Coldiretti: 9 Comuni su 10 a rischio frane e alluvioni
Il commento dopo l’ultima ondata di maltempo sull’Italia, con vittime, famiglie sfollate e danni a infrastrutture e campi. Il presidente Prandini: servono «bacini di accumulo»
Due vittime: un uomo di 78 anni, rimasto ucciso nel crollo della sua abitazione a Fontanelice, in provincia di Bologna, a causa di una frana; e uno di oltre 80 anni, morto in mattinata a Castel Bolognese (Ravenna), travolto dalle acque del Senio esondato. È il bilancio più tragico dell’ondata di maltempo che si sta abbattendo sull’Italia, con fiumi esondati, famiglie sfollate e danni alle abitazioni, alle strade, ai campi e ai frutteti.
Analizzando i dati Ispra, da Coldiretti rilevano che in Italia oltre 9 Comuni su 10 (93,9%) hanno parte del territorio in aree a rischio idrogeologico per frane e alluvioni, anche per effetto del cambiamento climatico in atto con una tendenza alla tropicalizzazione che si manifesta con una più elevata frequenza di manifestazioni violente, sfasamenti stagionali, il rapido passaggio dal sole al maltempo e precipitazioni particolarmente intense. Dal presidente Ettore Prandini il cordoglio per le vittime travolte dalle acque, ma anche alcune indicazioni di rotta per il futuro. «Con le precipitazioni sempre più violente – spiega – è necessario avere dei bacini di accumulo che trattengano l’acqua a monte creando le condizioni per evitare situazioni di criticità per le esondazioni dei fiumi come purtroppo è avvenuto in Emilia Romagna». A questo scopo, sottolinea l’importanza di «utilizzare al meglio le risorse del Pnrr, dei fondi di coesione e del REpowerEu, per investire nei bacini di accumulo che diventano quindi fondamentali per la sicurezza di tutto il nostro Paese, conservando l’acqua in eccesso per ridistribuirla quando serve».
Se è vero infatti che «la pioggia è attesa per ripristinare le scorte idriche in laghi, fiumi, terreni e montagne, i forti temporali con precipitazioni violente – rilevano da Coldiretti – peggiorano la situazione anche con frane e smottamenti poiché i terreni secchi non riescono ad assorbire l’acqua che cade violentemente e tende ad allontanarsi per scorrimento. Una situazione figlia del cambiamento climatico che ha estremizzato gli eventi estremi e che rende urgente agire con progetti di lungo periodo». Basti pensare che «dal 2012 a oggi il suolo sepolto sotto asfalto e cemento non ha potuto garantire l’assorbimento di oltre 360 milioni di metri cubi di acqua piovana che ora scorrono in superficie aumentando il rischio idrogeologico».
In Italia, concludono dall’organizzazione, «l’eccezionalità degli eventi atmosferici è ormai la norma, con una tendenza alla tropicalizzazione che si manifesta con una più elevata frequenza di manifestazioni violente, sfasamenti stagionali, precipitazioni brevi ed intense ed il rapido passaggio dal sole al maltempo, con danni alle strutture e alle infrastrutture nelle campagne che hanno superato i 6 miliardi di euro nell’ultimo anno».
3 maggio 2023

