Cei: «La Chiesa che è in Italia condivide disagio e sofferenza del Paese»

Dopo il nuovo decreto della presidenza del Consiglio dei ministri, la Conferenza dei vescovi recepisce le misure emanate e invita alla corresponsabilità

All’indomani del nuovo decreto della presidenza del Consiglio dei ministri, «finalizzato a definire in modo unitario il quadro degli interventi per arginare il rischio del contagio del “coronavirus” (COVID-19) ed evitare il sovraccarico del sistema sanitario», la presidenza della Cei recepisce le indicazioni emanate. A cominciare dalle cosiddette “zone rosse”. «Il testo – si legge in un comunicato diffuso questa mattina, 5 marzo – conferma le misure restrittive emanate lo scorso 1 marzo e destinate a restare in vigore fino a domenica 8 marzo inclusa, con le quali in tre regioni (Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna) e in alcune province (Savona, Pesaro e Urbino) sono state stabilite limitazioni anche per i luoghi di culto, la cui apertura richiede l’adozione di misure tali da evitare assembramenti di persone». Alla luce del confronto con il governo, spiegano dalla Cei, in queste specifiche realtà i vescovi chiedono che sia sospesa la celebrazione delle Messe «durante la settimana», vale a dire le Messe feriali.

Il nuovo decreto inoltre stabilisce per l’intero territorio nazionale, fino al 3 aprile, «la sospensione delle manifestazioni, degli eventi e degli spettacoli di qualsiasi natura, ivi inclusi quelli cinematografici e teatrali, svolti in ogni luogo, sia pubblico sia privato, che comportano affollamento di persone tale da non consentire il rispetto della distanza di sicurezza interpersonale di almeno un metro». I vescovi ricordano anche, tra le misure di prevenzione, «l’espressa raccomandazione a tutte le persone anziane o affette da patologie croniche o con multimorbilità ovvero con stati di immunodepressione congenita o acquisita, di evitare di uscire dalla propria abitazione o dimora fuori dai casi di stretta necessità e di evitare comunque luoghi affollati nei quali non sia possibile mantenere la distanza di sicurezza interpersonale di almeno un metro».

In tutte le aree non a rischio  dunque, «assicurando il rispetto di tali indicazioni in tutte le attività pastorali e formative», la Cei ribadisce la «possibilità di celebrare la Santa Messa, come di promuovere gli appuntamenti di preghiera che caratterizzano il tempo della Quaresima». Le misure adottate, riconoscono i vescovi, mettono in crisi le abituali dinamiche relazionali e sociali. «La Chiesa che è in Italia condivide questa situazione di disagio e sofferenza del Paese e assume in maniera corresponsabile iniziative con cui contenere il diffondersi del virus. Attraverso i suoi sacerdoti e laici impegnati – si legge ancora nella nota – continua a tessere con fede, passione e pazienza il tessuto delle comunità. Assicura la vicinanza della preghiera a quanti sono colpiti e ai loro familiari; agli anziani, esposti più di altri alla solitudine; ai medici, agli infermieri e agli operatori sanitari, al loro prezioso ed edificante servizio; a quanti sono preoccupati per le pesanti conseguenze di questa crisi sul piano lavorativo ed economico; a chi ha responsabilità scientifiche e politiche di tutela della salute pubblica».

5 marzo 2020