Anche l’Italia firma la dichiarazione congiunta su Gaza: «La guerra deve finire ora»

25 ministri degli Esteri e il Commissario Ue alla Parità chiedono a Israele di rispettare gli obblighi del diritto umanitario. «La sofferenza dei civili ha raggiunto livelli mai visti. Orribile che oltre 800 palestinesi siano stati uccisi mentre cercavano aiuto»

C’è anche il titolare della Farnesina Antonio Tajani tra i 25 ministri degli Esteri di Paesi europei ed extraeuropei che firmano una dichiarazione congiunta per lanciare un messaggio «semplice e urgente», lo definiscono: «La guerra a Gaza deve finire ora». Con i capi delle diplomazie di Italia, appunto, Regno Unito, Australia, Austria, Belgio, Canada, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Islanda, Irlanda, Giappone, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Olanda, Nuova Zelanda, Norvegia, Polonia, Portogallo, Slovenia, Spagna, Svezia e Svizzera, anche il commissario Ue alla Parità, la belga di origine algerina Hadja Lahbib.

«La sofferenza dei civili a Gaza ha raggiunto livelli mai visti prima – denunciano -. Il modello di distribuzione degli aiuti del governo israeliano è pericoloso, alimenta l’instabilità e priva i cittadini di Gaza della dignità umana. Condanniamo la distribuzione a goccia degli aiuti e l’uccisione disumana di civili, compresi bambini, che cercano di soddisfare i loro bisogni più elementari, come acqua e cibo. È orribile – proseguono – che oltre 800 palestinesi siano stati uccisi mentre cercavano aiuto. Il rifiuto da parte del governo israeliano di fornire assistenza umanitaria essenziale alla popolazione civile è inaccettabile».

Non manca, nel testo della dichiarazione, il riferimento agli ostaggi «crudelmente tenuti prigionieri da Hamas dal 7 ottobre 2023», che «continuano a soffrire terribilmente. Condanniamo la loro continua detenzione e chiediamo il loro rilascio immediato e incondizionato», aggiungono i ministri degli Esteri, convinti che «un cessate il fuoco negoziato offre la migliore speranza di riportarli a casa e porre fine all’agonia delle loro famiglie».

Ancora, i firmatari esortano Israele «a revocare immediatamente le restrizioni al flusso di aiuti e a consentire urgentemente alle Nazioni Unite e alle ong umanitarie di svolgere il loro lavoro salvavita in modo sicuro ed efficace. Invitiamo tutte le parti a proteggere i civili e a rispettare gli obblighi del diritto internazionale umanitario». Proprio alla luce di quest’ultimo, «le proposte di trasferire la popolazione palestinese in una “città umanitaria” sono totalmente inaccettabili».

Lo sfollamento forzato permanente, rimarcano i capi delle diplomazie, «è una violazione del diritto internazionale umanitario. Ci opponiamo fermamente a qualsiasi iniziativa volta a modificare il territorio o la demografia nei Territori palestinesi occupati. Il piano di insediamento E1 annunciato dall’amministrazione civile israeliana, se attuato, dividerebbe in due lo Stato palestinese, rappresentando una flagrante violazione del diritto internazionale e compromettendo gravemente la soluzione dei due Stati. Nel frattempo – rimarcano – , la costruzione di insediamenti in tutta la Cisgiordania, compresa Gerusalemme Est, ha accelerato, mentre la violenza dei coloni contro i palestinesi è aumentata vertiginosamente. Questo deve cessare».

22 luglio 2025