Affitti brevi, Caritas Roma: aumento delle imposte, «misura per sostenere il diritto all’abitare»

Il direttore Trincia rimarca la necessità di «una grande alleanza contro a povertà abitativa». Non per penalizzare la proprietà privata ma per «regolamentare un mercato che genera disuguaglianze e colpisce sempre di più le famiglie svantaggiate»

«Disincentivare e contrastare i ricorrenti fenomeni speculativi sul bene casa, dal punto di vista del mercato delle locazioni e degli acquisti degli immobili e delle relative modalità di accesso al credito, con interventi atti a responsabilizzare anche le parti sociali ed economiche direttamente coinvolte». Era il 21 novembre 2024 quando la Caritas diocesana di Roma lanciava questo appello, in occasione della presentazione della settima edizione del Rapporto sulla Povertà a Roma.

A distanza di un anno, il governo aveva aperto spiragli importanti nella prima proposta di legge di Bilancio in cui prevedeva di aumentare l’imposizione fiscale per i cosiddetti “Affitti brevi”, legati soprattutto al turismo. «Purtroppo ancora una volta sono prevalsi gli interessi di parte e non il bene delle famiglia in difficoltà», osservano dall’organismo pastorale in una nota diffusa questa mattina, 22 ottobre. A rimarcalo è il direttore Giustina Trincia. «È urgente – afferma – una grande alleanza per rispondere alla povertà abitativa, che si basi sul lavoro di tutti per il bene comune, trovando le risorse necessarie e approvando le riforme indispensabili, se davvero si vuole intervenire sulle cause strutturali di questa grave emergenza».

E gli strumenti fiscali, è la tesi del direttore Caritas, possono rappresentare una leva importante in termini di politiche di contrasto alla povertà. «Non si tratta di penalizzare la proprietà privata – chiarisce -, ma di regolamentare un mercato che genera disuguaglianze e colpisce sempre di più le famiglie svantaggiate. Aumentare l’imposizione fiscale sugli affitti brevi è un intervento importante; altrettanto lo sarebbe destinare questi maggiori fondi al sostegno delle famiglie che vivono in povertà abitativa. Purtroppo ancora una volta – rileva – ci troviamo di fronte a un’occasione persa. Confidiamo nei lavori parlamentare affinché tale misura venga nuovamente inserita».

Dalla Caritas evidenziano che gli affitti brevi stanno modificando radicalmente il tessuto urbano e sociale, specie nei centri storici delle grandi città come Roma, facendo lievitare il costo degli immobili e degli affitti. Emblematico il caso del municipio I della Capitale – quello del centro storico -, dove in 10 anni la popolazione è diminuita del 38%: vale a dire, oltre 20milioni di persone. E intanto sul web l’offerta di bed and breakfast nella Capitale arriva a 35mila tra case vacanza e miniappartamenti, senza considerare il mercato irregolare.

Si tratta di «una dinamica che si ripercuote in modo pericoloso sul tessuto sociale della Capitale – proseguono dall’organismo pastorale -: nel 2024 sono state emesse 5.286 ordinanze di sfratto, tante per morosità incolpevole e altre, sempre più in aumento, per “finita locazione” per destinare l’immobile a forme di affitto breve». Tutto questo «in una città dove 18.608 famiglie sono in attesa di un alloggio pubblico, con 7.259 di esse in graduatoria dal 2013. Vi sono poi oltre 2.500 persone che vivono in alloggi occupati senza titolo e 22.162 “senza tetto e senza fissa dimora” censiti dall’Istat». Senza contare i 70mila studenti universitari fuori sede, a fronte di un’offerta di alloggi pubblici forniti dall’Ente regionale per il diritto allo studio di appena 2.439 posti.

22 ottobre 2025