Caritas italiana: «A Gaza non è guerra, è crudeltà»

L’organismo rilancia l’appello di Leone XIV per «un immediato cessate il fuoco». E ribadisce la scelta di «stare sempre dalla parte degli ultimi, delle vittime. Di padre Romanelli e della piccola comunità cristiana. La carità non è neutrale»

«Quello che accade a Gaza “non è guerra, è crudeltà”». Da Caritas italiana prendono a prestito le parole di Papa Francesco nel suo ultimo discorso alla Curia romana per commentare, in una nota diffusa ieri, 17 luglio, le notizie arrivate nelle ultime ore da Gaza, dove un raid israeliano ha colpito l’unica parrocchia latina della Striscia, intitolata alla Sacra Famiglia. Il bilancio aggiornata parla di 3 morti e 9 feriti, di cui uno in condizioni critiche a altri 2 in condizioni gravi. Ferito lievemente a una gamba anche il parroco, il religioso argentino Gabriel Romanelli, che Francesco era solito chiamare quasi tutti i giorni, dal 7 ottobre 2023, per avere notizie della piccola comunità cristiana e per assicurare la sua vicinanza.

Immagini, quelle arrivate da Gaza, che «si aggiungono a quelle delle violenze, delle distruzioni degli ultimi mesi e anni, in Terra Santa come altrove – si legge nella nota dell’organismo pastorale -. In comunione con papa Leone XIV, Caritas italiana fa proprio l’appello per “un immediato cessate il fuoco”. La speranza che ciò avvenga non esime dal pronunciare parole chiare non solo contro la guerra ma anche contro ciò che la alimenta», precisano, denunciando la brutalità di un conflitto «che non risparmia i più fragili e calpesta il diritto internazionale».

Proprio per questo, «con il Vangelo della carità tra le mani e la parola della verità sulle labbra», l’organismo Cei chiede con forza alla comunità internazionale «di condannare ogni forma di terrorismo e di sospendere la vendita di armi che alimentano i conflitti, così come sta accadendo a Gaza. Non si può predicare la pace e intanto alimentare il fuoco della guerra. Non si può sostenere la vita, mentre si arma la mano che uccide. Fino a quando dovranno morire bambini sotto le bombe, tra le braccia delle loro madri? Fino a quando dovremo contare vittime innocenti? Fino a quando pensiamo di dover considerare ancora “collaterale” la distruzione di interi quartieri, l’assedio alla popolazione civile, la fame usata come arma?».

E la presidenza di Caritas italiana, che firma la nota, non ha dubbi: «Non è più tempo di attendere. È tempo di scegliere da che parte stare. E noi scegliamo di stare sempre dalla parte degli ultimi, delle vittime, di chi non ha più voce – dichiara -. Dalla parte di chi è sotto le macerie. Dalla parte di chi ogni giorno, a Gaza, continua a salvare vite anche rischiando la propria. Dalla parte di padre Gabriel Romanelli e della piccola comunità cristiana che continua ad annunciare, pur nella distruzione, la “buona notizia” per tenere accesa “la fiamma smorta” e non spezzare “la canna incrinata».

Il punto è che «la carità non è neutrale. Non lo è mai stata, perché sempre ci chiama ad assumere una posizione chiara, a prendere decisioni concrete per il bene, anzitutto, delle nostre sorelle e dei nostri fratelli più piccoli. La pace è, oggi più che mai, una responsabilità collettiva, un impegno concreto e corale, una profezia che va custodita anche a costo di andare controcorrente», è la conclusione della nota. Di qui l’invito: «A ogni livello, ciascuno si senta interpellato a fare la propria parte, perché, come Martin Luther King, non abbiamo paura degli urli dei violenti, ma del silenzio degli onesti».

18 luglio 2025