Assemblea Cei, Bassetti: «Non basta avere un governo per guidare il Paese»

Per il cardinale presidente, che ha introdotto la seconda giornata di lavori, «il Paese è più sano» di come lo si dipinge. Il richiamo alla storia del movimento cattolico italiano e l’appello a «cogliere la sfida del nuovo che avanza»

Dopo l’intervento di apertura di Papa Francesco, ieri sera, 21 maggio, questa mattina è stato il cardinale presidente Gualtiero Bassetti ad aprire la seconda giornata di lavori dell’assemblea della cei, con uno sguardo lucido e costruttivo anzitutto alla situazione del Paese, «in una fase delicata come l’attuale». Eppure, secondo il porporato, in politica «la partita non è persa»: nonostante le tante difficoltà che hanno caratterizzato l’inizio di questa legislatura – dal «clima di smarrimento culturale e morale» al «rancore diffuso», dalle «tensioni e proteste neanche troppo larvate» al «disagio sociale» -, «il Paese è più sano di come lo si dipinge». In questo contesto, ha evidenziato Bassetti, la Chiesa è pronta a un «esame di coscienza» ma anche ferma nel lanciare un monito: «Ricordiamo a tutti come non basti avere un governo per poter guidare il Paese. Occorre, questo Paese, conoscerlo davvero, conoscerne e rispettarne la storia e l’identità; bisogna conoscere il mondo di cui siamo parte e nel quale la nostra Repubblica, cofondatrice dell’Europa unita, è desiderosa di ritornare a svolgere la sua responsabilità di Paese libero, democratico e solidale. Anche la nostra Chiesa – ha proseguito il porporato – è attraversata da un respiro europeo e chi frequenta i nostri confratelli sa quanto le Chiese del Continente siano alla ricerca di idee e di entusiasmi per educare e favorire la crescita di un’etica pubblica. Questi principi fanno parte integrante della nostra cultura».

Il presidente dei vescovi italiani ha ricordato «l’incontro fraterno con il Santo Padre» e ha assicurato che le priorità da lui segnalate, vale a dire la preoccupazione per l’«emorragia» delle vocazioni, la scelta della povertà e della trasparenza e l’impegno per la riduzione delle diocesi, rappresentano altrettante priorità della Chiesa italiana. Quindi ha tracciato un bilancio del suo primo anno alla presidenza della Cei, all’insegna «dell’ascolto e dell’incontro», e ha introdotto i temi sui quali l’Assemblea è chiamata a «fare il punto»: l’«impegno educativo sul versante della nuova cultura mediatica», ha spiegato citando gli Orientamenti pastorali, e il cammino verso il prossimo Sinodo dei vescovi dedicato ai giovani.

 

Nelle parole di Bassetti e nella sua analisi lucida sulla situazione del Paese, anche un ricordo della storia del movimento cattolico italiano e del suo ruolo nella politica, a cominciare da quell’appello «ai Liberi e Forti» pronunciato ormai quasi 100 anni fa da un gruppo di «tenaci democratici» riuniti intorno a don Luigi Sturzo. «Fu l’inizio di una storia, quella del cattolicesimo politico italiano, che ha segnato la nostra democrazia e che ci ha dato una galleria di esempi alti di dedizione, di umiltà, di intelligenza. Abbiamo vissuto momenti gloriosi e momenti dolorosi – ha proseguito il cardinale ripercorrendo le tappe della storia politica italiana -, sperimentato la forza ma anche la debolezza, la meschineria, il tradimento, la diaspora. Vecchi partiti si sono sgretolati, nuovi soggetti sono venuti sulla scena ma nessuno può negare che nelle migliaia di Comuni italiani ci sono persone che senza alcuna visibilità e senza guadagno reggono le sorti della nostra fragile democrazia».

Per il presidente della Cei non c’è esitazione: «Chi si impegna nell’amministrare la cosa pubblica deve ritornare ad essere un nostro figlio prediletto». Quindi, citando il beato Giusepe Toniolo ha osservato che «quello che ha sempre guidato i cattolici italiani è stato un grande bisogno di distinguersi e di portare alta la divisa evangelica pure in politica. La storia della Chiesa italiana è stata una storia importante anche per la particolare sensibilità per l’aspetto politico dell’evangelizzazione: nessuna Conferenza episcopale come la nostra possiede un tesoro così ricco di documenti e di testimonianze». Di qui il monito ad «abitare» gli spazi «enormi» che la dottrina e il magistero papale «ci hanno aperto» ma che «sono spazi vuoti se non li abitiamo». La fede infatti «non può essere fumo ma fuoco nel cuore delle nostre comunità – le parole di Bassetti -. Credo che, con lo spirito critico di sempre, sia giunto il momento di cogliere la sfida del nuovo che avanza nella politica italiana per fare un esame di coscienza e, soprattutto, per rinnovare la nostra pedagogia politica e aiutare coloro che sentono che la loro fede, senza l’impegno pubblico, non è piena». Non è una questione di numero «ma di luce, lievito e sale: ogni società vive e progredisce se minoranze attive ne animano la vita spirituale e si mettono al servizio di chi nemmeno spera più».

A nome di tutti i vescovi d’Italia, il presidente della Cei ha voluto rivolgere un tributo a Mattarella, esprimendo «con convinzione», in questo «momento cruciale della nostra storia», la «nostra stima al Presidente della Repubblica per la guida saggia e paziente con cui sta facendo di tutto per dare un governo all’Italia». Nel contempo «ricordiamo a tutti come non basti nemmeno avere un governo per poter guidare il Paese». Tenendo insieme anzitutto «respiro europeo» ed etica pubblica, che sono «parte integrante della nostra cultura». Anche la Chiesa, ha assicurato il cardinale, intende dare in questo senso un «contributo reale», per «ricostruire la speranza, ricucire il Paese, pacificare la società». Di qui la necessità di prendere «le distanze dal disincanto, dalla prepotenza e dalla sciatteria morale che ci circondano», ma anche «dalla nostra stessa ignavia».

La stessa disponibilità Bassetti ha assicurato riguardo al grande tema del Mediterraneo. «Quando tutto precipita nel fanatismo e nel fondamentalismo tornano decisive parole e segni che non alimentino l’odio e la violenza ma la riconciliazione e il dialogo», ha evidenziato, rilanciando l’idea di «dar vita a un incontro di riflessione e spiritualità per la pace» nel Mare nostrum, che «ha visto il nascere e il diffondersi dell’esperienza cristiana con la presenza della Chiesa fin dalle origini» e che oggi, in chiave ecumenica e di dialogo interreligioso, «può offrire un contributo importante, in pensieri e azioni, a una cultura della pace». Il confronto in queste giornate di Assemblea «può e deve approfondire ipotesi e modalità con cui promuovere e organizzare l’iniziativa, arrivando a breve anche alla costituzione di un Comitato operativo».

22 maggio 2018