Nella malattia, alzare lo sguardo a Cristo crocifisso

Nella basilica lateranense la Messa nella Giornata del malato, presieduta dal cardinale Vallini, davanti alle spoglie del beato don Gnocchi. Alessandro Pinna (Unitalsi): «Un momento di speranza» di Antonella Pilia

«Per raggiungere la pienezza della vita bisogna consegnarsi a Cristo nella fede e incamminarsi nella via dell’amore». È questo l’invito rivolto dal cardinale vicario Agostino Vallini alle centinaia di ammalati raccolti nella basilica di San Giovanni in Laterano ieri, martedì 11 febbraio, per la celebrazione della Giornata mondiale del malato nella ricorrenza della Beata Vergine di Lourdes. «Nei giorni in cui può prevalere lo sconforto, la solitudine e il buio della sofferenza – sottolinea il porporato – l’invito è a guardare a Cristo crocifisso, per attingere forza e partecipare alla sua missione salvifica». Un incoraggiamento espresso da Papa Francesco nel messaggio per la Giornata, intitolato “Fede e carità: anche noi dobbiamo dare la vita per i fratelli”, e rilanciato con forza dal cardinale Vallini.

Ad ascoltare le sue parole, una cattedrale colma di fedeli: in prima fila gli ammalati in sedia a ruote dell’Unitalsi, accuditi da volontari e operatori. Di fronte a loro, ai piedi dell’altare, l’urna con le spoglie del beato don Carlo Gnocchi, vegliata da un picchetto d’onore di alpini, che così conclude la sua “peregrinatio” romana. Quella degli ammalati «non è una vita sciupata e inutile – prosegue il cardinale – ma è vissuta nella fede con il Signore morto e risorto. Ecco allora che l’acqua della nostra povertà e della nostra tristezza si trasforma nel vino nuovo della gioia». Questa è anche la missione di chi assiste i malati: il porporato li esorta ad accostarsi con «tenerezza» ai più bisognosi per portare «la speranza e il sorriso di Dio», «sul modello della Vergine Maria».

Il vicario del Papa si sofferma poi su un altro «testimone della fede e della carità» e «grande devoto della Madonna»: don Carlo Gnocchi. «La sua vita è stata un’incessante scalata verso Dio, in compagnia degli uomini, per guidare con mano compassionevole chi da solo non ce l’avrebbe fatta». Un sacerdote che ha inteso la carità come sviluppo integrale della persona, «anche in ambito professionale e sociale, non solo assistenziale».

Il pellegrinaggio romano del beato si conclude con un ottimo bilancio. «In questi giorni – spiega monsignor Angelo Bazzari, presidente della Fondazione Don Carlo Gnocchi – tante persone sono venute a fargli visita ed è stata una grande emozione, che speriamo si traduca in comportamenti di coerenza evangelica. Ora lo riporteremo a Milano, al suo santuario, dove in pochi anni sono passate oltre 10mila persone». Monsignor Bazzari sottolinea la profonda vicinanza tra la Fondazione Don Gnocchi e l’Unitalsi. «Abbiamo in comune l’attenzione ai più fragili e vulnerabili. Noi accogliamo più di un migliaio di disabili nelle nostre strutture, con una tipologia di servizi diversi, e siamo impegnati a perpetuare il carisma di don Gnocchi sulle frontiere della vita, accanto ai più deboli».

La stessa missione, pur nella diversità del carisma, è condivisa dall’Unitalsi. Per l’associazione, che ha accolto la statua della Madonna di Lourdes in basilica, la celebrazione diocesana è un appuntamento molto atteso. «Un momento di speranza – riferisce il presidente della sottosezione romana, Alessandro Pinna – non tanto per una guarigione fisica ma spirituale. Il vero miracolo è accettare la malattia e, per noi volontari, dedicarci alle necessità dei nostri amici». Quando, alla fine della celebrazione, si accendono le fiaccole per il tradizionale flambeaux è uno spettacolo di luci che brillano nel buio. Per un attimo sembra davvero di essere a Lourdes, davanti alla grotta di Massabielle.

12 febbraio 2014

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