All’Ara Pacis il mondo raccontato nelle fotografie della Magnum

La mostra si rivolge in particolare agli estimatori e competenti di fotografia. Il corpo centrale ricostruisce il contesto storico e i diversi approcci sviluppati negli anni dall’agenzia

La più grande agenzia fotogiornalistica del mondo, Magnum Photos, celebra il 70esimo anniversario della fondazione con una mostra all’Ara Pacis che ne rispecchia lo stile, poeticamente sintetizzato da uno dei suoi collaboratori: «Magnum è un’organizzazione tenuta insieme da un’intangibile colla di sogni e speranze», dice Wayne Miller. Fondendo arte e giornalismo, sono state documentate mutazioni politico-sociali e di costume, guerre, uomini comuni e i grandi della terra, attraverso l’obiettivo di fotografi eccellenti, da Robert Capa a Henri Cartier-Bresson. L’acutezza dello sguardo, la libera creatività dell’espressione anche nel ritrarre situazioni drammatiche, sono stati, e lo sono ancora oggi, determinanti per comunicare e suscitare emozioni.

La mostra, a differenza di altre, per così dire, di più ampio respiro, ospitate in precedenza negli stessi spazi espositivi, si rivolge in special modo agli estimatori e competenti di fotografia. Il percorso si apre con un corridoio alle cui pareti sono riportati i dati biografici dei fotografi e si conclude con la corrispondenza epistolare tra di essi a testimonianza di un dibattito in corso continuo ed aperto ad approcci diversi e contrastanti. Il corpo centrale della mostra si articola in tre sezioni per ricostruire, al di là del mito, il contesto storico e, di conseguenza, i diversi orientamenti e approcci sviluppati nel corso degli anni dall’agenzia.

Nella prima sezione il “fattore Magnum” è ravvisabile nello sfogliare l’archivio dell’agenzia, a partire dagli anni della sua fondazione (l’aprile del 1947). Anni in cui al termine della seconda guerra mondiale si assiste ad un radicale riassetto dello scenario geo-politico, nel contesto di una ricostruzione che fa emergere una nuova forma di umanesimo. Sono gli anni che raccontano in immagini i “diritti e rovesci” dell’uomo: dalla Dichiarazione dei diritti dell’uomo a scene di schiavismo, dall’assassinio di Martin Luther King ai funerali di Robert Kennedy. Su una parete adiacente, gli scatti d’intimità familiare di Erwitt che fotografa la moglie e la figlia Ellen. Immagini che considera universali e che, pertanto, non devono essere accompagnate da alcuna didascalia: è la fotografia che “deve limitarsi a parlare”. Le precedono le fotografie di Henry Cartier Bresson, che con lo stesso spirito, ritrae le nuove occupazioni femminili. Particolarmente bella è Silvia Andrews mentre svolge la sua mansione di controllore sugli autobus.

Nella seconda sezione protagonisti sono gli anni dei grandi rivolgimenti politici tra gli anni ’70 e ’90 del’900, con uno sguardo rivolto alle minoranze e agli esclusi: un inventario di diversità. La terza, infine, declina il trionfo della globalizzazione con diverse forme espressive. Tra gli scatti sul pianeta spicca la fotografia di Bendiksen, piccola per dimensioni, ma suggestiva: gli abitanti di un paese nel territorio dell’Altaj raccolgono i rottami di una navicella spaziale precipitata, circondati da migliaia di farfalle. Non rassicuranti invece le immagini di un ospedale psichiatrico che costringe l’osservatore ad interrogarsi sui concetti di normalità e alienazione umana e la tenebrosità notturna del nostro mar Mediterraneo per i migranti.

MAGNUM MANIFESTO. Guardare il mondo e raccontarlo in fotografia c/o Museo dell’Ara Pacis Lungotevere in Augusta. Fino al 3/06/2018. Curatore: C. Chéroux. Libro/catalogo edito da Contrasto €55. Orari: tutti i giorni ore 9.30 – 19.30. Chiuso il 1° maggio. Biglietto: solo mostra: 11€ intero; 9€ ridotto; prevendita € 1. Informazioni: 060608 (tutti i giorni ore 9.00 – 19.00).

 

9 marzo 2018