Anniversario Patti Lateranensi, Parolin: in Ucraina «speriamo si arrivi a una pace duratura»
Vertice tra Italia e Santa Sede, a Palazzo Borromeo, con i vertici istituzionali. Sul tavolo, tra l’altro, le crisi internazionali e le migrazioni. Sul Medio Oriente: «La popolazione palestinese deve rimanere nella sua terra. Nessuna deportazione»
Da una parte, il cardinale segretario di Stato vaticano Pietro Parolin. Dall’altra, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella e, con lui, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Palazzo Borromeo ha accolto ieri sera, 13 febbraio, il vertice bilaterale tra Italia e Santa Sede in occasione del 96° anniversario dei Patti Lateranensi e del 41° anniversario dell’Accordo di modificazione del Concordato, nel 1984.
Sul tavolo, naturalmente, le crisi internazionali, dal Medio Oriente all’Ucraina. Ne ha parlato Parolin, a margine dei colloqui. «La popolazione palestinese deve poter rimanere nella sua terra – ha detto -. Nessuna deportazione, nessuna deportazione», ha ribadito con fermezza, commentando le ipotesi avanzate dal presidente Usa Donald Trump sul futuro della Striscia di Gaza. «Questo è uno dei punti fondamentali – sono ancora le parole di Parolin -. Anche perché qualcuno ha sottolineato, anche da parte italiana, che questo creerebbe tensione nell’area. Una crisi dell’immigrazione. Ovviamente spostare due milioni di persone da lì non ha senso». Anche perché «i Paesi vicini – ha ricordato il porporato – non sono assolutamente disponibili ad accoglierli. Abbiamo sentito anche il re di Giordania che è stato a Washington e che ha detto chiaramente di no». Per il segretario di Stato vaticano, «bisogna trovare una soluzione e la soluzione secondo noi è quella dei due Stati. Speriamo, perché questo significa dare speranza anche alla popolazione».
Sulla possibilità di qualche sviluppo è intervenuto anche il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani, sottolineando come ci sia qualche spiraglio positivo per andare avanti. «Noi facciamo tutto ciò che è in nostro potere per fare in modo che la tregua si consolidi, quindi voglio sperare che vengano liberati gli ostaggi», ha dichiarato.
Riguardo alla situazione in Ucraina, il cardinale ha dichiarato che «tutto quello che viene proposto è utile perché bisogna mettere fine a questa guerra, non si può più andare avanti in questo modo. È una carneficina che deve essere al più presto finita e interrotta». Commentando lo scenario internazionale, in riferimento soprattutto alla recente telefonata tra il presidente Usa Donald Trump e quello russo Vladimir Putin, ha osservato che «ci sono tanti movimenti, tanti schieramenti. Speriamo che si concretizzino e che veramente si possa arrivare a una pace che per essere solida, per essere duratura, deve essere una pace giusta». Deve cioè «coinvolgere tutti gli attori in gioco e tenere conto dei principi del diritto internazionale e delle dichiarazioni dell’Onu». Un’ipotesi, questa, sulla quale è intervenuto anche il titolare della Farnesina Tajani, affermando che nelle trattative vanno coinvolte sia Kiev che l’Unione europea. In ogni caso, ha continuato Parolin, «tutto quello che viene proposto è utile perché bisogna mettere fine a questa carneficina». E sulle proposte di pace di Trump ha dichiarato che «è ancora presto per valutarle. Vedremo che realizzazione troveranno. Magari si lanciano delle proposte – ha aggiunto – e poi si verifica attraverso i contatti e attraverso il negoziato se sono proposte accettabili e implementabili».
Tra i temi affrontati, ha riferito ancora il porporato, anche la « collaborazione per l’accoglienza e l’integrazione dei migranti in Italia. La Chiesa – ha rilevato – ha fatto e sta facendo tantissimo e quindi c’è la necessità di avere dei protocolli di collaborazione con le autorità italiane a livello regionale e a livello provinciale». Quindi ha sottolineato che «la collaborazione con le istituzioni è fondamentale per affrontare un fenomeno complesso come quello migratorio». Nessun riferimento invece al tema del suicidio assistito, dopo la legge regionale approvata nei giorni scorsi dalla Toscana. «Non abbiamo parlato della Toscana», le parole del porporato, secondo cui il tema «avrà bisogno di essere ripreso ma in altre sedi». Alla domanda se la legge sarà impugnata ha risposto il ministro Tajani. «È una questione di competenza nazionale, ne parleremo – ha assicurato -, ma è strano che chi è contro l’autonomia poi voglia fare una legge in Toscana sul suicidio assistito, e in un’altra regione no. Se dipendesse da me sì, però ne parleremo. Non è una questione di competenza regionale, serve una competenza nazionale».
14 febbraio 2025

