Alla Romanina ricordando la strage di Capaci
L’incontro organizzato dalla comunità territoriale. Giuseppe De Marzo (Libera): «La criminalità si fa forte della povertà, anche relazionale, per reclutare i ragazzini». I residenti: «Abbiamo capito una sola cosa: dobbiamo denunciare»
Nella ricorrenza della strage di Capaci, ieri 23 maggio, la comunità territoriale del VII municipio ha organizzato un incontro tra le due associazioni Libera e Da Sud, e i cittadini del quartiere Romanina, svoltosi nell’Istituto comprensivo di via Giuseppe Gregoraci. La scelta del quartiere ovviamente non è casuale. Questa zona della periferia sud-est di Roma è stata ripetutamente al centro delle cronache per fatti legati alla malavita organizzata, l’ultimo dei quali avvenuto nel giorno di Pasqua: allora quattro persone, appartenenti o legate alla famiglia Casamonica, aggredirono il gestore del Roxi Bar di via Salvatore Barzilai e una dipendente, “rei” entrambi di avere mancato di rispetto al gruppo. Le immagini dell’aggressione, riprese dalle telecamere interne al locale, stupirono per la ferocia e il senso di impunità mostrato dal gruppo, che intendeva così celebrare il potere sul territorio. Un potere indubbio.
A offrire qualche considerazione relativamente al degrado di questa e altre zone periferiche, e non solo della Capitale, è stato Giuseppe De Marzo, responsabile nazionale di Libera per le politiche sociali. Il dato di fatto è il seguente: «Con la crisi economica si sono triplicati i numeri della povertà, e la dispersione scolastica ha subito pure a Roma un grande aumento; un fatto gravissimo, perché questa è la situazione più favorevole per le mafie. La criminalità si fa forte della povertà, anche relazionale, per reclutare i ragazzini». Il problema, qui come altrove, è però legato non solo all’andamento dell’economia. Riguarda la politica, assente da anni. Ne fa menzione e praticamente accusa Livio Bottone, altro relatore adesso in pensione ma già presidente del Comitato di quartiere, e una volta bidello nella scuola di zona. Lui le nuove leve dei clan Casamonica e Di Silvio le ha visti crescere, alcuni li ha visti lasciarsi andare alle droghe, altri iniziare a comandare secondo un canovaccio bene esposto nelle serie televisive, e forse da queste incoraggiato.
La criminalità è cambiata, fino ad arrivare, nei decenni, a reati per i quali si è data l’aggravante del metodo mafioso: «Ai tempi dei sindaci Vetere e Argan – fa memoria Bottone – segnalai il problema facendo una relazione di trenta minuti, presentando a un assessore i compiti da assegnare al comitato e alle istituzioni». Senza esito, considerate le conseguenze odierne. «C’è stato un sistema che ha permesso questo. Alla Romanina un certo atteggiamento ha nascosto l’illegalità. I cittadini, le associazioni, la politica, non possono più lasciare le cose andare per conto loro».
La politica, a proposito. Le parole di Elena De Santis, assessore a Scuola, cultura, sport, politiche sociali del municipio VII, laddove spiegano gli interventi programmati e quelli già compiuti, creano qualche malumore in sala e spingono i cittadini a replicare, a dire qualcosa. C’è chi si lamenta della rappresentazione all’esterno del quartiere, che certo ha la criticità evidenziata dalle cronache ma né la collusione né la compiacenza degli abitanti così come narrata da giornali e televisioni; e c’è chi chiede realmente un ingresso deciso delle istituzioni, e iniziative che vadano anche oltre pomeriggi come questo, tra l’altro il primo di una serie da tenersi ogni giovedì nel medesimo istituto. Su tutti, la concretezza di una residente: «Insomma, noi qui vogliamo dire che i murales per la legalità sono belli ma non cambiano di una virgola la situazione. Oggi abbiamo capito una sola cosa: che dobbiamo denunciare». È la sinergia tra i cittadini, le forze dell’ordine e, incrociando le dita, la politica.
24 maggio 2018

