I problemi educativi fuori dalle agende elettorali
Nei programmi dei vari schieramenti non si spende una parola su come i giovani stanno crescendo. Intanto un altro suicidio di adolescenti, finito subito nelle retrovie dell’attenzione collettiva di Elisa Manna
Una rubrica “Dentro i media” dovrebbe in questi giorni parlare di come i media stanno facendo informazione sulla campagna elettorale. Proprio per questo scelgo invece di parlare di una cosa che, nel bailamme delle elezioni, è finita subito nelle retrovie dell’attenzione collettiva. Una ragazzina di 14 anni, non sopportando più i commenti offensivi che riceveva su internet, ha mollato, ha rinunciato al bene più prezioso, la vita.
Mi chiedo che società sia quella che permette che cose del genere accadano: soprattutto, mi chiedo come sia possibile che in tutte le Agende di questo e di quello non si spenda una parola, dico una parola, su come i nostri ragazzi stanno crescendo, che cosa fanno nei loro lunghi pomeriggi, di che contenuti nutrono la loro mente, come possiamo fare per dar loro speranze, modelli. Sì, si parla di occupazione, di come creare posti di lavoro e questo è certamente un tema centrale.
Ma questa centralità non ci deve far dimenticare che l’uomo non ha bisogno solo di beni materiali, necessari, primari, ma anche di serenità e benessere psicologico; azzardo, di nutrimento d’anima. Qualcuno, qui e là, ha provato a ricordare che esistono anche nuove politiche per la cultura da promuovere. Ma, ci risiamo: sono politiche che cercano di utilizzare il patrimonio artistico per fare soldi col turismo culturale: soldi, soldi, solo soldi.
A chi viene in mente di guardare dentro ai contenuti dei media, a quali modelli propongono, a come si potrebbe non dico cambiare, ma migliorare la situazione? Per esempio sostenendo veramente la produzione audiovisiva di qualità; per esempio cercando di arginare la spazzatura che viene mandata tranquillamente da tutte le emittenti; per esempio rimettendo mano ai codici di autoregolamentazione non rinnovati, lasciati deperire per mancanza di rinnovo delle cariche; per esempio promuovendo programmi istituzionali di educazione critica ai media che rendano i nostri figli meno fragili e indifesi rispetto all’incultura mediatica.
Ricerche europee recentissime ci dicono che il cyberbullismo, lo stalking via internet è uno dei rischi maggiori: possibile che di queste cose si preoccupino in Italia solo una manciata di esperti e di associazioni di educatori e genitori che non riescono a farsi sentire? Il Consiglio Nazionale degli utenti dei media presso l’Agcom fa quello che può, ma dopo il mancato rinnovo del Comitato Media e Minori è rimasto l’unico baluardo e non è facile avere l’attenzione della stampa. Se c’è qualcuno che ha veramente a cuore il futuro dei nostri ragazzi, per favore, batta un colpo.
11 gennaio 2013