Boston, la fratellanza grazie ai media

In questi giorni, segnati dall’attentato negli Stati Uniti d’America, i mezzi di comunicazione hanno reso il mondo più piccolo. Grazie alle immagini, la vicinanza ai tanti coinvolti nella strage di Elisa Manna

In certe particolari occasioni, purtroppo quasi sempre drammatiche, scopriamo che i media, soprattutto la televisione, ma anche Internet, oltre a presentare molti aspetti problematici, sono anche dei formidabili strumenti di reale partecipazione, meglio di fratellanza.

In questi giorni segnati dall’attentato scellerato di Boston, messo a punto durante una manifestazione collettiva di gioia e serenità quale può essere una maratona primaverile, abbiamo tutti sentito, credo, la vicinanza rispetto ai tanti coinvolti nella strage: e questo perché davvero tutte quelle persone, donne, bambini, ragazzi, uomini che stavano lì a festeggiare un’occasione di amore per la vita all’aria aperta, sono terribilmente vicini al nostro vissuto.

Un vissuto fatto di giornate imbottigliate per ore in mezzo al traffico, che appena possono si godono il tepore del sole che torna in mezzo alla natura, cercando di fare quel po’ di movimento che d’inverno riusciamo raramente a fare.

L’oscena deflagrazione in mezzo a persone inermi, se possibile ancora più inermi e indifese del solito proprio perché impegnate in una tranquilla manifestazione sportiva che non ha niente di realmente competitivo, ci ha colpiti come un tuono fragoroso, come qualcosa che ci risveglia dalle piccole grandi beghe di casa nostra per raccontarci quello che tutti sappiamo, ma che vogliamo dimenticare.

E cioè che il male (lo scrivo con la minuscola, ma non so se è giusto) vive purtroppo fra noi e che l’unico modo per combatterlo davvero è guardarci intorno, per vedere se il fratello che ci cammina accanto ha bisogno di noi. Alla politica del terrore si può rispondere solo con la politica della fratellanza. Guai a cedere, guai a farci controllare da quanti seminano terrore e morte.

I media hanno anche questa volta reso il mondo più piccolo, ”ci sentiamo tutti bostoniani”: quelle facce spaventate potrebbero essere le nostre, quelle persone frastornate potremmo essere noi, perché purtroppo la storia ci ha insegnato che nessun paese è esente dalla follìa degli uomini. Ma, davvero, dobbiamo ripetere con convinzione, “non prevalebunt”. E i media in questo possono essere nostri alleati.

18 aprile 2013

Potrebbe piacerti anche