“Buonasera brava gente”, lo spettacolo che aiuta a discernere

Due serate romane per Beppe Frattaroli, artista cresciuto alla scuola di sant’Ignazio. Collaborazioni con nomi famosi, nel 2015 un’esibizione davanti al Papa

Canzoni che parlano all’anima e dell’anima: sono quelle di Beppe Frattaroli, artista abruzzese ma romano d’adozione, musicista, arrangiatore, autore di musiche per il teatro e la musica leggera. Le occasioni per ascoltare dal vivo a Roma l’originale spettacolo, intitolato “Buonasera brava gente”, portato già in scena in varie parti d’Italia – davanti a un pubblico che definire eterogeneo è poco, dalle piazze della Locride al carcere dell’Ucciardone di Palermo, passando per i presbiteri della diocesi di Sulmona – sono due: domenica 24 febbraio, alle ore 17, al Teatro S. Giustino (viale Alessandrino, 144), e domenica 3 marzo, alle ore 19.30, al Teatro SS. Sacramento (largo Agosta).

«Non è un classico progetto di christian music” – sottolinea l’autore in una telefonata iniziata come un’intervista e finita con una conversazione sulla fede -. La tematica è quella del discernimento delle voci dell’anima, un tema che parla a tutti. Vengo dagli esercizi spirituali di sant’Ignazio di Loyola, che in qualche modo mi hanno influenzato nella composizione, ma nelle mie canzoni non ci sono riferimenti diretti alla religione».

Frattaroli sottolinea di non avere la presunzione di catechizzare o giudicare nessuno attraverso i suoi spettacoli, ma solo la vocazione a “gettare semi” per guardarsi dentro e «far emergere la bellezza che può scaturire se riusciamo a distinguere i nostri movimenti interiori». Percorso artistico e cammino spirituale si intrecciano per il cantautore in continua ricerca: «Nella mia vita ho imparato che la ricerca stessa di Dio ha cambiato il mio modo di vedere le cose. Poi il dubbio accomuna tutti, credenti e non, ma posso dire con certezza che cercare una familiarità con Dio aiuta, ed è questo quello che canto», ci confida il cantautore abruzzese.

«Il mio obiettivo è far riflettere le persone e mi carica di responsabilità essere uno strumento, attraverso i miei strumenti che sono la musica e le canzoni, per portare Dio alla gente, e sono felice che questo accada». Un momento determinante della sua lunga carriera, che vanta collaborazioni con Barbara Eramo, Tosca, Paola Turci, Kay McCarthy, Ciro Caravano (Neri per caso), Claudio Passavanti, Giulio Golia (Le Iene), e tanti altri, è stato quando ha cantato per Papa Francesco nell’Aula Paolo VI, il 30 aprile 2015, all’incontro delle Comunità di Vita Cristiana e della Lega missionaria studenti d’Italia. Oggi Beppe Frattaroli è convinto che, proprio come dice Papa Francesco, sia necessario avere il coraggio di “sporcarsi le mani” e spendersi in prima persona, senza delegare, e anche che «ci vuole una Chiesa che torni a parlare per strada con le persone, io lo faccio a modo mio, attraverso gli spettacoli».

Un artista, dunque, che non teme di far passare contenuti alti attraverso brani di musica leggera, felice di essere libero di fare una strada “in salita” rispetto ai percorsi dello show-business, e di ritrovarsi, alla fine degli spettacoli, sia chi lo coinvolge in incontri di spiritualità, sia chi apprezza la sua musica. «Come possiamo con la mente guidare la mente. Come con i pensieri determinare i nostri pensieri?», si chiede presentando il suo spettacolo, non un semplice concerto, ma un vero e proprio viaggio verso l’equilibrio dell’anima, un lavorio interiore in cui l’artista sulmonese segna le coordinate, e la bussola è l’amore, sentimento banalizzato in tante canzoni, ma inteso qui come misericordia anche verso se stessi.

«Credo che lo spettacolo abbia una forza in sé, però la vera forza non è mia, ma quella che già sant’Ignazio aveva capito nel Millequattrocento, e cioè che nella fede non ci sono solo i miracoli, ma la spiritualità si serve anche della nostra ragione per liberarci dal male», riflette Frattaroli. Per spiegare ulteriormente il senso dello spettacolo, Frattaroli afferma: «Questo spettacolo mi matura dentro, sono io il primo a fare ogni volta un discernimento che mi fa scoprire cose diverse di me e questo mi fa capire che c’è qualcosa di più grande della forma comunicativa spettacolo».

22 febbraio 2019