Una tv “scandalosa”

di Elisa Manna

Questa nuova rubrica di Romasette.it ha lo scopo di sollecitare un modo diverso di guardare alle cose televisive e a quelle dei media in generale: un modo che intende affermare una verità concreta, che spesso viene ignorata, e cioè che tutti noi abbiamo dei diritti di cittadinanza non solo per quanto riguarda il lavoro o lo studio, ma anche nella comunicazione. Diritti che sono per lo più ignorati, quando non irrisi. Considerati da alcuni uno snobismo da nordeuropei, una noiosa forma di politically correct. Una forma di moralismo E invece no, proprio no.

Prendiamo un argomento di scottante attualità: l’immagine della donna nei media. È da circa trent’anni che la televisione italiana (quella commerciale e purtroppo quella pubblica a ricasco) ha imboccato la deprecabile tendenza a rappresentare la donna ”prevalentemente” come un puro oggetto di piacere, spesso muta, discinta, ammiccante. Oggi cominciamo a capire anche che dietro c’è una precisa subcultura, che considera le donne nient’altro che un passatempo, un sollazzo.

Questa cosa, oltre che di cattivo gusto e fastidiosa per molti, presentando un’immagine della donna da avanspettacolo per truppe al fronte, infrange un incredibile numero di Carte Internazionali (dell’ONU, dell’Unione Europea, dell’Unesco, nonché di moltissimi Paesi europei) che affermano esplicitamente la necessità di rappresentare la donna nei media nella pluralità delle molte identità sociali, che essa ha saputo conquistare: dunque studentesse, professioniste, giornaliste, intellettuali, operaie e non solo show girl brave a sgambettare.

Il moralismo non c’entra: si tratta del fatto che le donne vere, reali hanno diritto ad avere un’immagine sociale corrispondente alla realtà e non essere rappresentate come la proiezione di un immaginario erotico maschile deprivato e un po’ patetico (vorrei aggiungere, poco fantasioso e schematico).

Sì, chi l’avrebbe detto, questa televisione non è solo di cattivo gusto e squallidissima: infrange continuamente i diritti delle donne; e non solo. Infrange il diritto dei minori ad un equilibrato sviluppo psichico e morale; e davvero non si capisce come le nostre teenagers possano crescere equilibrate con questo tipo di modelli!

Il Comitato che vigila per l’applicazione del Codice Media e Minori, che dovrebbe e potrebbe fare qualcosa per impedire questa distorta rappresentazione, ha ricevuto nel corso degli 8 anni della sua esistenza, migliaia di reclami e di proteste. Da parte di genitori e insegnanti allarmati dalla volgarità di singoli programmi.

E di più ne avrebbe ricevuti se “la gente” sapesse dell’esistenza di questo strumento per far sentire la propria voce. Un presidio che ad oggi ha inciso ben poco, purtroppo, ed è facile, con questi scenari, intuire perché. Non è facile sanzionare un’emittente quando la stessa emittente, per il meccanismo dell’autoregolamentazione, partecipa alla decisione di sanzione. L’autoregolamentazione può funzionare, ma non ora, non in questo Paese. Ma non bisogna scoraggiarsi, se si è convinti ancora che si può diventare un Paese civile.

Sono profondamente persuasa che gli italiani vorranno accantonare una fase moralmente deprimente, che ha dato irresponsabilmente scandalo (ricordate, “guai a chi dà scandalo a uno di questi piccoli”…).

Bene, in questa rubrica pubblicheremo regolarmente i recapiti del Comitato Media e Minori. Coraggio, bisogna ricominciare a usare il cervello per difendere i nostri figli. Si deve fare “riarmo mentale”.

Comitato Media e Minori: telefoni 06.54447513/4/6/7/9; fax 06.54447515; mail comitato.minori@sviluppoeconomico.gov.it.

25 gennaio 2011

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