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Cile, appello dei vescovi per la fine della violenze

Il messaggio della Conferenza episcopale. Al centro, l’urgenza del dialogo: il Paese «non può aspettare». L’invito: «Abbattere i muri e costruire ponti»

di Redazione online pubblicato il 14 Novembre 2019
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In un messaggio pubblicato al termine della 119ª assemblea plenaria della Conferenza episcopale, martedì 12 novembre, i vescovi del Cile rivolgono il loro messaggio al Paese, chiedendo un dialogo nazionale senza esclusioni, ampio, partecipativo e diversificato, e la fine delle violenze di ogni tipo. “Il Cile non può aspettare!”: questo il titolo del documento, rilanciato dall’Agenzia Fides.

«Per amore del nostro Paese, mettiamo fine alla violenza! Di fronte alle denunce di violazioni dei diritti umani, di morti, feriti, atti vandalici, saccheggi, distruzione di infrastrutture pubbliche e private – si legge nel testo – insistiamo fermamente e con forza affinché tutti i tipi di violenza cessino. La nostra storia ci insegna il grave danno che la rottura dell’istituzionalità e la sistematica trasgressione della dignità delle persone hanno lasciato in molti concittadini e nell’anima del Cile».

Anche nella presentazione video del messaggio si ribadisce l’«urgenza» del rispetto e del dialogo. Per i presuli, «nell’attuale scenario, in cui la nazione è stata invitata a un’ampia riflessione su una nuova Costituzione, è essenziale un dialogo nazionale senza esclusioni, ampio, partecipativo e diversificato, che comprenda non solo i protagonisti politici ma anche tutti gli uomini e le donne di buona volontà; deve coinvolgere movimenti e organizzazioni sociali e del lavoro, seguendo il legittimo canale istituzionale». Nel documento si sottolinea che «l’amicizia civica, la giustizia e il rispetto per l’istituzionalità sono la condizione essenziale della convivenza e della ricostruzione del tessuto sociale». Quindi la conclusione: «Il Cile non può aspettare! Dobbiamo tutti fare del nostro meglio per abbattere i muri che ci separano e costruire i ponti che ci consentano di incontrarci e costruire un patto sociale che ci condurrà a un futuro con più giustizia, con pace e dignità».

La situazione nel Paese intanto sta degenerando. Sebbene il presidente Piñera abbia proposto tre accordi per risolvere al più presto la crisi – accordo di pace, per la giustizia e per cambiare la Costituzione – le piazze non sembrano calmarsi. Anche lo sciopero generale di martedì 12 novembre, così come alcune manifestazioni, sono finite con atti di violenza gratuita contro le sedi governative e le proprietà private in diverse città cilene. La punta dell’iceberg di una crisi sulla quale la Chiesa cattolica sta lavorando da tempo a diversi livelli «ma purtroppo in questo momento non c’è disponibilità ad un atteggiamento di ascolto», affermano da Fides.

14 novembre 2019

ciledialogovescovi
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