiude la sua filmografia con due opere: La cena, ancora con Gassman, Ardant e Giancarlo Giannini, e Concorrenza Sleale con Diego Abatantuono e Sergio Castellitto nei ruoli di due negozianti in lotta commerciale nell’Italia scossa dalle leggi razziali.

Tra le sue passioni di sempre, la politica, filo conduttore dei diversi documentari che ha firmato: da “Viaggio nel Fiat Nam” fino a “Un altro mondo è possibile” e “Lettere dalla Palestina” (opere collettive dei cineasti italiani del 2002), passando per “L’addio a Enrico Berlinguer” del 1984. Ha tenuto a battesimo imprese culturali come il Festival di Annecy e quello di Bari, la Casa del Cinema (fondata dall’amico Felice Laudadio), la Festa di Roma (di cui ha presieduto la prima giuria, nel 2006). Una vita, la sua, spesa tra i libri, le passioni, il disegno, la musica. L’ex presidente del Festival di Cannes Gilles Jacob lo ricorda con un tweet: «Mi sento infinitamente triste e orfano, come l’Italia. Con Scola se ne va una fetta del cinema italiano di tutti i tempi. Critico sulla società, innamorato dei suoi antieroi, sorridente».

20 gennaio 2016