Dopo 8 anni di attesa, la sentenza definitiva è arriva questa mattina, 31 ottobre, alle 9.20 – le 5.20 ora italiana -, accompagnata da un ordine di rilascio immediato: la Corte suprema del Pakistan ha assolto Asia Bibi, la donna cristiana condannata a morte per blasfemia nel 2010. «La pena di morte viene annullata. Asia Bibi è assolta delle accuse», ha dichiarato il presidente della Corte suprema Saqib Nisar, nella lettura del verdetto. Quindi ha aggiunto: «Se non ci sono altre accuse contro di lei, può essere liberata”».

La donna, madre di cinque figli, fu denunciata nel 2009 da un’altra donna che l’accusò di aver insultato l’Islam durante una discussione nel Punjab; l’anno seguente venne condannata a morte per blasfemia. Asia perse il primo ricorso davanti alla Corte di Lahore, capitale del Punjab, nel 2014, e nel 2015 la Corte suprema decise di fermare l’esecuzione dopo aver accettato di studiare il suo fascicolo. Oggi finalmente l’assoluzione, perché «ci sono contraddizioni nelle testimonianze».

Nella foto, la figlia e il marito di Asia Bibi

«Non vedo l’ora di riabbracciare mia madre. Finalmente le nostre preghiere sono state ascoltate!». La figlia minore di Asia, Eisham Ashiq, commenta così la notizia dell’assoluzione alla fondazione pontificia Aiuto alla Chiesa che soffre. «È la notizia più bella che potessimo ricevere – dichiara il marito, Ashiq Masih -. È stato difficilissimo in questi anni stare lontano da mia moglie e saperla in quelle terribili condizioni. Ora finalmente la nostra famiglia si riunirà, anche se purtroppo dubito che potremo rimanere in Pakistan». Già dalla prima udienza della Corte suprema, l’8 ottobre scorso, infatti i fondamentalisti hanno messo in atto manifestazioni e campagne, attraverso i social, contro l’assoluzione della «maledetta» Asia, invocandone l’impiccagione e minacciando di morti i giudici e chiunque l’avesse difesa.

Saif ul-Malook, a capo del collegio difensivo della donna cristiana, confida: «Abbiamo molta paura di quanto potrà succedere. In questo Paese ci sono molti fondamentalisti». A Malook non è stato permesso neanche di informare personalmente la sua assistita. «È stato un ordine della Corte suprema – racconta -, ma ho potuto chiamare la prigione in cui è detenuta Asia e chiedere che lei fosse informata». Ora, spiega, ci vorranno alcuni giorni prima che venga liberata: «Il verdetto deve essere consegnato all’Alta Corte di Lahore e poi alla prigione di Multan». Intanto si teme anche per la sicurezza dei familiari di Asia e di chiunque ne abbia favorito l’assoluzione. «Io e la mia famiglia siamo in grave rischio – continua Maloof -, specie perché io sono un musulmano che difende una cristiana accusata di aver commesso blasfemia».

Nel frattempo, le autorità pachistane hanno intensificato la sicurezza in tutto il Paese, soprattutto nelle aree dove vivono i cristiani e le altre minoranze. Il timore è che si ripetano massacri come quelli già avvenuti a Gojra nel 2009 e a Joseph Colony nel 2013. «La situazione è tesa – afferma ancora l’avvocato ad Acs – ma oggi ringraziamo Dio per questo momento storico in cui Asia Bibi, dopo 9 anni e mezzo, ha finalmente avuto giustizia!».

31 ottobre 2018