Assegno di inclusione: ok dal Parlamento, ma restano i dubbi
Acli: «Passo indietro rispetto al Reddito di cittadinanza. Escluse 800mila persone». Terzo settore: «Investire in sostegno al reddito e welfare dovrebbe essere priorità»
Il Parlamento ha approvato il 29 giugno, non senza polemiche, il decreto legge Lavoro. Il decreto era stato approvato il 1° maggio dal governo Meloni e ora, con l’ok delle Camere, è diventato legge. Tra i provvedimenti previsti, il più discusso è la previsione di un sussidio che andrà in parte a sostituire il Reddito di cittadinanza, vale a dire l’Assegno di inclusione (Adi), che partirà dal gennaio del 2024. I richiedenti devono avere un Isee al di sotto dei 9.360 euro, come per il reddito di cittadinanza, e il nuovo metodo di calcolo premierà le famiglie numerose a danno dei single. L’importo dell’assegno potrà arrivare a 6mila euro all’anno (500 euro al mese), con un’integrazione fino a 280 euro al mese per l’affitto. Le quote saranno più alte se nel nucleo familiare ci saranno solo persone over 67 e persone con disabilità gravi. L’Assegno di inclusione durerà 18 mesi e potrà essere rinnovato per altri 12 mesi.
Acli: «Passo indietro». «Il nuovo Assegno che andrà a sostituire il Reddito di cittadinanza più che di “inclusione” dovrebbe essere chiamato di “esclusione” visto che, di fatto, resterebbero senza alcun sostegno economico ben 800mila persone che versano in condizioni di povertà e fragilità». Così le Acli, secondo cui la conversione in legge del dl lavoro «segna la fine di un’idea di contrasto alla povertà assoluta che nel nostro Paese è stata raggiunta anche grazie alle battaglie portate avanti dalla nostra associazione. Si tratta di un passo indietro davvero poco comprensibile anche alla luce dell’allarme unanime lanciato dalle sigle che si occupano di povertà, confermato dalle agenzie di statistica: i poveri assoluti oggi in Italia sono intorno ai 6 milioni e sono in aumento le nuove fragilità». Per le Acli, «la nuova misura, secondo l’analisi fornita dall’Ufficio parlamentare di bilancio, invece di dare una svolta alle politiche di contrasto alla povertà, rendendole finalmente strutturali, porterebbe alla diminuzione delle risorse di circa 2 miliardi e il 58% delle famiglie che percepivano il Rdc, pari a circa 800mila persone, resteranno senza alcun sostegno economico». Nonostante il passaggio al Senato abbia migliorato il dl, includendo nell’Assegno di inclusione alcune categorie di vulnerabili prima escluse, le Acli dichiarano la loro preoccupazione per la «totale mancanza di dialogo e di ascolto delle parti sociali da parte del governo, che ha varato una riforma i cui esiti potrebbero allargare la platea delle persone e delle famiglie in difficoltà».
Forum Terzo settore: «Troppo poco». «Il decreto lavoro approvato in via definitiva contiene alcune misure positive, ma purtroppo non sufficienti a rappresentare una risposta adeguata a povertà e disuguaglianze crescenti in maniera drammatica nel nostro Paese». Lo dichiara Vanessa Pallucchi, portavoce del Forum Terzo settore. Che aggiunge: «È apprezzabile, ad esempio, l’impegno portato avanti da governo e Parlamento per incentivare le assunzioni delle persone con disabilità nel Terzo settore e per valorizzare le attività di volontariato all’interno dei percorsi personalizzati di inclusione sociale e lavorativa. Il testo, però, esclude dai benefici le famiglie in forte difficoltà economica che non abbiano a carico un minore, un anziano o una persona con disabilità, non considerando così altre tipologie di fragilità o i senza fissa dimora». E ancora: «Riteniamo limitante prevedere che solo gli enti di Terzo settore autorizzati all’intermediazione possano contribuire all’innovativo accompagnamento al lavoro delle persone con disabilità – continua la portavoce del Forum -. E anche per quanto riguarda l’integrazione al reddito per le locazioni avremmo auspicato di più, per tutelare soprattutto le persone con disabilità. Pandemia e crisi energetica hanno impoverito ulteriormente il nostro Paese, approfondendo le ferite del tessuto sociale: contrastare povertà e disuguaglianze, investendo ingenti risorse in strumenti di sostegno al reddito e, più in generale, nel welfare, dovrebbe essere la priorità», conclude Pallucchi.
Gazzi: «Luci e ombre». «In Italia – in molti altri Paesi è già così – torniamo a ritenere necessario prevedere una misura universale a sostegno delle persone che, per mille ragioni, si trovino in una condizione di povertà, per questo l’approvazione del decreto Lavoro che dà il via all’Assegno di inclusione ci suggerisce un giudizio con luci e ombre». Così, Gianmario Gazzi, presidente del Consiglio dell’Ordine degli assistenti sociali, commenta l’approvazione a Montecitorio. E aggiunge: «Aspetteremo i decreti attuativi anche per veder chiarite alcune situazioni – a cominciare dalla sorte dei care leavers – che a una prima lettura delle norme non hanno risposte, ma fin qui sottolineiamo positivamente il fatto che l’Assegno, su certificazione dei servizi sociali, sia destinato agli adulti fragili senza differenziazioni tra famiglie, occupabili e non occupabili. Avevamo chiesto questa correzione e siamo stati ascoltati. Positivamente valutiamo anche l’attenzione alle donne vittime di violenza che possono accedere all’Adi senza l’obbligo di un percorso formativo e tenendo conto del proprio Isee sganciato da quello familiare. Bene anche la possibilità di utilizzare le risorse del Fondo Povertà per tutte le persone vittime di esclusione e per il rafforzamento del segretariato sociale e della valutazione multidimensionale poiché sì conclude la limitazione dell’azione professionale concentrata sul solo strumento di sostegno al reddito. Per dirla con parole nostre, non ci saranno più le e gli assistenti sociali del Rdc ora dell’Adi, ma, come sempre e in ogni altra situazione, le e gli assistenti sociali impegnati nell’affiancamento e al supporto di ogni tipo di fragilità – conclude il presidente del Consiglio dell’Ordine degli assistenti sociali -. Infine una novità per colleghe e colleghi fin qui impegnati in questo campo e alle prese con scadenze insostenibili: lo spostamento dal 30 giugno al 31 ottobre della valutazione dei requisiti per traghettare i percettori del Rdc all’Adi. Come Ordine diamo fin da ora la massima disponibilità a collaborare con i decisori perché non si facciano passi indietro».
3 luglio 2023

