Bambino Gesù, trapianto riuscito per il bimbo positivo al coronavirus

6 anni, affetto da leucemia linfoblastica acuta, era stato sottoposto al trattamento con plasma ottenuto da un soggetto guarito dall’infezione virale

Parla di «giornata storica» l’assessore alla Sanità della Regione Lazio Alessio D’Amato. Il riferimento è allo «straordinario gioco di squadra che ha visto impegnate eccellenze del nostro sistema sanitario come l’ospedale pediatrico Bambino Gesù, l’Istituto Spallanzani e l’Azienda ospedaliera San Camillo», rendendo possibile il trapianto di midollo per il bimbo di 6 anni, affetto da leucemia linfoblastica acuta, che, nel mese di marzo, era risultato positivo al nuovo coronavirus con tutta la famiglia: mamma e papà. «Per favorire l’eliminazione del virus – riferiscono dal Bambino Gesù, che ha effettuato l’intervento -, il bambino era stato ricoverato al Centro Covid di Palidoro e sottoposto al trattamento con plasma ottenuto da un soggetto guarito dall’infezione virale. Una volta negativizzato, è stato possibile eseguire l’atteso trapianto con le cellule staminali emopoietiche prelevate dal papà, anche lui nel frattempo guarito dal virus». Ora il piccolo sta bene, «non ha avuto complicanze e verrà sottoposto ai normali controlli post-trapianto».

La famiglia era arrivata da Londra nell’ottobre scorso, per curare al Bambino Gesù una recidiva della malattia da cui il piccolo è affetto: la leucemia linfoblastica acuta. Immediato il via al programma di terapie preparatorie da parte dell’équipe del Dipartimento di Oncoematologia e Terapia cellulare e genica: chemio e immunoterapia per abbassare la “carica” della malattia sino alla soglia che consente al trapianto di avere le migliori probabilità di successo, ovvero di guarire definitivamente dalla leucemia. Cure che hanno prodotto l’effetto sperato, fino alla vigilia dell’intervento, quando, non avendo trovato un donatore compatibile, si decide di procedere con il trapianto di cellule staminali emopoietiche da genitore.

«A marzo 2020, in piena pandemia, i genitori del bambino vengono sottoposti alle indagini necessarie per stabilire quale sarà il candidato alla donazione di midollo – riferiscono ancora dall’ospedale pediatrico -. Nella serie di esami è previsto anche lo screening per il Covid-19. Bambino e genitori risultano positivi al test: papà e figlio sono asintomatici, la mamma con lievi sintomi». È necessario quindi attendere che tutti siano negativi, «in particolare il piccolo paziente che ha le difese immunitarie già compromesse dalla leucemia». Al tempo stesso però occorre rispettare il programma di intervento, per scongiurare una nuova recidiva del tumore. Di qui la scelta di procedere con l’infusione di plasma iperimmune, «per dare al bambino delle “armi” in più per eliminare virus e per ridurre il rischio di complicanze indotte dall’infezione virale, mettendo in circolo una carica di anticorpi “forti».

Ottenuta l’autorizzazione per uso compassionevole dal Comitato Etico del Bambino Gesù e il nulla osta del Centro Regionale Sangue, il trattamento viene effettuato il 9 maggio nel Centro Covid di Palidoro, dove il piccolo era stato ricoverato in via precauzionale, grazie alla collaborazione sviluppata con l’Ospedale Spallanzani – «per il reclutamento del donatore di plasma con il migliore titolo di anticorpi neutralizzanti» – e l’Ospedale San Camillo  – «per la raccolta del plasma tramite aferesi, inattivazione – procedura con cui vengono bloccati gli eventuali patogeni presenti – e congelamento» -. Nel frattempo, anche il papà del bambino, donatore di midollo prescelto, risulta finalmente negativo al tampone.

Il 29 maggio quindi si procede al trapianto, nella sede del Bambino Gesù del Gianicolo, con la  tecnica messa a punto dall’équipe di Franco Locatelli, direttore del Dipartimento di Onco-ematologia e Terapia cellulare e genica e sviluppata nell’ospedale pediatrico della Santa Sede con la più ampia casistica al mondo – «circa 700 i trapianti da genitore effettuati fino a oggi» –  su bambini affetti da leucemie e tumori del sangue. «Il piccolo ora è in ottime condizioni generali, non ha avuto complicanze post-trapianto, le cellule del papà si stanno moltiplicando e si avvia verso la guarigione completa», fanno sapere dal Bambino Gesù.

Per Locatelli, che è anche docente di Pediatria alla Sapienza, «questo caso è la dimostrazione di come la collaborazione tra centri di eccellenza presenti nella regione Lazio, improntata allo scrupolo rispetto delle corrette procedure cliniche e scientifiche, consenta di ottenere le risposte più efficaci per i pazienti anche in tempi di pandemia. Voglio ringraziare personalmente i colleghi dell’Ospedale Spallanzani, in particolare Giuseppe Ippolito, e i colleghi dell’Ospedale San Camillo, con cui abbiamo il piacere di condividere questo risultato positivo».

12 giugno 2020