Al Gemelli una “Culla per la vita”

Inaugurata la struttura del network “ninna ho” per consentire alle mamme in difficoltà di affidare all’ospedale, in anonimato, il loro bambino. Testimonial, Raul Bova

Un cartello rosa con una freccia e la scritta “Culla per la vita ninna ho”. È impossibile non accorgersene appena varcato l’ingresso principale del Policlinico Gemelli. Un percorso guidato conduce direttamente al Pronto Soccorso pediatrico, dove qualsiasi madre in condizioni di disagio potrà affidare all’ospedale il proprio bambino in totale sicurezza e anonimato. Ieri, 3 ottobre, è stata inaugurata al Gemelli la Culla per la vita ninna ho, donata dalla Fondazione Francesca Rava – Nph Italia ets e della Fondazione Kpmg Italia ets, con il patrocinio della Società italiana di neonatologia (Sin) e della Società italiana di pediatria (Sip). Si tratta del primo progetto nazionale contro l’abbandono neonatale e l’infanticidio nato nel 2008 proprio da un’idea delle due fondazioni.

La culla è collocata proprio accanto al Pronto Soccorso pediatrico. Basterà spingere un pulsante per aprire una piccola saracinesca e appoggiare il bambino in una culla termica protetta. A quel punto verrà automaticamente inviato un segnale a una squadra di specialisti che interverranno in maniera tempestiva. «Rappresenta un segno concreto di accoglienza della vita anche là dove ci sono difficoltà – ha sottolineato il vescovo Claudio Giuliodori, assistente ecclesiastico generale della Cattolica, che ha guidato un momento di preghiera durante l’inaugurazione -. Come ha ricordato Papa Francesco di ritorno dal Belgio – ha aggiunto -, dobbiamo prenderci cura di tutti, soprattutto delle vite più fragili. Non possiamo essere sicari della vita, ma angeli».

(foto: diocesi di Roma/Gennari)

Gli ha fatto eco Marco Elefanti, direttore generale della Fondazione Policlinico Gemelli. «Affidarsi al progetto ninna ho è un grandissimo gesto d’amore delle mamme nei confronti dei loro bambini», ha sottolineato. Elefanti ha ringraziato le due fondazioni donatrici e tutti gli operatori sanitari, «i primi protagonisti della valorizzazione e dell’umanizzazione del progetto». Portatori di «un messaggio di speranza e di rinnovo dell’alleanza fra il mondo sanitario e tutte le persone che necessitano di aiuto», li ha definiti Andrea Cambieri, direttore sanitario della Fondazione Policlinico Gemelli.

Secondo Mariavittoria Rava, presidente della Fondazione Francesca Rava, ricorrere alla culla «non significa abbandonare, ma affidare. È l’alternativa al cassonetto e agli infanticidi», ha detto. Una misura che dimostra «il potenziale sociale delle collaborazioni tra il mondo del privato, del no profit e del pubblico», ha evidenziato Raffaele Zinno, vicepresidente della Fondazione Kpmg Italia Ets. Con l’unico obiettivo di «prendersi cura della vita nascente, accoglierla ed amarla», ha aggiunto Giovanni Vento, direttore dell’unità di Neonatologia e terapia intensiva neonatale della Fondazione Policlinico Gemelli.

La culla inaugurata è l’ottava che si aggiunge al network ninna ho, mentre sono poco più di sessanta quelle installate in tutta Italia. A Roma, oltre a quella inaugurata al Gemelli, ne è presente una al Policlinico Casilino, che aderisce alla rete per la campagna informativa, in quanto già dotata di una simile misura sanitaria. «Sono circa 1-2 all’anno i bambini che vengono salvati grazie a questa iniziativa – ha raccontato Antonio Chiaretti, responsabile del Pronto Soccorso pediatrico, che ha illustrato i dispositivi di cui è dotata la culla: «Riscaldamento, chiusura in sicurezza della botola, presidio di controllo h 24 e rete con il servizio di soccorso medico».

(foto: diocesi di Roma/Gennari)

Presente anche come testimonial l’attore Raoul Bova, volontario della Fondazione Francesca Rava. «Dobbiamo unire le forze per contrastare il gravissimo fenomeno dell’abbandono neonatale», ha detto. Segni di speranza, alla vigilia del Giubileo.

4 ottobre 2024

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