Cei: è il momento di «politiche adeguate e coraggiose»

Conclusa la sessione primaverile del Consiglio permanente. All’attenzione dei vescovi, le «”faglie sociali” tra i ricchi e i sempre più poveri». Il comunicato finale

Conclusa ieri, 24 marzo, la sessione primaverile del Consiglio permanente della Cei, che ha visto al centro della riflessione dei vescovi «il difficile momento che l’Italia e il mondo intero stanno attraversando a causa della pandemia e del suo drammatico “effetto domino” sulla salute, sul lavoro, sull’economia e sull’educazione», si legge nel comunicato finale. Nell’analisi dei presuli – preoccupati per la «tenuta sociale del Paese» -, l’esplosione di «vere e proprie “faglie sociali” tra i più ricchi e i sempre più poveri». Di qui il richiamo a «un forte senso di responsabilità che deve accomunare le istituzioni, sia quelle civili sia quelle religiose», insieme alla richiesta di «una maggiore presenza, materiale e spirituale, per evitare che la forbice delle disuguaglianze continui ad allargarsi, recidendo certezze e prospettive, compromettendo lo sviluppo dell’intero sistema nazionale e gettando nelle braccia della criminalità e dell’usura chi non vede una via d’uscita».

Alla luce di questa situazione, ribadita dai vescovi la necessità di «politiche adeguate e coraggiose, capaci di sostenere cittadini e famiglie, in particolare i più fragili, e di dare anima e corpo alla ripresa». In concreto, viene indicata l’indispensabilità di «un’efficace rete di supporto e di consiglio» per quanti si trovano in situazioni debitorie, oltre che la necessità di elaborare «progetti innovativi ed efficaci» per i piccoli imprenditori «la cui attività, pur essendo momentaneamente in crisi, mostra però una sostenibilità prospettica». Ancora, si parla di «questione occupazionale», che «non può più essere disgiunta da quella ambientale», di denatalità, povertà educativa e campagna vaccinale anti Covid. «Solo mettendo in campo azioni concertate e concrete – hanno evidenziato i membri del Consiglio permanente – si può parlare di futuro in termini realistici e possibili».

Nelle parole dei vescovi, anche questo tempo «può diventare terreno fertile per stimolare, accompagnare e orientare la rigenerazione, rafforzando quanto di buono e di bello è già in atto, riaccendendo la passione pastorale, prendendo sul serio l’invito a rinnovare l’azione attraverso un costante discernimento comunitario». Aprendo «all’ascolto del cambiamento d’epoca» e iniziando a «camminare insieme». In quest’ottica, il cammino sinodale, sollecitato da Papa Francesco, si configura come «un processo, scandito dal ritmo della comunione, da slanci e ripartenze. Se la grande sfida è la conversione missionaria della pastorale e delle comunità – si legge ancora nel comunicato finale -, ciò che serve è un metodo sinodale che aiuti a mettere a fuoco il mutamento in corso, a intercettare le istanze delle diverse componenti del popolo di Dio, a valorizzare le peculiarità pastorali delle Regioni ecclesiastiche e delle diocesi, delle parrocchie e delle realtà ecclesiali tenendo in considerazione la storia, la ricchezza e i bisogni dei rispettivi contesti». In ascolto delle persone e dei territori.

Non un contenuto in più, insomma, ma «uno stile capace di trasformare il volto della Chiesa che è in Italia. Il sogno, condiviso, è che ogni comunità possa acquisire uno stile sinodale», l’auspicio dei vescovi. In quest’ottica, «è necessario combattere ogni autoreferenzialità e individualismo, non avere paura di mettersi in discussione e di rendere i laici protagonisti di un cammino che ha nell’Evangelii Gaudium di Papa Francesco la bussola e nell’esperienza del Convegno ecclesiale nazionale di Firenze una base da cui partire». La questione del cammino sinodale, delle sue modalità di attuazione e dei tempi di realizzazione sarà discussa durante la prossima Assemblea generale, che dovrebbe svolgersi a Roma dal 24 al 27 maggio 2021.

Affrontata, nella sessione primaverile, anche la questione del progetto innestato dall’Incontro di riflessione e spiritualità “Mediterraneo frontiera di pace”, volto a Bari nel febbraio 2020. Un evento di cui i vescovi hanno ribadito «il valore e il significato» e che «non si vuole isolato nella storia. Un cammino da compiere, insieme, per dare la nostra risposta con il Vangelo ai problemi della Chiesa, alle nostre Chiese e alla società di oggi. Solo tessendo relazioni fraterne è possibile promuovere il processo d’integrazione», è la convinzione dei presuli. L’idea condivisa da tutti i vescovi dei Paesi che si affacciano sul Mare Nostrum è quella di individuare piste per far sì che «l’evento del 2020 non resti un unicum ma apra cammini di riflessione e di azione a livello locale e internazionale».

Ripresa infine la riflessione sulle tre Istruzioni della Congregazione per l’educazione cattolica sull’affiliazione, l’aggregazione e l’incorporazione degli Istituti di studi superiori. Ai vescovi è stata illustrata la mappatura delle Istituzioni in questione. «Il confronto sul tema ha permesso di allargare lo sguardo ai Seminari e alla formazione sacerdotale – informa il comunicato -. La riflessione proseguirà nelle prossime sessioni del Consiglio permanente».

25 marzo 2021