Caritas Art, quando l’accoglienza passa anche dall’arte

Alla Cittadella della carità “Santa Giacinta” inaugurata la mostra con le opere degli ospiti-artisti dei servizi attivi in diocesi insieme agli studenti del liceo artistico Via di Ripetta

L’arte accoglie e unisce le persone. È questo il messaggio della mostra Caritas Art, promossa dalla Caritas diocesana e inaugurata ieri, 27 giugno, nella Cittadella della carità “Santa Giacinta” e che sarà visitabile gratuitamente fino al 2 luglio. Sei sculture e 54 dipinti su tela, realizzati dagli ospiti dei diversi centri di accoglienza della diocesi, che si integrano con i murales all’interno della foresteria realizzati dagli studenti del liceo artistico Via di Ripetta.

Panorami di Roma, boschi e profondità marine si accostano a sculture che evocano la Vergine Maria e ai dipinti su migranti, icone religiose, paesaggi in stile Van Gogh e non mancano riferimenti alla pace in Ucraina. Le opere d’arte sono state realizzate da poveri, senza dimora e rifugiati di realtà quali l’ostello di via Marsala, Casa Santa Giacinta, Casa Wanda, centro Villa Glori, i Centri di pronto intervento minori Tata Giovanni e Torre Spaccata e Casa Santa Bakhita.

Tante le storie. Come quella di Brindusa Mihaela Tudose, rumena che ha raggiunto sua madre in Italia, dove si trovava per lavoro, oppure Rabia Nur Yildirim, ragazza turca richiedente asilo o ancora Daniel, un uomo peruviano da due anni nel nostro Paese ma ancora senza documenti, bloccato dalla burocrazia e da lavori troppo saltuari. Ci sono poi le opere contro la guerra di Zhanna Valevska, arrivata un anno fa dall’Ucraina. Lei parla bene italiano perché lavorava per un’azienda italiana e ora collabora con progetti di cura per bambini ucraini all’ospedale Bambino Gesù. Chi è arrivato, 15 anni fa, da molto lontano è Erwin Alfredo Bendfeldt Rosada. Faceva il pittore e lo scultore in Guatemala, ma «sono stato costretto a fuggire per la dittatura – racconta -. Mi hanno sparato in testa ma non sono morto, mi ha trovato, nella fossa comune, un sacerdote e mi ha salvato. Ho lontanissime origini romane e nelle mie opere faccio vedere che c’è sempre un legame tra le persone e tra i popoli. Sono stato salvato e accolto, non potevo non farlo vedere in ciò che dipingo».

L’accoglienza è stata il tratto sottolineato dai 52 studenti delle classi 3° e 4° D. «L’idea è nata vedendo lo stato di questi luoghi e ci abbiamo impiegato due mesi», spiega il docente Virgilio Mollicone, che ha coordinato i ragazzi con i colleghi Stefano Bufalini e Marco Miliasi. «L’accostamento dei murales spiega come le diversità possono andare d’accordo ed essere un tutt’uno» dice. Alexander Muse, 18 anni ha lavorato al disegno esterno, la città di Roma. «È la prima cosa che si vede entrando – afferma -, quindi doveva essere come un grande abbraccio. Il prendersi cura dell’altro l’abbiamo vissuto anche tra di noi, aiutandoci in squadra». A fargli eco la compagna Maya Pietrobono. «Con alcune amiche – dichiara – abbiamo realizzato i volti delle stanze della mensa. Ci sono le sagome, ma non i dettagli del viso, perché così chiunque si può immedesimare e sentirsi parte della stessa comunità».

«Un progetto che ha voluto dare voce ai nostri ospiti e ai sogni dei ragazzi», spiega invece Paola Aversa segretaria generale della Fondazione Caritas Roma. A chi vive situazioni di disagio «abbiamo voluto dare la possibilità di urlare e affermare, con l’arte, le loro difficoltà, la loro emarginazione, ma anche la speranza». Nel corso della serata inaugurale – che ha avuto come madrine la cantante di X Factor Italia Sherol Dos Santos, la scrittrice Orietta Cicchinelli e la giornalista Isabella Di Chio – anche alcune brevi esibizioni musicali e pièce teatrali.

28 giugno 2023