Azzardo, “Papa Giovanni XXIII”: «Governo non faccia cassa sui più fragili»
L’appello del presidente Fadda sulla riforma del gioco fisico, che prevede una revisione delle distanze di sicurezza dai luoghi sensibili e il tentativo di evitare la riduzione delle sale
«Rivolgiamo un sentito appello al governo affinché contenga la diffusione del gioco d’azzardo». Il presidente della Comunità Papa Giovanni XXIII Matteo Fadda interviene in merito alla riforma nazionale del gioco fisico, che prevede una revisione delle distanze di sicurezza dai luoghi sensibili e il tentativo di evitare la riduzione delle sale scommesse. L’esecutivo, esorta, «non ceda alla tentazione di aumentare le entrate delle casse erariali a discapito di chi rimane schiacciato dai debiti di gioco. Non si renda corresponsabile di indurre nuove dipendenze da gioco».
Il presidente della realtà fondata da don Oreste Benzi cita i numeri. «La raccolta per il Gioco in Italia è arrivata ormai a 160 miliardi l’anno»; al contempo «aumentano le persone che sviluppano problemi di dipendenza dal gioco, che ormai si stima siano oltre un milione, di cui solo l’1% arriva a contatto con i servizi per la lotta alle dipendenze. Un dramma – sottolinea – perché ogni persona che rimane agganciata al gioco patologico trascina con sé una famiglia, con conseguenze tragiche».
La riforma in discussione prevede la modifica delle norme circa il distanziamento delle sale giochi da luoghi sensibili e la modifica degli orari di apertura, con l’obiettivo di rendere più diffusa e frequente l’offerta “gioco”. Si tratta, insomma, di rendere maggiormente fruibile il gioco d’azzardo. Ancora, si chiede di allentare anche i vincoli circa la pubblicità del gioco per rendere possibile l’estensione dei “giochi fisici” a ritmi ancora più aggressivi.
In questi ultimi anni, ricordano dalla “Papa Giovanni XXIII”, la spesa per il gioco fisico – Slot, Gratta e Vinci, Videolottery Terminal VLT – è aumentata di oltre il 30% nonostante le limitazioni introdotte dal decreto Dignità del 2018 e le diverse ordinanze emanate dai singoli comuni. «Il gioco fisico e il gioco online si sono sempre più diffusi e radicati – conclude Fadda – e non necessitano di ulteriori permessi per rendere possibile la presenza di altre sale gioco magari vicino a luoghi facilmente accessibili come centri ricreativi, luoghi d’istruzione, oratori, centri per anziani. La spesa pro capite per il gioco varia molto in Italia e in media può arrivare anche a 2mila euro all’anno».
Nell’analisi del presidente della Comunità, «a nulla serve la distinzione tra punti gioco certificati e non, basata sulla formazione del personale, già presente in molte realtà. Con la campagna “Mettiamoci in gioco” chiediamo in modo risoluto – rimarca – che la riforma tanto attesa del gioco fisico tenga conto in primo luogo della salute delle persone, in particolar modo delle persone più fragili ed esposte al rischio del gioco, e sappia mantenere aperto il dialogo con gli enti locali».
5 febbraio 2025

