Colombia: sale il bilancio delle vittime delle proteste e delle repressioni

33 i morti e 108 i desaparecidos. L’esercito nel terreno dei Clarettiani, in violazione dei protocolli Onu. Amnesty: «Eccessivo e non necessario uso della forza»

Situazione ancora critica in Colombia, a oltre una settimana dallo sciopero nazionale che ha dato il via, in piena pandemia, a un’ondata di proteste, per lo più pacifiche anche se con eccessi di vandalismo, e alla conseguente repressione, in vari casi violenta, da parte di Polizia e di Esercito. Il bilancio al momento è di 33 morti e 108 persone scomparse. Vittima della situazione anche una madre sul punto di partorire prematuramente: un blocco stradale da parte di alcuni manifestanti ha fermato, nel dipartimento del Cundinamarca, l’ambulanza che trasportava e il piccolo, rende noto il coordinamento Uniti per la vita, non è sopravvissuto.

Dai Clarettiani è arrivata nella giornata di ieri, 6 maggio, una nota che denuncia l’occupazione da parte dell’Esercito delle proprie strutture educative di Bosa, nella periferia di Bogotá: alcuni elicotteri, informano, sono atterrati abusivamente nel terreno della scuola clarettiana di Bosa e successivamente hanno fatto irruzione nella stessa area anche dei reparti di Polizia. Operazioni in violazione dei protocolli delle Nazioni Unite, che «proibiscono l’uso di istituzioni educative per operazioni militari», si legge nel comunicato. I Clarettiani affermano di non essere stati informati dell’operazione ed esprimono la propria condanna per quanto accaduto, assieme alla solidarietà per le vittime, riaffermando «la difesa della vita nella sua integrità e dei diritti umani».

Nel frattempo cresce la richiesta di chiarimenti e la condanna per le repressioni giudicate eccessive da parte della comunità internazionale. «Preoccupazione» da parte della Commissione interamericana per i diritti umani (Cidh) per l’alto numero di persone scomparse mentre Amnesty International denuncia «l’eccessivo e non necessario uso della forza contro i dimostranti» e parla di «detenzioni arbitrarie, torture, violenze sessuali e sparizioni». Anche il quotidiano inglese “The Guardian” ha messo a disposizione un numero WhatsApp per inviare video e foto che documentino atti di violenza e repressione. Ancora, la Comunità di Sant’Egidio di Bogotá rivolge un appello alla pacificazione e al dialogo e si esprime contro «qualsiasi uso della violenza».

A dare voce alla Commissione della verità, il presidente, il gesuita Francesco De Roux: «La Commissione per la verità, in quanto istituzione statale, esprime la sua profonda preoccupazione per il fatto che la protesta legittima di milioni di colombiani, in particolare giovani colombiani, sia stata repressa violentemente da membri della forza pubblica e contaminata da individui che vandalizzano e distruggono». Tra le prese di posizione anche quella del vescovo di Quibdo Juan Carlos Barreto, che nell’aderire alla preghiera nazionale convocata per la giornata di oggi, 7 maggio, dall’episcopato, chiede invocare la fine della diseguaglianza sociale, una delle più gravi al mondo, dell’estremismo e polarizzazione ideologica, degli «eccessi nell’uso della forza da parte degli agenti».

7 maggio 2021