Colombia: l’allarme dei vescovi sulla violenza nelle periferie
Nella plenaria, spazio all’analisi della realtà nazionale e regionale. Preoccupazione per il panorama politico frammentato. «Quando lo Stato non arriva, sono gli illegali a dettare le regole»
Iniziata lunedì 7 luglio l’assemblea plenaria dei vescovi colombiani, che mettono al centro l’analisi della realtà nazionale e regionale. A partire dalla diagnosi fornita dal gruppo di esperti, consulenti del Servizio episcopale per il perdono, la riconciliazione e la pace, costituito dai vescovi durante la scorsa assemblea, e confermata dalle sessioni di lavoro per province ecclesiastiche, che ha rivelato modelli allarmanti di violenza, abbandono da parte dello Stato ed economie illegali che continuano a frammentare il Paese, cominciando dai territori.
Nell’apertura dei lavori, il presidente della Conferenza episcopale colombiana Francisco Javier Múnera Correa, arcivescovo di Cartagena, ha espresso preoccupazione per il panorama politico complesso e frammentato della nazione. Nel successivo laboratorio, con esperti e testimoni, si è riflettuto su pace, sicurezza, possibili soluzioni alla violenza. Un forte allarme è giunto da alcuni vescovi di zone periferiche. Nelle parole dell’arcivescovo di Florencia Omar de Jesús Mejía Giraldo, «quando lo Stato non arriva, sono gli illegali a dettare le regole». Sulla stessa linea il vescovo di Ocaña Orlando Olave, secondo cui «è l’assenza dello Stato che porta alla presenza di attori armati che stanno conquistando quei territori. L’elemento che alimenta questa situazione di violenza è la stessa realtà dell’illegalità, non solo il narcotraffico, ma anche l’estrazione mineraria, nonché il racket e le estorsioni».
Guardando al futuro, l’arcivescovo di Popayán Omar Sánchez ha messo a fuoco l’obiettivo di «incoraggiare la speranza, a partire dai nostri piani pastorali».
9 luglio 2025

