All’idroscalo le comunità di Ostia in preghiera verso il Corpus Domini

La veglia sulla piccola spiaggia, presieduta dal vescovo Lojudice. Il parroco don Vallini: «Questa comunità chiede di vivere serenamente. Allora potrebbe mettere in campo il meglio di sé»

Idroscalo, periferia della periferia: il piccolo lembo di spiaggia sottratto al porto turistico, alla foce del Tevere, ieri sera, 30 maggio, ha accolto la preghiera delle comunità parrocchiali di Ostia in preparazione al Corpus Domini. Oltre duecento i presenti: famiglie che abitano le piccole case a ridosso del mare, fedeli delle diverse comunità parrocchiali. A guidare l’adorazione eucaristica don Fabio Vallini, della fraternità dell’Incarnazione, già parroco a Corviale e da 16 anni pastore all’Idroscalo. A presiederla il vescovo Paolo Lojudice.

È il mare e il suono dolce della risacca a rievocare immagini e storie note: «È sulle rive del mare che Gesù incontra i pescatori e li chiama ad altra missione; sulle rive del mare che si raduna la folla per ascoltarlo», le parole del presule. Una barca capovolta è nei pressi dell’altare, impreziosito da pannelli di stoffa cuciti a mano dalla signora Clelia, a raffigurare l’ostia e due spighe di grano. «Quella barca tirata a riva è il simbolo del fallimento, della delusione, dell’impotenza. Forse anche loro non avevano capito che Lui era lì – sottolinea Lojudice -. È l’essere in comunione profonda con Gesù a garantire un dialogo fecondo», una comunione ancorata saldamente nell’ultima cena. Nel Medioevo il desiderio di custodirla e adorarla dà forma alla tradizione della processione del Corpus Domini per dire a tutti che Gesù è presente. «Chissà se anche noi arriviamo a riconoscere in un’ostia tonda, posta in una teca, che è Lui. Non siamo accanto a un Assente silenzioso ma a un Presente nascosto che attende il nostro silenzio per rivelarsi». Una preghiera che sa riempire di speranza, guarendo amarezza, depressione, ansie.

«Mettiamo ai piedi di questa presenza silenziosa i nostri sentimenti, soprattutto la rabbia – ancora le parole di Lojudice -, perché Lui possa prendere tutto e noi sentirci meno soli». Nel silenzio di una notte «significativa» l’invito a «pregarlo per accorgerci in fondo che è Lui che prega per noi, fonte di autentica consolazione che dona senso a questo luogo, tempo e spazio». L’invito a riconoscerlo sempre nell’Eucaristia, come nel povero, nel bisognoso, nel disadattato. «In Lui verranno le risposte più ricche perché Ostia possa rivelare il suo volto migliore». La festa di domenica 3 giugno poi, la celebrazione del Corpus Domini, che «ha al centro Gesù e solo Gesù. Il Papa, come i vescovi e i sacerdoti ricordano la presenza viva di Dio in mezzo a noi. Scaturisca da questo la gioia di vivere in ciascuno».

Per il prefetto don Salvatore Tanzillo, presente con gli altri parroci della prefettura, «Ostia ha bisogno di ricominciare, tornare all’inizio, al libro della Genesi, per tornare a capire Dio, perché sempre si può ricominciare». Tra i presenti anche padre Gheorge Militaru della comunità ortodossa rumena: «Una preghiera che parla di umiltà e ascolto, in questa cornice straordinaria della natura che Dio ha plasmato per noi. Lo attendiamo perché Lui dica come portare la fede a un popolo assetato». «Siamo una comunità povera e piccola. Pregare insieme è sempre una grande gioia – è il commento di don Fabio -. Qui convivono persone di culture e provenienze diverse: circa 1.200 persone, 400 famiglie. Tanti i bambini che nel pomeriggio giocano insieme per strada, come un tempo. Una comunità non capíta, illusa con tante promesse – posti di lavoro, allaccio alle fognature del porto, presa in cura della piccola spiaggia –  tutte disattese. Eppure una comunità capace di solidarietà di fronte a tanti problemi, di supporto reciproco, valori preziosi nel mondo di oggi. Un piano rispettoso deve nascere da dentro, partire dal valore aggiunto delle persone per promuoverle autenticamente». Questa comunità, conclude il sacerdote, «chiede la tranquillità di vivere serenamente in questo luogo, senza precarietà, senza la paura di essere divisa e catapultata altrove. Allora potrebbe mettere in campo il meglio di sé».

31 maggio 2018