Caso Cospito, interviene il Comitato nazionale di bioetica
La maggioranza dei componenti risponde ai quesiti del ministero della Giustizia su un paziente detenuto che rifiuta le cure: «Se in pericolo di vita, il medico intervenga»
Il Comitato nazionale di bioetica (Cnb) si è pronunciato in risposta ad alcuni quesiti posti, lo scorso 6 febbraio, dal ministero di Giustizia, in riferimento a un paziente in stato di detenzione che rifiuta le cure mediche. Mai nominato espressamente l’anarchico Alfredo Cospito – condannato a 20 anni di reclusione per l’attentato del 2006 contro la scuola allievi carabinieri di Fossano e dal 5 maggio 2022 in regime di reclusione 41-bis nel carcere di massima sicurezza di Bancali in Sardegna per i «numerosi messaggi che, durante lo stato di detenzione, ha inviato a destinatari all’esterno del sistema carcerario, documenti destinati ai propri compagni anarchici, invitati esplicitamente a continuare la lotta contro il dominio, particolarmente con mezzi violenti ritenuti più efficaci» -, dal 20 ottobre 2022 in sciopero della fame contro le condizioni del 41-bis.
«Nel caso di imminente pericolo di vita, quando non si è in grado di accertare la volontà attuale del detenuto, il medico non è esonerato dal porre in essere tutti quegli interventi atti a salvargli la vita». Questo è il parere espresso dalla maggioranza dei componenti del Cnb lunedì 6 marzo, in una nota in cui si ricorda che la stessa Corte europea dei diritti umani (Cedu) «ha sostenuto di recente che “né le autorità penitenziarie, né i medici potranno limitarsi a contemplare passivamente la morte del detenuto che digiuna”. Le Dat sono incongrue, e dunque inapplicabili, ove siano subordinate all’ottenimento di beni o alla realizzazione di comportamenti altrui, in quanto utilizzate al di fuori della ratio della L.219/2017».
Il Comitato è comunque diviso. Sono 9 infatti i componenti che ritengono «che non vi siano motivi giuridicamente e bioeticamente fondati che consentano la non applicazione della L.219/2017 nei confronti della persona detenuta in sciopero della fame, anche in pericolo di vita. Anche in questo caso la nutrizione e l’idratazione artificiali possono essere rifiutate, anche mediante le Dat e la pianificazione condivisa delle cure. Il diritto inviolabile di vivere tutte le fasi della propria esistenza senza subire trattamenti sanitari contro la propria volontà – derivazione logica del diritto alla intangibilità della sfera corporea di ogni essere umano – costituisce un principio costituzionale fondamentale del nostro ordinamento».
Ancora, altri membri del Cnb «ritengono che un diverso bilanciamento dei principi in gioco non sia da escludere, anche guardando all’esperienza di altri Paesi. Considerano tuttavia che un intervento del legislatore sia la via obbligata, comunque stretta per vincoli e giurisprudenza costituzionali» e sottolineano «la necessità di offrire un esplicito e chiaro riferimento normativo a chi si troverà a prendere queste decisioni, a partire dai medici», è la conclusione del comunicato.
Cospito intanto, attraverso il suo legale Flavio Rossi Albertini, ha depositato al tribunale di sorveglianza di Milano una richiesta di differimento pena, per motivi di salute, nella forma della detenzione domiciliare. La richiesta è ora al vaglio dei giudici che dovranno fissare l’udienza, che potrebbe tenersi il 24 marzo. Nel frattempo il 55enne è stato nuovamente trasferito dal carcere di Opera nel reparto di medicina penitenziaria del San Paolo di Milano, proprio il 6 marzo, per l’aggravarsi delle sue condizioni di salute, dopo che negli ultimi giorni ha deciso di assumere solo acqua, sale e zucchero, senza nessun integratore. Al momento i valori sono tornati abbastanza in linea con la sua condizione. «Il trasferimento in ospedale è una notizia che ci attendevamo – ha spiegato a Sky Tg24 il suo difensore – ma è stata assunta repentinamente forse alla luce dei valori del potassio e per la rinuncia ad assumere gli integratori salvavita dopo il rigetto della Cassazione. Lui non ha vocazione suicida, sta facendo una battaglia per la vita, trascorrere anni al 41 bis è una “non vita”».
8 marzo 2023

