Bassoli: «Cooperazione e riduzione delle disuguaglianze, per costruire pace e sicurezza»
Dal coordinatore della Rete italiana Pace e Disarmo, appello all’Europa per una politica estera a tutela dei civili. L’invito all’Ue a diventare «protagonista della fine del conflitto Russia – Ucraina»
Destinazione Strasburgo. Per scuotere le istituzioni e ribadire che «la pace parte dal lavoro, non dalle armi». Questo il leitmotiv che accompagnerà la Carovana della Pace delle Acli “Peace at Work. L’Italia del lavoro costruisce la pace”. Partirà il 2 settembre da Palermo e attraverserà l’Italia, dai cantieri alle scuole e alle fabbriche. Tra le tappe centrali, quella che incrocerà la Marcia per la pace Perugia-Assisi del 12 ottobre. Il 15 dicembre è previsto l’arrivo al Parlamento europeo. Si tratta di una grande iniziativa itinerante che ha ricevuto il patrocinio dell’Ufficio nazionale Cei per i problemi sociali e del lavoro, della Rete Pace e Disarmo, della Fondazione PerugiAssisi e del ministero del Lavoro e delle politiche sociali. «Pace e lavoro sono parte di un’unica idea di società», sottolinea a Roma Sette Sergio Bassoli, coordinatore della Rete italiana Pace e Disarmo.
Quale sarà l’appello alle istituzioni?
Innanzitutto, la richiesta di avere un’Europa che si schieri in modo deciso per una politica estera che costruisca pace e sicurezza comune attraverso la cooperazione e la riduzione delle disuguaglianze. Se l’Unione europea non prende atto che la causa principale dell’attuale crisi internazionale risiede nelle condizioni di vita disumana che affliggono più della metà della popolazione mondiale, è ovvio che poi si giustificano la corsa al riarmo, i muri, la caccia al nemico, la paura e l’odio.
Intanto, proprio il mese scorso, l’Alleanza atlantica ha alzato l’asticella delle spese militari al 5% del Pil entro il 2035.
Sappiamo che occorre avere un sistema di difesa europeo. Ma siamo consapevoli anche che questo deve essere fatto in funzione di una società disegnata con valori e norme di carattere universale. È necessario portare la politica a una riflessione più profonda.
Secondo il presidente nazionale delle Acli Emiliano Manfredonia, è proprio la politica che sta fallendo, non tanto la diplomazia.
Le dichiarazioni, anche le migliori, come quelle del nostro ministro degli Esteri Tajani, non sono più sufficienti. Occorre che la politica si schieri in modo deciso a protezione delle popolazioni civili, applicando il diritto internazionale senza utilizzare il cosiddetto doppio standard nei confronti del nemico Putin e dell’amico Netanyahu.
Come valuta la situazione nella Striscia?
Quello che sta succedendo è semplicemente inaccettabile. Ognuno degli attori in causa ha delle responsabilità. Hamas va condannato e deve rispondere per i crimini commessi il 7 ottobre. Ma detto questo, bisogna sottolineare che lo Stato di Israele attraverso il suo governo sta compiendo un vero e proprio crimine di guerra, come dimostra l’indagine da parte della Corte di giustizia internazionale sul rischio sempre più vicino della violazione della convenzione contro il genocidio.
Quale strada di pace ritiene possibile?
Serve l’accordo per il riconoscimento pieno e totale dei diritti dei due Stati, ma sarebbe solo il punto di partenza. Come soluzione conclusiva pensiamo che sarebbe ottimale avere una federazione di due Stati con uguali diritti. Ma oggi è stato sparso troppo odio per pensare a una cosa simile. Come società civile internazionale dobbiamo sostenere i palestinesi e gli israeliani che credono ancora che sia possibile convivere.
Nel frattempo, nonostante l’accordo sullo scambio di prigionieri, si è conclusa con un nulla di fatto la terza tornata di colloqui russo-ucraini in Turchia.
Chiediamo che l’Unione Europea esca da quel vicolo cieco in cui si è cacciata con le sanzioni e con la risposta muscolare di difendere l’Ucraina con le armi. Invochiamo che diventi la protagonista della fine del conflitto, aprendo i negoziati e non lasciando la situazione in mano ad altri attori, come l’amministrazione americana e la Turchia.
In questo quadro, pensa che la voce della Chiesa sarà ascoltata? Papa Leone XIV ha aperto le porte della Santa Sede per far dialogare le parti.
Già con Papa Francesco la Chiesa ha inciso sull’agenda politica. Ritengo che anche Papa Leone XIV possa giocare un ruolo molto importante a sostegno della costruzione di una società più giusta. La presa di posizione di Pizzaballa su Gaza, poi, così come l’appello congiunto di Zuppi e De Paz sono espressioni significative che parlano anche al mondo laico e in termini ecumenici a tutto il mondo.
28 luglio 2025

