Gemelli, adottata la policy per l’assistenza ai malati di fedi diverse

Il documento, presentato nella Giornata del malato, nasce dalla necessità di un’accoglienza attenta alle differenze culturali. Il direttore Guizzardi: «Impegno a fare sempre meglio nella presa in carico del paziente» di Christian Giorgio

«Tutti voi siete la mano del Signore chiamata ad accarezzare il cuore dei malati, prima del loro corpo». Il dottor Salameh Ashour, della moschea romana di Al Huda, si è rivolto al personale medico e sanitario del Policlinico Agostino Gemelli con parole di gratitudine. L’occasione è stata quella della presentazione, martedì 11 febbraio, della policy «per l’accoglienza delle differenze e specificità culturali e religiose». «Voi agite con amore – ha continuato Ashour, presente all’incontro con altri rappresentanti delle comunità religiose romane -, quello di chi abbraccia e cura il fratello sofferente a prescindere dalla religione di appartenenza». Con la nuova policy, questa condotta, «che ha da sempre contraddistinto il lavoro degli operatori del Policlinico, viene istituzionalizzata» ha sottolineato il direttore sanitario Andrea Cambieri. Il documento è stato elaborato su iniziativa del Centro pastorale dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e dalla direzione del Policlinico, recependo le raccomandazioni dell’Asl Rm E per gli operatori sanitari delle strutture ospedaliere e territoriali di appartenenza.

Tra gli obiettivi della policy, oltre a quello di migliorare la qualità dell’assistenza e dell’accoglienza dei pazienti, anche la volontà di anticipare i bisogni e pianificare attività a favore dei malati creando, ad esempio, spazi dedicati al raccoglimento e alla preghiera. «Questo documento è un’occasione per sostenere le esigenze del malato – ha sottolineato il direttore del Policlinico, Maurizio Guizzardi -, non solo nell’ambito della salute, ma anche nell’aspetto religioso e culturale». Non a caso «abbiamo presentato questo importante strumento durante la Giornata mondiale del malato – ha concluso Guizzardi -; è il nostro impegno a fare sempre meglio nella presa in carico del paziente al di là della sua appartenenza religiosa ed etnica».

In concreto, la policy fornisce delle linee guida in cui «l’ascolto, la conoscenza, la comprensione e il confronto rivestono un ruolo fondamentale nel rapporto tra medico e paziente» ha aggiunto il preside della facoltà di Medicina, Rocco Bellantone. Vengono, ad esempio, fornite informazioni riguardo al momento dell’accoglienza in ospedale, al rapporto con la corporeità, alla comunicazione tra medico e paziente, alla gravidanza, alle norme alimentari da rispettare nei menù, all’assistenza spirituale e religiosa durante la degenza, ai riti funebri e alle festività.

Per il preside Bellantone, «la facoltà di Medicina e chirurgia dell’Università Cattolica è abituata a partecipare accanto ai malati al viaggio nella sofferenza. Insegniamo ai nostri studenti a dare sollievo e cura a ciascuno, abbracciandoli tutti come fratelli, senza distinzione di razza o di religione. Questa policy conferma pubblicamente questa nostra missione». Tra gli invitati della giornata anche monsignor Zygmunt Zimowsky, presidente del Pontificio Consiglio della pastorale per gli operatori sanitari, che ha ricordato la figura di Giovanni Paolo II: «Papa sofferente tra i sofferenti e convinto sostenitore del dialogo tra le religioni». «Questo nostro incontro – ha auspicato il prelato -, sia un segno di conciliazione e apertura lungo il cammino che ci porterà alla sua canonizzazione del prossimo aprile».

12 febbraio 2014

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