Il 16 febbraio 1927 il dottor Vittorio Fermentano lancia un appello sui principali quotidiani italiani, per cercare donatori volontari di sangue. All’appello rispondono 17 persone: 16 uomini e 1 donna. Oggi quel piccolo gruppo di pionieri si è trasformato in un esercito di oltre un milione e 300mila donatori volontari, «tutti indistintamente accomunati dai valori che da sempre contraddistinguono la nostra associazione: volontariato, solidarietà e anonimato». Il presidente nazionale Vincenzo Saturni descrive così il dna dell’Avis (Associazione volontari italiani sangue), che festeggia i suoi 90 anni con la campagna istituzionale “90 anni insieme”, presentata ieri, giovedì 1° dicembre, a Montecitorio, in coincidenza con la Giornata mondiale contro l’Aids.

Numerosi i progetti in programma per scandire l’anniversario. A fare da filo conduttore, il tema “90 anni di ordinaria soldiarietà” e l’hastag #90Avis. A cominciare dalla presentazione di uno studio sulle evoluzioni mediche e sociali nel corso di questi novant’anni, per continuare con due indagini commissionate al Consiglio nazionale delle ricerche sugli scenari futuri di Avis e con un approfondimento del Libro Bianco pubblicato nel 2013, che porrà l’attenzione sulla valutazione dell’impatto sociale. Ancora, a caratterizzare questo 90esimo anno Avis è la campagna partecipativa “Dialetti”, che ha coinvolto tutte le 3.400 sedi locali, chiamate a inviare il loro proverbio o motto sul sangue, partecipando a un casting online. Nè è scaturito un ritratto collettivo dell’associazione e, indirettamente, dell’intera società italiana: una campagna stampa, radio e video che, attraverso il volto e la voce di tante persone, «vuole esprimere l’orgoglio di essere donatori ma anche la normalità, la quotidianità di un gesto che dovrebbe rientrare nelle abitudini di tutti e, chissà, un giorno anche nelle “tradizioni” non più solo orali ma di comportamento dell’intero Paese», commenta il presidente.

Ancora, nel mese di maggio sarà allestita a Milano, in occasione dell’assemblea nazionale dell’Avis, l’installazione “Alfabeto della Solidarietà”. «Abbiamo chiesto ai più giovani donatori dell’associazione di scegliere la lettera dell’alfabeto che corrisponde all’iniziale della parola che riassume per ciascuno il senso del donare – spiegano i promotori -. Con le lettere raccolte abbiamo formato, appunto, l’Alfabeto della Solidarietà», che sarà messo in mostra a milano: «Un manifesto partecipativo della solidarietà e un invito, anche per chi non è ancora donatore, a trovare la propria motivazione per unirsi ad Avis».

L’incontro di Montecitorio è stato anche l’occasione per rinnovare il protocollo d’intesa con Admo (Associazione donatori di midollo osseo). Una collaborazione che, ha sottolineato la presidente nazionale Rita Malavolta, «rafforza ancora di più il legame che da sempre unisce le nostre organizzazioni, unite da radici comuni e dall’obiettivo di salvare vite umane». Un impegno «civile», lo ha definito il presidente del Centro nazionale per il volontariato Edoardo Patriarca, che ha parlato dell’Avis come di una «infrastruttura strategica ed efficiente per il nostro sistema sanitario». Sulla stessa linea anche Maria Rita Tamburrini, del ministero dellaSalute, secondo cui «il nostro sistema sanitario, così come l’ultima legge trasfusionale, devono moltissimo all’intuizione di gratuità di Vittorio Formentano e dei primi 17 che risposero all’appello». Da ultimo, in rappresentanza del Centro nazionale sangue, Stefania Vaglio ha sottolineate come «Avis non solo svolga un ruolo importante nella governance del sistema sangue ma anche nella promozione di buone prassi sanitarie».

2 dicembre 2016