Continua il viaggio Orp in Turchia: da Pergamo a Nicea
Seconda giornata di pellegrinaggio, per la delegazione romana, all’insegna della preghiera per Papa Francesco. La visita a Santa Sofia, oggi moschea, dove si svolse il Concilio del 787
I fiocchi di neve cominciano a infrangersi sul parabrezza. I lati della strada si fanno sempre più bianchi. Fuori ormai è buio. Il pullman con a bordo la delegazione dell’Opera romana pellegrinaggi (Orp) sta puntando dritto a Istanbul. La seconda giornata di viaggio in Turchia, dopo la visita a Nicea, si sta avviando alla conclusione nello stesso modo con cui è iniziata: con una preghiera per Papa Francesco. Suor Rebecca Nazzaro, insieme a don Giovanni Biallo e a tutto il gruppo, ha appena finito di recitare il Rosario per il pontefice. Di lì a poco arriverà la notizia del «lieve miglioramento» del Papa con il bollettino serale diramato dalla Sala Stampa della Santa Sede.
Nel frattempo, la neve continua a cadere. A qualcuno viene in mente quella del miracolo della basilica romana di Santa Maria Maggiore, chiesa giubilare tanto cara a Francesco. A lui sono andati i pensieri di tutti. E non solo per le sue condizioni di salute, ma perché il viaggio per i 1.700 anni del primo Concilio ecumenico di Nicea, organizzato in collaborazione con l’ambasciata di Turchia, Ufficio cultura e informazioni, ieri, 19 febbraio, ha fatto tappa proprio nella città madre del Simbolo di fede.
Il Papa ha sottolineato la sua importanza per l’unità dei cristiani anche nella bolla d’indizione del Giubileo. E più di una volta ha espresso il desiderio di recarsi proprio nei luoghi del Concilio, che fu convocato a Nicea nel 325 dall’imperatore Costantino. Vi parteciparono da 220 a 318 vescovi, in maggioranza orientali. Fu condannata l’eresia di Ario e fu proclamata la consustanzialità del Padre e del Figlio. Nacque così il Credo niceno, tuttora recitato con le aggiunte del secondo Concilio di Costantinopoli (381). Da qui il cosiddetto “Credo niceno-costantinopolitano”.
Il luogo della celebrazione è andato distrutto. Si è conservata invece la chiesa di Santa Sofia, oggi diventata una moschea. Lì, nel 787, si svolse il settimo Concilio, il secondo di Nicea, che mise fine all’iconoclastia. La delegazione dell’Opr è andata in visita nel pomeriggio. Ad accogliere il gruppo, l’imam e alcuni fedeli musulmani. Per suor Rebecca Nazzaro era la prima volta. La religiosa ha espresso la speranza che «Papa Francesco possa venire presto in questo luogo. A lui – ha aggiunto – va il nostro il ringraziamento per aver sottolineato nella bolla d’indizione l’importanza di questi 1.700 anni dal Concilio. Come figli gli siamo grati perché ci aiuta a far memoria in un tempo segnato spesso dalle dimenticanze. Da questo nasce un senso di profonda gratitudine. Ci auguriamo con tutto il cuore che possa riprendersi presto».
Infine, l’invito della religiosa è quello di «fare nostro, oggi, l’impegno dei nostri fratelli cristiani che hanno custodito l’integrità della fede. L’imperatore Costantino – ha spiegato – decise di riunire tutti i vescovi per stabilire l’unità del popolo di Dio nella fede e nella dottrina. È un luogo carico di suggestione, di ricordi e di fortezza. I 1.700 anni siano l’occasione per dialogare e camminare sempre di più insieme – l’auspicio di suor Rebecca -. Sono più i punti della fede che ci uniscono che quelli che ci separano».
La giornata era iniziata con la visita al sito archeologico di Pergamo, una delle sette chiese dell’Apocalisse di Giovanni, dove si trovava un’importante comunità cristiana. Un altro luogo di fioritura della fede. Nella “Terra Santa della Chiesa”.
20 febbraio 2025

