Tra le tombe del Verano la riflessione sulla morte

La serenità luminosa di un’atmosfera piena di pace e di silenzio

In quella che un tempo era la periferia della capitale fu edificato uno dei luoghi «più frequentati» della città: il Cimitero del Verano. L’architetto Vespignani, riprendendo un progetto del Valadier, alla fine dell’800 lo ideò ispirandosi ai grandi cimiteri europei, come una piccola città-giardino che obbedendo alla vocazione architettonica di Roma potesse anche essere un luogo monumentale e solenne. Di fatto le tombe e gli alberi, con il loro dialogare sommesso e solenne, creano un’atmosfera piena di pace e di silenzio, una serenità commossa ma anche luminosa, che aiuta i fedeli che vengono a pregare per i loro cari a comprendere la morte come “riposo eterno” e risurrezione. In questo mese di novembre il Verano è frequentatissimo, animato da tanti fedeli che indicano il dovere della preghiera per i defunti ma anche l’urgenza di riscoprire il senso della vita, ridando spazio a quella riflessione sulla morte tanto spesso rimossa dalla nostra vita. Il cimitero romano, con la sua pace e con la sua serena bellezza, può aiutarci a riscoprire la nostra vocazione all’eternità riconciliandoci con l’esperienza stessa della morte vissuta nella fede come preludio al cielo.

6 novembre 2005

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