Azione cattolica Roma, una storia di fedeltà lunga 150 anni

L’apertura dei festeggiamenti nella basilica cattedrale, con la Messa presieduta dal cardinale De Donatis. «Grazie per non avere mai fatto sentire la porta chiusa per nessuno». La mostra a disposizione delle parrocchie

Una storia di fedeltà di «laici credenti che hanno contribuito a disegnare il volto bello della Chiesa di Roma», adattando il cammino all’oggi di ogni tempo. Così il cardinale vicario Angelo De Donatis ha guardato ai 150 anni dalla fondazione dell’Azione cattolica diocesana nel corso della solenne celebrazione che ha presieduto sabato pomeriggio, 11 maggio, nella basilica di San Giovanni in Laterano, in apertura dei festeggiamenti. «Questa associazione ha saputo sempre essere una vera scuola di comunione e fraternità – ha detto il porporato – ed è importante questa ricorrenza speciale per la diocesi proprio nell’anno in cui abbiamo fatto memoria della nostra storia e ci siamo riconciliati».

De Donatis ha ripercorso le tre fasi della vita dell’Ac di Roma: quella preconciliare «dei primi passi e abbondante di grazie, quando fu l’unica espressione di un laicato maturo» che il Concilio Vaticano II mise poi al centro della sua riflessione, «portando l’associazione a rinnovarsi, incarnando una sana e dolce amicizia tra laici e sacerdoti, avendo sempre come riferimento il vescovo di Roma e le sue indicazioni». Infine, il terzo momento: nel 1969, quale frutto maturo del Concilio, «nasce l’Azione cattolica dei ragazzi, articolazione che è espressione dell’attenzione del mondo degli adulti e dei giovani verso i più piccoli» e che ha mostrato «alla città che l’Ac è generativa ossia, come una madre, capace di creare la dimensione imprescindibile dell’essere famiglia». Quindi De Donatis ha chiesto all’Ac come impegno per il futuro proprio di «continuare a generare vita e vocazioni in questa nostra città»: se manca questa attitudine, «non si sta più seguendo il Vangelo – ha chiosato -, che non va spiegato ma narrato, costruendo per i bambini e i ragazzi una gustosa amicizia con Gesù, rendendoli protagonisti e conducendoli all’incontro con il Buon Pastore, l’unica strada da seguire».

Rifacendosi al brano del Vangelo di Giovanni, il porporato ha aggiunto che le tre azioni proprie di chi conduce il gregge, e cioè «ascoltare, conoscere e seguire, sono i pilastri essenziali per orientare la formazione e, quindi, la conversione che è per sua natura sempre generativa». Quindi ha espresso a nome della Chiesa di Roma la sua gratitudine all’Ac, sottolineandone la peculiarità e lo stile: «Grazie per non avere mai fatto sentire la porta chiusa per nessuno ma avere invece accolto e coinvolto tutti, perché ognuno ha sete del Vangelo». E ancora, «grazie per avere avuto il coraggio di non far mai tacere la gioia creativa dell’annuncio» realizzato non «con il linguaggio dei fuochi d’artificio ma della quotidianità, nei cammini feriali e senza protagonismo», sapendo anche «fare dei passi indietro per mostrare come è la Chiesa, la Sposa bella». In particolare, citando le parole di Vittorio Bachelet, storico presidente nazionale dell’Ac – «a noi non interessa fare bella l’Ac ma fare bella la Chiesa» -, De Donatis ha evidenziato come l’associazione abbia contribuito «a fare maturare nell’umile ferialità laici impegnati, veri discepoli di carità e tessitori di solida fraternità». Infine, concludendo, ha chiesto a tutti i responsabili, gli animatori, gli assistenti e gli aderenti «di proseguire nel cammino andando ad ascoltare il grido della nostra città con la tenace tenerezza che definisce la vostra identità».

Al termine della Messa, prima di proseguire i festeggiamenti nel cortile del Vicariato, la presidente diocesana dell’Ac ha portato il suo saluto al cardinale vicario ringraziandolo per il sostegno e assicurando per il futuro l’impegno dell’associazione nel «donare speranza a partire dalle fragilità, facendoci trovare là dove le persone vivono, favorendo il dialogo e creando reti fin dalle parrocchie per fare di Roma una grande comunità accogliente, certi che le diversità non potranno mai essere
disuguaglianze».

Nella foto, i soci del Circolo studentesco Angelo Mai, anni 20 (Archivio della Presidenza diocesana di Roma dell’Azione Cattolica Italiana)

La celebrazione con il cardinale vicario è stata il primo passo di un cammino che condurrà l’associazione a celebrare, nella primavera del 2020, la XVIII assemblea diocesana. Per l’occasione è stata inaugurata anche una mostra fotografica: 16 pannelli con più di 50 immagini per la maggior parte inedite, che sono stati esposti per la giornata di sabato 11 nel chiostro del Palazzo del Vicariato. Un itinerario storico, dal primo Circolo romano della Società della Gioventù cattolica agli sviluppi dell’organizzazione diocesana, fino al rinnovamento dello Statuto e ai giorni nostri, passando attraverso il confronto con il fascismo, l’impegno per la ricostruzione, lo sviluppo dei rami della gioventù maschile e femminile e gli anni del post Concilio. Due pannelli speciali sono dedicati ai 50 anni dell’Acr e altri due ai movimenti Studenti e Lavoratori. L’esposizione, spiegano dalla presidenza diocesana, «è il frutto di più di un anno di lavoro di ricerca negli archivi dell’associazione romana e in quelli dell’Isacem, l’Istituto per la storia dell’Azione cattolica e del movimento cattolico in Italia – Paolo VI». Le parrocchie potranno richiedere di poter utilizzare la mostra sui 150 Anni di Azione cattolica a Roma in occasione delle loro assemblee, scrivendo a  150anni@acroma.it.

13 maggio 2019