Appello per la pace da Azione cattolica e Istituto Toniolo

Doppia iniziativa, convegno e fiaccolata, per dare voce alle vittime di tutte le guerre. Video messaggio del cardinale Pizzaballa: «L’Onu sta mostrando la sua debolezza. La speranza dal territorio»

L’8 giugno del 2014 Papa Francesco piantò un ulivo nei Giardini Vaticani. L’occasione era quella dell’incontro per invocare la pace con Abu Mazen, presidente dell’Autorità Nazionale Palestinese, Shimon Peres, allora presidente di Israele, e il patriarca di Costantinopoli Bartolomeo I. Sono trascorsi undici anni, ma tutto è peggiorato: dalla guerra civile in Donbass, diventato da tre anni un conflitto aperto tra Russia e Ucraina, all’operazione militare di Tel Aviv a Gaza che ha provocato, in un anno e mezzo, decine di migliaia di morti innocenti, la maggior parte dei quali bambini e donne.

Ieri, nell’anniversario di quell’evento, due iniziative hanno ripreso il testimone di Francesco, a conclusione del Giubileo delle associazioni e dei movimenti. Nel pomeriggio il convegno internazionale “Pax et bonum”, organizzato da Azione cattolica italiana, Forum internazionale di Ac e Istituto di diritto internazionale della pace “Giuseppe Toniolo” nella Sala San Pio X; in serata una fiaccolata giunta fino a piazza Pia. Tra i partecipanti, oltre a un numeroso pubblico, professori di diritto internazionale ed esperti di cooperazione, e anche il cardinale Pierbattista Pizzaballa, patriarca di Gerusalemme dei Latini, che in un video messaggio ha ribadito la necessità di una “parola di pace”.

«Le convenzioni e le organizzazioni internazionali come l’Onu stanno mostrando tutta la loro debolezza. È tempo di aggiornare queste organizzazioni tenendo conto del contesto in cui ci si trova. Per esempio le guerre ibride», ha detto il patriarca, secondo cui «il diritto internazionale resta un punto di riferimento ma deve essere pensato, studiato e diventare un riferimento reale. Pace e bene dove si trovano? Dove cercarli? A livello di territorio. È lì che io posso ancora trovare la speranza. Sono tantissime le persone, i movimenti, i gruppi, appartenenti alla società civile che non rinunciano a considerare l’altro una persona con la sua dignità da rispettare. Da lì bisogna ricominciare».

A conferma dell’importanza del territorio, si è svolta al crepuscolo la fiaccolata, guidata da Giuseppe Notarstefano, presidente nazionale di Azione cattolica e del suo Istituto intitolato a Giuseppe Toniolo, che ha attraversato via della Conciliazione fino ad arrivare a piazza Pia, dove la presenza dell’ulivo simboleggiava appunto il desiderio di pace in questa epoca di “policrisi”, come viene definita oggi la situazione internazionale. «Con questa iniziativa abbiamo voluto dare voce alle tante e troppe vittime di tutte le guerre – ha spiegato Notarstefano -. Facciamo nostro il loro grido accorato. Il grido di persone che pregano affinché le armi tacciano». L’albero, consegnato ai rappresentanti del Comune di Roma, è uno dei dodici che saranno poi piantumati a Villa Pamphili con una targa commemorativa dell’evento.

Molti i partecipanti, non solo da Roma. Come Paolo, quarantenne di Ascoli Piceno. «Vivo e lavoro qui vicino, e ho conosciuto questo evento attraverso internet. Allora ho deciso di esserci per dare un messaggio. Tutti noi possiamo fare qualcosa, non è vero che non riusciamo a cambiare il mondo che ci è attorno». O come Bernadetta, arrivata dalla Romania nella Capitale insieme al suo gruppo grazie alla Forum internazionale di Azione cattolica (Fiac): «Siamo quattordici, contenti e gioiosi di avere partecipato al convegno e alla fiaccolata. Anche noi pensiamo che la pace possa partire dalla gente, dalle piazze. Per questo siamo qui».

9 giugno 2025