Cittadinanza a Zaki: via libera del Senato

La mozione che impegno il governo ad avviare l'iter approvata con 208 voti favorevoli. La senatrice Segre: «C'è qualcosa nella sua storia che prende in modo particolare: ricordare quando un innocente è in prigione». Amnesty: «Auspichiamo favorisca la scarcerazione»

Con 208 voti favorevoli, zero contrari e 33 astenuti, il Senato ha approvato ieri, 14 aprile, la mozione che impegna il governo ad avviare l’iter per concedere la cittadinanza italiana a Patrick Zaki e a procedere sulle iniziative per la liberazione del ricercatore egiziano iscritto a un master dell’Università di Bologna. Un’iniziativa, quella della mozione presentata dal senatore Pd Francesco Verducci, che si affianca a diverse altre messe in campo negli oltre 14 mesi di detenzione di Zaki, tra cui l’attivazione della Convenzione Onu contro la tortura, promossa dalla senatrice Michela Montevecchi, del Movimento 5 stelle.

«Nei fatti Patrick Zaki è già italiano – ha scritto su Twitter il deputato LeU Erasmo Palazzotto -. Nel nostro Paese ha i suoi studi, le sue passioni e i suoi amici. Bene la mozione in Senato in discussione, si proceda spediti per rendere ufficialmente Patrick cittadino italiano. E grazie alla Senatrice Liliana Segre per la sua generosità e il suo coraggio. #FreePatrickZaki».  La senatrice a vita infatti aveva annunciato martedì 13 aprile la sua presenza in Aula per il voto. «La detenzione di Zaki senza processo – aveva detto – è una violazione clamorosa dei diritti umani e civili che lo Stato democratico italiano non può accettare senza fare il possibile per ottenere la liberazione del prigioniero, a partire dalla concessione immediata della cittadinanza». Di qui la scelta di mettersi in viaggio fino a Roma, nonostante la pandemia, a 90 anni. «C’è qualche cosa nella storia di Zaki che prende in modo particolare – è il commento rilasciato a Radio Popolare -: ricordare quando un innocente è in prigione. Siccome io questo l’ho provato, io per la colpa di essere nata, e ricordo cosa sono i giorni passati dentro la cella, quando non si sa se preferire la porta chiusa o che si apra e qualcuno entri e ti faccia o ti dica qualcosa che ti possa far soffrire ancora di più. Sarò sempre presente almeno spiritualmente quando si parla di libertà», ha assicurato.

Soddisfazione anche nella nota di Riccardo Noury, portavoce di Amensty International Italia, che parla di «un atto importante, che dimostra come la vicenda dello studente egiziano dell’Università di Bologna che ha superato i 14 mesi di detenzione sia una priorità che il Parlamento italiano intende affrontare e continuare a seguire con attenzione». Nelle parole di Noury, l’auspicio che «la concessione della cittadinanza italiana, oltre che  ribadire che quella di Patrick Zaki è una vicenda di violazione dei diritti umani che riguarda anche il nostro Paese, possa favorire la scarcerazione di Patrick». Contestualmente però il portavoce di Amnesty Italia evidenzia «l’incoerenza di un governo che pur dimostrandosi, con l’impegno assunto ieri, preoccupato per le sorti di Patrick Zaki, prosegue senza soluzione di continuità i propri rapporti con un governo repressivo com’è quello del presidente al-Sisi: è di pochi giorni fa infatti la consegna della seconda fregata militare allo stato egiziano». E ribadisce con forza che «nessuna motivazione politico-economica può far passare in secondo piano le orribili violazioni dei diritti umani in Egitto come quelle cui è sottoposto Patrick Zaki da oltre 14 mesi e che colpiscono tantissimi attivisti, avvocati, difensori dei diritti umani e giornalisti detenuti arbitrariamente solo in ragione delle loro opinioni».

Anche dalle Acli commentano l’approvazione della mozione sulla cittadinanza in Senato come un «segnale importante. Ora però – aggiungono – ci aspettiamo che il governo si impegni per la liberazione dello stesso Zaki e per la verità e la giustizia per Giulio Regeni. Dobbiamo tuttavia essere tutti consapevoli che se continua a prevalere la logica che le democrazie per prosperare abbiano bisogno delle dittature e di chi viola i diritti umani, Next Generation Eu o qualsiasi altro ambizioso green new deal non basteranno da soli a farci traguardare quel mondo nuovo che questo cambiamento d’epoca reclama – si legge in una nota diffusa nella serata di ieri -. Anzi prima o poi i nostri troppi ed emergenziali compromessi potrebbero rivelarsi complici di una deriva bellica, a partire anche dal Mediterraneo, sempre più pericolosa». Nell’analisi delle Acli, «serve che noi si ceda potere per essere insieme un’Europa che abbia un’unica voce sulla politica estera. Solo così daremo sovranità ai diritti nostri e di ogni essere umano, smettendo di dipendere dalle oscenità altrui, come quelle della Turchia, muro disumano della nostra indifferenza verso tante vittime della guerra globale a pezzi».

15 aprile 2021