La Cattolica premia l’arcivescovo Molinari

Il riconoscimento in occasione della festa del Sacro Cuore. L’Università vicina agli sfollati nelle tendopoli. «C’è da ricostruire nel cuore delle persone la struttura spirituale» di Emanuela Micucci

Festa patronale del Sacro Cuore, giovedì scorso all’Università Cattolica, nel segno della solidarietà all’Abruzzo. È stato attribuito all’arcivescovo dell’Aquila, monsignor Giuseppe Molinari, un riconoscimento, simbolo della vicinanza dell’ateneo e del Policlinico Gemelli alla Chiesa abruzzese colpita dal sisma. «Con le sue strutture di Fontecchio e Celano – ricorda monsignor Molinari – l’Università Cattolica è stata un punto di riferimento per molte persone dopo il terremoto. Un miracolo di solidarietà, carità e amore».

Personale, mezzi di soccorso, assistenza e, grazie a una raccolta di fondi tra i dipendenti, l’impegno nella «realizzazione di un edificio in cui possa essere provvisoriamente ospitata la Curia», spiega il rettore Lorenzo Ornaghi. Un aiuto concreto alla rinascita dell’arcidiocesi dell’Aquila. «La casa è urgente – racconta monsignor Molinari a Roma Sette -, però c’è tanto bisogno di aiuto spirituale. Il pericolo più grande è che il terremoto distrugga le nostre anime. C’è da ricostruire nel cuore delle persone la struttura spirituale. Poi, tutto il resto viene». Il presule conosce la dignità e la forza di un popolo a cui una scossa sismica di 30 secondi ha tolto tutto, casa, persone care, ricordi. «La profonda fede degli aquilani è provata ma non è sconfitta – prosegue -. La gente trova delle risorse umane e spirituali incredibili per andare avanti e per sperare».

Nei piccoli centri i segni di unità sono evidenti. Come a San Licandro, con tutta la comunità domenica riunita per la festa patronale davanti alla chiesa. «È stato commovente, si sentiva la solidarietà, il perseverare nella fede e la loro vicinanza a Dio della gente». Nelle grandi tendopoli dell’Aquila la vita è dura. Disagi e stanchezza aumentano. Sconfiggere sfiducia e scoraggiamento è difficile. «Qualcuno, scontento, protesta – ammette -. Però le poche centinaia di persone venute a manifestare a Roma non rappresentano tutti gli abruzzesi riconoscenti per quello che si sta facendo. In una situazione di sofferenza abbiamo scoperto la solidarietà del mondo. C’è un piano che il Governo sta portando avanti. Le nostre attese non ci rendono cattivi, inutilmente contestatori. Con l’impegno di tutti, l’accordo tra tutti, si riesce a raggiungere gli obiettivi».

L’unità come forza, la divisione e la rissa come debolezza, continua a ripetere l’arcivescovo Molinari. Questo pastore tra gli sfollati, accanto alla sua gente insieme ai parroci. «Il ruolo del sacerdote – ricorda – è importantissimo nel dare vicinanza umana, profonda, autentica», riscoprendo la pastorale della consolazione. Per questo motivo i vescovi dell’Abruzzo e del Molise stanno preparando schede mirate a incontri di catechesi per aiutare le comunità a leggere alla luce della fede la tragedia del sisma. Le parrocchie, infatti, chiedono sostegno per la pastorale. I sacerdoti sono punti di riferimento per la ricostruzione. «Stiamo segnalando i luoghi in cui si riuniscono le comunità smembrate dal terremoto, molte parrocchie non ci sono più. Bertolaso e l’economo della Cei, monsignor Fasani, mi hanno assicurato che metteranno in sicurezza le chiese e collocheranno strutture provvisorie in attesa della ricostruzione».

I beni culturali e le chiese sono la nota più critica: il 44% è inagibile. Se per le canoniche valgono le stesse regole delle case private, per le basiliche il cammino è più lungo. Stanno partendo i gemellaggi. C’è quello tra la chiesa di San Marco e la Regione Veneto, e gli impegni della Germania per Onna e della Francia per Santa Maria del Suffragio all’Aquila. Notizie più precise si avranno, probabilmente, dopo il G8.

22 giugno 2009

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