Caldo incontro del Papa coi giovani di S. Egidio

Dicembre 1978, l’incontro di Giovanni Paolo II in occasione della visita alla parrocchia di San Francesco Saverio alla Garbatella

Un incontro affettuoso e molto poco protocollare: questo in sintesi la nota dominante della visita di Giovanni Paolo II all’asilo autogestito dalla Comunità di Sant’Egidio, domenica pomeriggio alla Garbatella. In precedenza il Papa si era recato nella parrocchia di S. Francesco Saverio e poco prima dalle monache Cappuccine di clausura, le stesse che ormai da cinque anni affittano alla Comunità di Sant’Egidio i locali in cui i giovani della Comunità gestiscono, con il coinvolgimento attivo delle mamme, una scuola materna per 40 bambini, il massimo che le piccole stanze possano contenere. Appena uscito dal monastero, il Papa è stato attratto da uno striscione bianco e dalle voci dei giovani della Comunità che lo invitano a far visita all’asilo: Giovanni Paolo II si è avvicinato, ha chiesto di che si trattava (ma sapeva già che era l’asilo di Sant’Egidio, perché il card. Vicario glielo aveva spiegato in precedenza) e si è informato su come si entrava.

Subito dopo, la visita, che è durata circa un quarto d’ora. Il Papa infatti non si è accontentato di un’occhiata superficiale ma ha voluto avere spiegazioni sull’asilo, sul significato dei disegni dei bambini appesi alle pareti e in genere sulle attività della comunità nel quartiere c’è molta violenza, e i bambini stessi sono piuttosto violenti», ha spiegato una delle maestre, ma il Papa non sapeva cosa voleva dire «violenza» e ha chiesto spiegazioni. Così il discorso si è sviluppato sulla situazione del quartiere, sul rapido sviluppo, sui fenomeni di emarginazione, sulla disoccupazione giovanile e sulle attività della comunità che, in collaborazione con la parrocchia, svolge un’opera di evangelizzazione e di promozione umana per combattere questi fenomeni. è a questo punto che Giovanni Paolo II ha esclamato: «Bravi, crescete e moltiplicatevi!».

Il Papa si è poi soffermato davanti ad una piantina di Roma sulla quale erano segnati i luoghi dove opera la Comunità, in genere tutta la fascia periferica della città. I giovani hanno spiegato che anche in altre borgate la Comunità svolge un’opera di assistenza agli anziani, per sottrarli alla loro condizione di abbandono, di presenza tra i giovani, per prevenire fenomeni delinquenziali o di rapido disadattamento; tra gli adulti lavoratori, per svolgere un’opera di evangelizzazione e di promozione umana tra quanti ormai da tempo non vanno più in parrocchia; tra i giovani lavoratori, spesso soggetti a miti di facile evasione come la droga; tra i bambini, che molto spesso in periferia ricevono la loro prima educazione direttamente dalla strada. In due località, Borgata Alessandrina e Torrenova, la Comunità gestisce direttamente due zone pastorali affidatele dalle rispettive parrocchie, mentre altrove raccoglie comunità di adulti che celebrano la liturgia domenicale, sempre in un rapporto di collaborazione con la diocesi e con le parrocchie. A questo punto il Papa ha abbracciato don Vincenzo Paglia e ha detto: «Quest’opera deve continuare, questo lavoro in periferia è molto importante».

Prima di andarsene Giovanni Paolo II si è seduto su uno dei piccoli banchi dell’asilo (“Il Papa torna all’asilo», ha detto qualcuno dei presenti e il Papa ha fatto un largo sorriso) dove ha scritto un breve pensiero con la sua firma nel registro della comunità. Quando era già sulla porta ha chiesto: «Dov’è Sant’Egidio? Dobbiamo incontrarci ancora». Sorridendo il Santo padre si è allontanato, accompagnato dal card. Vicario, che più volte in passato si è interessato dell’attività della Comunità e in particolare ha aiutato l’esperienza dell’asilo autogestito.

10 dicembre 1978