Carcere ostativo, Covid e rave party nel primo decreto legge del governo Meloni
Tra le misure approvate, il rinvio al 30 dicembre dell’attuazione della riforma Cartabia – una di quelle richieste dal Pnrr entro fine anno -. Completata la squadra di governo con la nomina di 39 nuovi sottosegretari, di cui 8 viceministri. La premier: «Non ci sono problemi per ora»
Si è presentata in conferenza stampa con i ministri Piantedosi (Interno), Schillaci (Sanità) e Nordio (Giustizia), la premier Giorgia Meloni, per illustrare il primo decreto-legge del suo governo, emanato nel primo Consiglio dei ministri operativo dopo quello dell’insediamento, lunedì 31 ottobre. Un provvedimento unico che comprende il cosiddetto «ergastolo ostativo», misure per il Covid-19 e i rave party, oltre al rinvio al 30 dicembre dell’attuazione della riforma Cartabia, una di quelle richieste dal Pnrr con scadenza entro la fine dell’anno. Approvata anche la nomina di 39 nuovi sottosegretari, 8 dei quali diventeranno viceministri.
Due, dunque, i punti relativi alla giustizia. Il primo, relativo all’ergastolo ostativo, esclude automaticamente dai benefici carcerari i detenuti che non collaborano con i magistrati. Un automatismo che la Corte costituzionale aveva giudicato contrario alla Costituzione e alla Convenzione europea dei diritti dell’uomo in quanto nega in radice il valore redentivo della pena, dando un anno di tempo al Parlamento per provvedere. L’obiettivo: evitare conseguenze socialmente pericolose, dato che la misura interessa soprattutto i detenuti di mafia. Scaduto il termini, la Corte aveva concesso un’ulteriore proroga di 6 mesi, rinviando la decisione all’8 novembre. Sciolte le Camere, quindi, il nuovo governo ha trasferito le norme approvate a Montecitorio nel marzo scorso all’interno del decreto-legge appena varato. In concreto, prevista la valutazione di ogni singolo caso da parte del magistrato, su iniziativa del detenuto che deve dimostrare di avere i requisiti necessari per accedere ai benefici.
Si tratta di un provvedimento rivendicato dalla presidente del Consiglio come atto «simbolico», di cui aveva parlato anche nella relazione sulla fiducia: una conferma, ha dichiarato in conferenza stampa, che la lotta alla criminalità organizzata è un obiettivo» del governo e che contro la mafia «non si faranno passi indietro». Smentite dalla premier anche le critiche legate al secondo punto del decreto sulla giustizia: il rinvio al 30 dicembre dell’entrata in vigore della riforma Cartabia, una di quelle richieste dal Pnrr con scadenza entro la fine dell’anno. «Ci prendiamo due mesi», ha spiegato Meloni, per dare tempo agli uffici di organizzarsi – come richiesto dai magistrati – e per chiarire meglio l’applicazione di alcun norme, in particolare la procedibilità solo a querela di parte di alcuni reati su cui oggi si procede d’ufficio. «Non c’è alcun rischio che il Piano venga compromesso», ha assicurato.
Ancora: diventa reato l’organizzazione dei rave party, ovvero di raduni «non autorizzati» che superano le 50 persone, da cui possa derivare «un pericolo per l’ordine pubblico o la pubblica incolumità o la salute pubblica». Previste la reclusione da 3 a 6 anni per gli organizzatori, oltre alla confisca degli oggetti e dei mezzi utilizzati per l’occupazione illegale. «Credo che sia interesse di tutti contrastare i rave illegali – ha osservato il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, spiegando in un’intervista al Corriere della Sera l’obiettivo del provvedimento -. Trovo invece offensivo attribuirci la volontà di intervenire in altri contesti, in cui si esercitano diritti costituzionalmente garantiti, a cui la norma chiaramente non fa alcun riferimento». In ogni caso, ha aggiunto, «la conversione dei decreti si fa in Parlamento, non sui social. In quella sede ogni proposta sarà esaminata dal governo».
Ultima misura contenuta nel decreto: l’anticipo al 1° novembre della fine dell’obbligo vaccinale per il personale sanitario. Per la premier, è la fine dell’«approccio ideologico» nella gestione Covid. Una scelta che il ministro Schillaci ha collegato al mutamento del quadro epidemiologico e alla necessità di recuperare medici e infermieri per sopperire alle carenze di organico. Il titolare della Sanità ha comunicato anche la firma di un’ordinanza che proroga al 31 dicembre 2022 l’obbligo delle mascherine negli ospedali e nelle Rsa.
«Non ci sono problemi per ora», ha assicurato la premier incontrando i giornalisti. Sulla stessa linea anche i ministri presenti. A una settimana dall’insediamento, ha rimarcato Meloni, l’esecutivo lavora «con compattezza ed entusiasmo», nonostante il centrodestra a guida Fdi sia arrivato a governare il Paese «nel momento più difficile per la nazione». Quindi, ha chiosato: «Mi aspetto dalla mia squadra compattezza e lealtà e le sto riscontrando».
2 novembre 2022

