Seminaristi, «giovinezza della Chiesa»
Francesco ha incontrato candidati al sacerdozio, novizi, novizie e giovani in cammino vocazionale, a Roma per l’Anno della fede. «Soprattutto noi siamo chiamati a portare la tenerezza di Dio» di R. S.
La gioia della consolazione, la croce, la preghiera. Questi i tre «punti di riferimento della missione cristiana» che Papa Francesco ha indicato ai seminaristi, ai novizi e alle novizie e ai giovani in cammino vocazionale provenienti da ogni parte del mondo, celebrando con loro la Messa nella basilica di San Pietro, domenica 7 luglio. «Rappresentate la giovinezza della Chiesa!», ha detto loro, incontrandoli alla conclusione del loro pellegrinaggio nell’Anno della fede, dedicato al tema “Mi fido di Te!”. «Se la Chiesa è la sposa di Cristo – ha continuato, ringraziandoli per la loro presenza -, in un certo senso voi ne raffigurate il momento del fidanzamento, la primavera della vocazione, la stagione della scoperta, della verifica, della formazione. Ed è una stagione molto bella, in cui si gettano le basi per il futuro».
Ogni cristiano, «soprattutto noi», ha osservato il pontefice riflettendo sull’origine e sullo stile della missione, «siamo chiamati a portare questo messaggio di speranza che dona serenità e gioia: la consolazione di Dio, la sua tenerezza verso tutti». E ancora una volta ha rinnovato l’invito a «non avere paura di questa tenerezza di Dio: «Il Signore è padre e lui dice che farà con noi come una mamma con il suo bambino, con la sua tenerezza. Non abbiate paura della consolazione del Signore». Ben sapendo che la fecondità dell’annuncio del Vangelo «non è data né dal successo, né dall’insuccesso secondo criteri di valutazione umana, ma dal conformarsi alla logica della Croce di Gesù, che è la logica dell’uscire da se stessi e donarsi, la logica dell’amore». È la croce, dunque, ha ribadito Francesco, che garantisce la fecondità della missione, ed è dalla croce, «supremo atto di misericordia e di amore», che si rinasce come «nuova creatura».
Da ultimo, un invito. «Siate sempre uomini e donne di preghiera – ha esortato Francesco -. Senza il rapporto costante con Dio la missione diventa mestiere». Gli operai per la messe, ha spiegato commentando il Vangelo del giorno, «non sono scelti attraverso campagne pubblicitarie o appelli al servizio della generosità, ma sono “scelti” e “mandati” da Dio. È lui che sceglie, è lui che manda, è lui che dà la missione. Per questo è importante la preghiera. La Chiesa, ci ha ripetuto Benedetto XVI, non è nostra, ma è di Dio; e quante volte noi, i consacrati, pensiamo che sia nostra! Facciamo di lei… qualcosa che ci viene in mente. Ma non è nostra, è di Dio. il campo da coltivare è suo. La missione allora è soprattutto grazia. E si spegne nel momento stesso in cui si interrompe il collegamento con la sorgente, con il Signore».
Ai seminaristi, ai novizi, alle novizie e ai giovani in ricerca il pontefice ha indicato ancora una volta Gesù come punto di riferimento. «Coltiviamo la dimensione contemplativa – ha detto – anche nel vortice degli impegni più urgenti e pressanti. E più la missione vi chiama ad andare verso le periferie esistenziali, più il vostro cuore sia unito a quello di Cristo, pieno di misericordia e di amore. Qui sta il segreto della fecondità di un discepolo del Signore». Uno dei “suoi”, inviato «senza borsa, né sacca, né sandali».
8 luglio 2013