Al via l’inchiesta diocesana sul Servo di Dio Ivan Pavletić

La cerimonia nella sala del Capitolo dei Figli dell’Immacolata Concezione ai quali apparteneva il religioso Croato morto nel 1897

La cerimonia nella sala del Capitolo dei Figli dell’Immacolata Concezione ai quali apparteneva il religioso Croato morto nel 1897

Un gesto simbolico che rispecchia la salda volontà di dedicare la propria vita al Signore. Un fagotto cade nel Tevere all’altezza dell’ospedale di Santo Spirito in Sassia. È il giugno 1887. Ivan Bonifacio Pavletić ha 23 anni; in quel fagotto ci sono i suoi vestiti civili. Non ci pensa due volte a mettere da parte la sua vecchia vita per indossare l’abito dei Figli dell’Immacolata Concezione. La congregazione religiosa, fondata dal beato Luigi Maria Monti, è riunita in questi giorni a Roma nel Capitolo generale. I trentacinque delegati, alle 12 di venerdì 13 maggio, hanno assistito alla cerimonia di apertura dell’inchiesta diocesana del processo di Beatificazione e canonizzazione del loro confratello di origine croata morto nel 1897.

Alla presenza del delegato pontificio
della congregazione, il cardinale Giuseppe Versaldi, e dei capitolari, i funzionari del Vicariato hanno effettuato la procedura di apertura dell’Inchiesta diocesana. Ad assistere anche il vescovo croato di Sisak, monsignor Vlado Kosic, e il sindaco e il parroco della città natale di Pavletić, Kutina. Il vicario giudiziale diocesano, monsignor Slawomir Oder, ha tracciato un profilo di Pavletić, raccontando i fatti della sua vita terrena usando la metafora del pellegrinaggio.

«Il pellegrinaggio della fede –
ha esordito monsignor Oder -, in questo anno del Giubileo straordinario è ricco di testimoni santi, interpreti dello Spirito del Cristo risorto che sa suscitare nel cuore dell’umanità spinte d’amore fino al martirio. Un pellegrinaggio di cui lo Spirito Santo scrive le tracce, anticipando i sogni della Chiesa e delineando il futuro nello stupore e nella sorpresa delle cose nuove che solo Dio sa fare».

Sono cinque le tappe del pellegrinaggio
di Pavletić, scandite da monsignor Oder. Dalla nascita, nel giugno del 1864, fino alla sua morte a Roma, il giovane Ivan ha imparato a conoscere e approfondire la propria fede sul solco scavato, dapprima dal padre spirituale, monsignor Wehr, e poi dal beato fondatore dei Figli dell’Immacolata Concezione, Luigi Maria Monti che accolse Pavletić al suo arrivo a Roma. Qui, dopo l’ammissione al noviziato, lavora tutti i giorni accanto ai malati del Santo Spirito fino al suo trasferimento a Saronno, nell’orfanotrofio della congregazione, dove presterà il suo servizio come «operaio calzolaio e maestro di orfani».

Nell’aprile del 1892, Pavletić torna a Roma ed è nominato vice maestro dei novizi. Nel marzo del 1896 emette i voti perpetui. «In questo periodo – ha sottolineato Oder – comincia la tappa del pellegrinaggio terreno che costituisce per lui una dura prova. La malattia e la sofferenza, però, sono da lui accettate con grande serenità e rassegnazione alla volontà di Dio». La malattia diagnosticata, una tubercolosi polmonare laringea, lo priva pian piano dell’uso della parola a tal punto da fargli annotare nel suo diario: «il pregare con la bocca mi dà gran fastidio, pregherò con il cuore».

Sabato 30 ottobre 1897, il Servo di Dio fa l’ultima confessione e giovedì 4 novembre muore «santamente». Viene sepolto al Verano, nella tomba della congregazione. Nel 2008 avviene la traslazione nella chiesa della Casa generalizia dei Figli dell’Immacolata Concezione. Nell’omelia pronunciata in questa occasione – ha ricordato Oder -, l’arcivescovo di Zagabria, il cardinale Josip Bozanić aveva auspicato l’apertura del processo canonico, affermando: «Il nostro fratello è come un gioiello ritrovato. Era sepolto nella nostra memoria, nel nostro cuore. Adesso l’abbiamo ritrovato, l’abbiamo dissepolto e desideriamo che splenda per tutti».

 

16 maggio 2016