Cesare Battisti in Italia

L’annuncio nella serata del 13 gennaio dal premier Conte: «Ad attenderlo ci saranno le nostre carceri, affinché possa espiare le condanne all’ergastolo che i tribunali italiani gli hanno inflitto»

Un volo diretto da Santa Cruz, in Bolivia, a Roma. Cesare Battisti sbarcherà all’aeroporto di Ciampino alle 12.30 di questa mattina, 14 gennaio. «Ad attenderlo – affermava nella serata di ieri il premier italiano Giuseppe Conte dando la notizia del suo rientro in Italia – ci saranno le nostre carceri affinché possa espiare le condanne all’ergastolo che i tribunali italiani gli hanno inflitto a suo tempo con sentenze passate in giudicato, non certo a causa delle sue idee politiche bensì per i quattro delitti commessi e per i vari reati connessi alla lotta armata e al terrorismo».

L’ex terrorista dei Proletari armati per il comunismo (Pac) è stato stato catturato sabato 12 gennaio a Santa Cruz, città al centro della Bolivia, da una squadra speciale dell’Interpol, con agenti boliviani, italiani e brasiliani. Al momento dell’arresto aveva barba e baffi, non era armato e non ha opposto resistenza. Quattro, in particolare, gli omicidi ai quali Battisti è accusato di aver preso parte o di aver fornito “copertura armata”, verso la fine degli anni ’70. A cominciare da quello che per i Pac è stato il suo “battesimo di fuoco”: l’omicidio del maresciallo dei carabinieri Andrea Santoro, il 6 giugno 1978. L’anno dopo, nel 1979, gli altri tre omicidi: due a Milano e uno vicino a Mestre. Il 16 febbraio, nel giro di poche ore, vengono uccisi nel capoluogo lombardo il gioielliere Pierluigi Torregiani e a Mestre il macellaio Lino Sabbadin, entrambi colpiti per avere in precedenza sparato e ucciso un rapinatore. In particolare, per il delitto di Torregiani Cesare Battisti è stato poi condannato in quanto mandante e ideatore mentre nell’omicidio Sabbadin, avvenuto due ore dopo, è accusato di aver fornito “copertura armata”. Ancora, Battisti è accusato di essere l’esecutore materiale anche di un altro delitto: quello dell’agente della Digos milanese Andrea Campagna, ucciso il 19 aprile 1978 con cinque colpi di pistola nella zona della Barona. Due telefonate al Secolo XIX e a Vita rivendicano l’omicidio a nome dei Proletari armati per il comunismo. 

«Penso che mio padre, Sabatini e Campagna possano finalmente riposare in pace – è il commento di Alberto Torregiani, figlio di Pierluigi, il gioielliere ucciso nel 1979 -. La ferita non è ancora chiusa, sarà chiusa quando sarà determinata la carcerazione». Anche il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha espresso la sua soddisfazione per l’arresto del latitante. Mattarella si augura che «Battisti venga prontamente consegnato alla giustizia italiana affinché sconti la pena per i gravi crimini di cui si è macchiato in Italia e che lo stesso avvenga per tutti i latitanti fuggiti all’estero».

Di carattere analogo il commento del ministro della Giustizia Alfonso Bonafede. Battisti, ha affermato, «tornerà in Italia direttamente dalla Bolivia. In questo modo, l’ex terrorista sconterà la pena che gli è stata comminata dalla giustizia italiana: l’ergastolo!». Cesare Battisti, ha commentato sui social il vicepremier e ministro dell’Interno Matteo Salvini, è «un delinquente che non merita una comoda vita in spiaggia ma di finire i suoi giorni in galera. Ringrazio per il grande lavoro le forze dell’ordine italiane e straniere, la Polizia, l’Interpol, l’Aise e tutti coloro che hanno lavorato per la cattura di Cesare Battisti». Nel post anche una foto del latitante catturato, sovrastata dalla scritta “La pacchia è finita”.

Arrestato per banda armata nel 1979, Battisti riesce a evadere dal carcere di Frosinone due anni dopo, mentre è in corso l’istruttoria. Fugge in Francia e per un anno viva da clandestino a Parigi, dove conosce la sua futura moglie. I due si trasferiscono in Messico, dove nasce anche una bambina. Durante il soggiorno messicano, i giudici italiani lo condannano in contumacia all’ergastolo per quattro omicidi. Battisti torna a Parigi dove, nel frattempo, sono andate a vivere moglie e figlia. Qui fa il portiere di uno stabile frequenta una comunità di rifugiati italiani, inizia a scrivere romanzi noir. Resta in Francia fino al 2004, quando viene concessa l’estradizione: nel mese di agosto fugge, tornando latitante, fino al nuovo arresto in Brasile, il 18 marzo 2007.

All’inizio del 2009 l’ex esponente dei Pac ottiene dallo Stato sudamericano lo status di rifugiato politico, che crea forti dissapori tra Italia e Brasile. Il pronunciamento viene dichiarato illegittimo dal Tribunale supremo federale brasiliano il 18 novembre dello stesso anno ma l’allora presidente Lula da Silva decide di non concedere l’estradizione. Battisti viene arrestato ancora nell’ottobre 2017, mentre fugge dal Brasile in Bolivia, poco dopo che il nuovo presidente brasiliano Michel Temer si era espresso sull’estradizione in Italia. Proprio da Temer arriva la revoca dello status di rifugiato e l’ordine di estradizione in Italia me il Tribunale supremo federale rinvia la decisione e conce misure alternative al carcere.

È con l’elezione alla carica di presidente del Brasile di Jair Bolsonaro che, per l’ex terrorista, si torna a parlare di estradizione. A ordinare l’arresto, nel dicembre scorso, è proprio un magistrato del Supremo tribunale federale. Il presidente uscente Temer firma il decreto e Battisti sparisce. Dal Brasile arriva l’ammissione che «potrebbe aver lasciato il Paese» e vengono diffuse le foto di possibili travestimenti». Il 12 gennaio 2019 la cattura in Bolivia.

14 gennaio 2019