Carceri, l’Europa “bacchetta” l’Italia su sovraffollamento, violenze e 41-bis

Il rapporto pubblicato a Strasburgo e i rilievi mossi dal Comitato prevenzione tortura. «Maggiore ricorso a misure alternative alla detenzione»

Il regime detentivo speciale del 41-bis, il sovraffollamento, le violenze. Questi i punti principali sui quali il Comitato del Consiglio d’Europa per la prevenzione della tortura (Cpt) “bacchetta” l’Italia con alcuni pesanti rilievi, nel rapporto pubblicato ieri, 21 gennaio, a Strasburgo. La prima raccomandazione è «abolire la misura d’isolamento diurno imposto dal tribunale come sanzione penale accessoria per i detenuti condannati a reati che prevedono la pena dell’ergastolo». L’invito: «Avviare una seria riflessione sul regime detentivo speciale detto 41-bis, al fine di offrire ai detenuti un minimo di attività utili e di porre rimedio alle gravi carenze materiali osservate nelle celle e nelle aree comuni delle sezioni 41-bis visitate». Ancora, nel rapporto vengono descritti «diversi casi di maltrattamenti fisici inflitti ai detenuti dal personale della polizia penitenziaria». Si raccomanda quindi alle direzioni delle carceri in questione di «esercitare maggior controllo sul personale di polizia penitenziaria e di far sì che ogni denuncia di maltrattamenti di questo tipo sia sottoposta a un’indagine efficace da parte dell’autorità giudiziaria».

Il Cpt segnala anche che la popolazione carceraria totale negli ultimi anni «ha continuato ad aumentare in modo progressivo»; invita quindi le autorità italiane a «garantire che ogni detenuto disponga di almeno 4 metri quadri di spazio personale vitale nelle celle collettive e ad adoperarsi per promuovere maggiormente il ricorso a misure alternative alla detenzione». Riguardo al tema dei maltrattamenti fisici da parte del personale di polizia penitenziaria, nel rapporto vengono illustrati «alcuni casi di percosse (anche nei confronti di un detenuto sottoposto a regime 41-bis) su cui sono state raccolte informazioni, in particolare nel carcere di Viterbo». Tali maltrattamenti, si legge nel testo, «consistevano principalmente nell’estrarre i detenuti dalla loro cella a seguito di un evento critico e nell’infliggere loro calci, pugni e colpi di manganello in luoghi non coperti da telecamere a circuito chiuso». A dimostrazione, il Comitato del Consiglio d’Europa riferisce di descrizioni di «lesioni corporali», nelle cartelle cliniche dei detenuti in questione, «considerate compatibili con le accuse di maltrattamento». Si attendono chiarimenti o smentite da parte della autorità italiane.

Diverse, in realtà, le segnalazioni e richieste di intervento alle autorità italiane: dalle docce fatiscenti e insalubri alla «struttura spartana e austera dei cortili di passeggio», fino, in alcuni casi, alla qualità scadente del cibo. In materia di regime penitenziario, «malgrado le disposizioni generose relative ai periodi giornalieri di permanenza fuori dalle celle previste dal sistema penitenziario italiano», il Cpt ha constatato che «il personale penitenziario continua a fraintendere il concetto di sorveglianza dinamica, che richiede lo sviluppo di relazioni costruttive tra gli agenti di custodia e i detenuti, ponendo in risalto la nuova concezione del ruolo degli agenti penitenziari, che non devono limitarsi a svolgere una funzione di “sorveglianti del mazzo di chiavi”, come invece avviene tuttora». Evidenziate anche «persistenti disparità regionali» relative all’assistenza sanitaria nelle carceri, che è di competenza delle Autorità sanitarie regionali e locali, «relative alle condizioni delle strutture sanitarie e al numero del personale medico e infermieristico che vi lavora».

22 gennaio 2020