Conclave: le tappe verso l’elezione
Iniziate le meditazioni che segnano la nuova fase del percorso per la scelta del nuovo Papa. La Messa “pro eligendo Pontifice”, la processione verso la Cappella Sistina e l’extra omnes (“fuori tutti”) pronunciato dal maestro delle celebrazioni liturgiche
Con la prima meditazione di questa mattina, 29 aprile, affidata all’abate di San Paolo fuori le Mura dom Donato Ogliari, la fase delle Congregazioni generali che vede impegnato il Collegio cardinalizio vive uno dei passi importanti in vista del Conclave. È infatti la prima delle due meditazioni pre-conclave «circa i problemi della Chiesa in tale momento e la scelta illuminata del nuovo pontefice», decise dai cardinali nel rispetto della Costituzione apostolica “Universi dominici gregis” emanata da Giovanni Paolo II il 22 febbraio 1996 e aggiornata da Benedetto XVI il 22 febbraio 2013, documento guida che il Collegio cardinalizio è chiamato a seguire durante la Sede vacante e in vista dell’elezione del nuovo pontefice.
Ma anche altri elementi segnano l’avvio di una nuova fase. La Cappella Sistina è infatti chiusa al pubblico da ieri per i lavori di allestimento necessari per l’elezione, così come sono sospese le visite ai Giardini Vaticani e alla Necropoli della Via Triumphalis. Deve essere garantita la segretezza delle operazioni di voto che avranno inizio nel pomeriggio di mercoledì 7 maggio. A quella data – secondo la costituzione il Conclave inizia tra il quindicesimo e il ventesimo giorno dalla morte del Papa – guarda ormai il mondo, mentre i cardinali proseguono le Congregazioni generali, previste ogni giorno (tranne il 1° e il 4 maggio).
Prima dell’avvio delle operazioni di voto, però, sono necessari altri momenti preliminari. La mattina del 7 maggio, nella basilica di San Pietro – che in questi giorni ospita i Novendiali, le celebrazioni eucaristiche in suffragio di Papa Francesco, tra cui quella di ieri affidata alla Chiesa di Roma – sarà celebrata la Messa “pro eligendo Pontifice”. Ultimo atto pubblico, che nel 2013, poco più di ventiquattr’ore prima dell’elezione che portò Jorge Mario Bergoglio al soglio di Pietro, fu presieduta dal cardinale Angelo Sodano. È infatti al decano del Collegio cardinalizio che spetta questo compito, e questa volta toccherà a Giovanni Battista Re, lo stesso che ha presieduto la Messa esequiale di Papa Francesco nella mattina di sabato 26 aprile davanti a 250mila fedeli in piazza San Pietro.
Appena poche ore dopo la Messa “pro eligendo”, nel pomeriggio, i soli cardinali elettori – quelli al di sotto degli 80 anni di età – che alloggeranno a Casa Santa Marta si riuniranno nella Cappella Paolina del Palazzo Apostolico, dalla quale muoveranno in processione verso la Cappella Sistina invocando lo Spirito Santo con il canto del “Veni creator”. Nella Sistina i 135 elettori – ma è possibile che qualcuno non possa partecipare per problemi di salute – presteranno giuramento ponendo la mano sul Vangelo, impegnandosi a rispettare il segreto in merito a ciò che accadrà durante il Conclave. Al termine di questa fase, il maestro delle celebrazioni liturgiche pontificie, l’arcivescovo Diego Ravelli, pronuncerà la formula ormai nota, “extra omnes”, quel “fuori tutti” che sancisce l’inizio vero e proprio del Conclave davanti agli splendidi affreschi di Michelangelo.
A questo punto i cardinali chiamati ad eleggere il successore di Pietro ascolteranno la seconda delle meditazioni previste dalla Costituzione apostolica e affidate «a due ecclesiastici di specchiata dottrina, saggezza ed autorevolezza morale»: a tenerla sarà proprio un loro confratello, impossibilitato – per limiti di età – a partecipare alle operazioni di voto: si tratta di padre Raniero Cantalamessa, il 90enne cappuccino che per oltre 44 anni è stato predicatore della Casa Pontificia. Solo dopo questa meditazione i cardinali decideranno se procedere al primo scrutinio, una volta usciti lo stesso Cantalamessa e il maestro delle celebrazioni liturgiche pontificie. Nessuno avrà accesso alla Sistina. Le norme prevedono tra l’altro «accurati e severi controlli, anche con l’ausilio di persone di sicura fede e provata capacità tecnica, perché non siano subdolamente installati mezzi audiovisivi di riproduzione e trasmissione all’esterno».
Il Conclave sarà guidato dal cardinale Pietro Paolin, già segretario di Stato negli anni del pontificato di Francesco, in assenza del 91enne decano del Collegio, Re. Per spiegarne il motivo occorre andare alle origini del cardinalato. Questo infatti è suddiviso in tre ordini: cardinali vescovi (incardinati alle diocesi suburbicarie di Roma); cardinali presbiteri (incardinati a titoli presbiterali); e cardinali diaconi (incardinati a diaconie). Il primo ordine è stato ampliato da Papa Francesco ad altri porporati, a partire da alcuni che possiedono ruoli importanti nella Curia romana, e tra questi proprio Parolin, che è così il primo cardinale elettore per anzianità appartenente all’ordine dei vescovi. Sarà lui quindi a pronunciare per primo il giuramento richiesto.
Il compito di verificare la riservatezza e la correttezza di quanto avverrà nella Cappella Sistina spetta al camerlengo, il cardinale Kevin Joseph Farrell, e ai tre cardinali assistenti pro tempore, Marx (coordinatore del Consiglio per l’Economia), Tagle e Mamberti, il 73 enne porporato francese, nato in Marocco, che tra l’altro da “protodiacono” avrà l’importante ruolo di annunciare al mondo l’elezione e il nome del nuovo Papa dalla loggia della basilica di San Pietro.
Nella Sistina entreranno di nuovo – solo per la fase che precede il voto vero e proprio – il maestro delle celebrazioni liturgiche e alcuni cerimonieri che distribuiranno a ogni cardinale elettore due o tre schede per la votazione. Saranno estratti a sorte tre scrutatori, tre incaricati di raccogliere il voto di eventuali elettori infermi fuori dalla Sistina, ma presenti in Casa Santa Marta, che farà parte integrante del territorio del Conclave, e tre revisori. Regole molto precise sono indicate nella Costituzione apostolica sul formato delle schede (rettangolare) e sulle modalità di elezione. Ogni cardinale, prima di deporre la scheda nell’urna, pronuncerà la formula di giuramento: «Chiamo a testimone Cristo Signore, il quale mi giudicherà, che il mio voto è dato a colui che, secondo Dio, ritengo debba essere eletto».
Sarà eletto il cardinale che avrà raccolto i due terzi dei voti (90 voti su 135 elettori). Se nessuno invece avrà raggiunto il quorum richiesto, le schede saranno bruciate nella stufa collocata nella Cappella Sistina, collegata a un comignolo posto sopra il tetto: un’immagine che ormai milioni di persone sono abituati a vedere dalla televisione. La fumata sarà di colore nero ovviamente in caso di mancata elezione, altrimenti sarà bianca ed è prevedibile l’entusiasmo della folla che si radunerà in piazza San Pietro già a partire dal 7 maggio. In quel giorno è previsto un solo scrutinio. Saranno invece due al mattino e due al pomeriggio, a partire dal giorno successivo. Se tutte e due le votazioni del mattino saranno state senza esito è in programma una sola fumata, così anche nel pomeriggio in caso di mancata elezione.
La “Universi dominici gregis” di Giovanni Paolo II prevede quattro scrutini al giorno. Dopo tre giorni di fumate nere è prevista una sosta per consentire la preghiera, il dialogo tra i cardinali e una esortazione del primo cardinale diacono. Si proseguirebbe quindi con una nuova serie di numerose votazioni, fino a 34: qualora risultassero a vuoto, i cardinali dovrebbero scegliere tra i due candidati più votati, che però non voterebbero. Maggioranza sempre ferma a due terzi.
Avvenuta l’elezione, l’ultimo dei cardinali diaconi farà entrare nella Sistina il segretario del Collegio dei cardinali, il maestro delle celebrazioni liturgiche pontificie e due cerimonieri. All’eletto sarà chiesto: «Accetti la tua elezione canonica a Sommo Pontefice?». Dopo la risposta affermativa, risponderà all’altra domanda: «Come vuoi essere chiamato?». Le schede saranno quindi bruciate per la fumata bianca a cui tutto il mondo assisterà in diretta. Il cardinale neo-eletto sarà condotto nella cosiddetta “stanza delle lacrime” e qui indosserà la veste bianca (precedentemente preparata in tre taglie), e come detto il cardinale protodiacono Mamberti andrà alla loggia centrale della basilica di San Pietro per annunciare l’atteso “Habemus Papam”, il nome del cardinale prescelto e quello che ha deciso di assumere. A quel punto ci sarà da attendere pochi minuti: su quella loggia, appena ricevuto l’omaggio dei cardinali, si affaccerà per la prima volta il nuovo Papa e impartirà la benedizione “Urbi e t Orbi”.
29 aprile 2025

